La nuova rivoluzione tecnologica in corso sta portando a un cambio di prospettiva concettuale nell’impatto dell’innovazione sui sistemi economici e sociali portando dall’accelerazione della connettività su scala generale alla crescita delle interazioni dirette tra utenti, device e ambiente circostante grazie all’interazione tra diversi ritrovati di ultima generazione. L’Internet of things (IoT), in particolar modo, sfrutta e sfrutterà sempre di più sia la possibilità di avere a disposizione tipologie di comunicazione sempre più efficaci e performanti con le nuove reti a 5G sia la presenza di algoritmi “intelligenti” in grado di associare a trend precisi comportamenti ben determinati per mettere in dialogo tra loro dispositivi appartenenti allo stesso sistema.

Questo può valere sia in ambito economico-industriale che nella vita di tutti i giorni. E non è un caso che una delle frontiere dell’innovazione che desta più interesse sia quello della domotica. Le case intelligenti (smart home) stanno diventando una realtà sempre più diffusa sul panorama italiano ed internazionale. Per definire una casa “intelligente” bisogna trovarsi di fronte ad un’abitazione i cui residenti possono usufruire di uno o più dispositivi interconnessi per l’automazione della casa, collegati al web e comandabili da remoto, e necessari a risolvere problematiche o necessità in temi quali la gestione dell’ambiente domestico (microclima e requisiti energetici), quella degli apparecchi, la trasmissione di comunicazioni e comandi, la sorveglianza e la sicurezza.

Escludendo dispositivi “smart” che possono essere inseriti in una casa pur rimanendo avulsi da una reingegnerizzazione degli ambienti domestici in senso innovativo si definiscono funzionali a una smart home prodotti quali le telecamere intelligenti, i sistemi di irrigazione e illuminazione comandati a distanza, gli elettrodomestici connessi programmabili da remoto, gli smart speaker (altoparlanti con assistenti vocali), le prese smart, le telecamere intelligenti, la sensoristica.

Secondo i risultati della ricerca dell’Osservatorio Internet of Things del Politecnico di Milano nel 2020 in Italia il mercato dell’Internet of Things si è attestato a 6 miliardi di euro, di cui 505 milioni di euro rappresentati dall’innovazione in ambito domotico. Il primo rapporto Smart Home – internet of things nelle case italiane del Centro Studi Tim delinea uno scenario simile, parlando di un mercato del settore da 566 milioni di euro con prospettive ulteriori di ampliamento futuro, dato che il numero di dispositivi “intelligenti” ogni 10 abitazioni nel Paese (pari a 6 unità) è solo un terzo di quello del Regno Unito (18 ogni 10 case) e la metà di quello francese (12)Tim prevede un mercato da un miliardo di euro entro il 2023, anno in cui su scala globale gli investimenti nel settore potrebbero toccare, in prospettiva, quota 110 miliardi, col 40% del mercato localizzato in Cina e il 20% negli Stati Uniti.

A livello commerciale nel mercato delle abitazioni e degli immobili in generale Internet è chiaramente ritenuto da tempo il quarto servizio essenziale assieme a gas, acqua ed elettricità. Oggigiorno l’innovazione e la digitalizzazione delle case possono comportare un ulteriore rafforzamento del potenziale commerciale del settore e garantire a chi investe nel comparto della domotica ritorni in tempi di risparmio di tempo e costi sul medio-lungo periodo. Tim ritiene che l’utilizzo massiccio di sistemi di energy management collegati a centraline di controllo digitalizzate o connesse a smart grid nelle case italiane può portare a una riduzione dei consumi energetici del 10-15% annuo a livello nazionale, con un risparmio di 3-3,5 miliardi di euro.

L’efficienza energetica è risultata una necessità ancora più impellente per i cittadini italiani a partire dallo scoppio della pandemia di Covid-19 nel cui contesto, scrive Tim nel suo report,molte famiglie” si sono trovate a “riconvertire le proprie abitazioni in uffici, aule per la didattica e perfino in palestre dove poter svolgere attività fisica”, e un volano importante per questa spinta all’innovazione è legata al fatto che la “componente di efficienza energetica della domotica potrà continuare a godere di incentivi statali che sono stati ulteriormente rafforzati nel corso del 2020 (ecobonus, superbonus)”.

L’innovazione nel settore è sempre più attiva. Nella domotica i colossi per eccellenza del big tech, Amazon, Apple e Google, nel 2019 con il protocollo Chip – Connected Home over Ip (Zigbee Alliance) hanno siglato un accordo per lo sviluppo di standard comuni e interoperabili per aprire alla gestione completa dei device domestici. In Italia Roberto Griffa, ad della trevigiana Nice, ha parlato in una recente intervista a La Stampa degli investimenti da 120 milioni di euro compiuti dalla sua multinazionale tascabile nell’ultimo triennio in campo domotico. E recentemente l’italiana Unidata ha siglato un’alleanza con Enel X e l’azienda Zte per lanciare il progetto Gigafiber Smart Home, la prima soluzione di connettività integrata alla smart home in grado di sfruttare le potenzialità abilitanti delle reti di ultima generazione. La connettività integrata tra le soluzioni Homix di Enel-X per la domotica, il know-how di Unidata sulla diffusione del segnale sulla rete e le potenzialità strategiche di Zte, pioniera delle infrastrutture a sostegno del 5G e del fondamentale comparto della cybersicurezza per le reti ad alta tecnologia, segnala un nuovo fronte per la domotica in Italia: quello di alleanze industriali e tecnologiche trasversali, che portano l’innovazione a passare attraverso diverse branche e diversi campi. La porosità dell’attuale “frontiera infinita” dell’innovazione fa si che sempre più branche della tecnologia si connettano tra loro. Il concetto di Internet of things, che con la domotica arriva nelle case di tutti, è in effetti proprio questo.

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