Nel dominio della competizione cyber globale gli Stati Uniti non vogliono stare a guardare e l’amministrazione di Joe Biden intende plasmare un sistema tale da rendere Washington sicura sul fronte interno e dominante su scala planetaria.

Il presidente ha pubblicato di recente una dichiarazione ufficiale, visionabile sul sito della Casa Bianca, volta a sottolineare la necessità per l’America di proteggere le infrastrutture digitali federali e dare applicazione all’ordine esecutivo di maggio con cui Biden ha richiesto un incremento della spesa federale in tecnologie cyber per aumentare la sicurezza degli operatori industriali e dei servizi americani. Data la particolare vulnerabilità delle reti, una priorità importante è stata data al settore energetico, con oltre 150 utilities aventi come clienti 90 milioni di americani già impegnate a migliorare sotto il profilo della difesa cybernetica.

Gli Usa vogliono chiudere le loro porte digitali ai ransomware, alle offensive hacker straniere e ai cybercriminali e spendere per avere tecnologie che nei loro software applichino l’approccio security by design per rendere la cybersicurezza un prerequisito, e non un “accessorio” dello sviluppo dell’innovazione. L’era del 5G, dell’intelligenza artificiale, dell’internet delle cose (IoT) e, in prospettiva, del calcolo quantistico porterà a un profondo aumento delle interazioni tra dispositivi, ecosistemi tecnologici, utenti e apparati politici, industriali, finanziari, rendendo sempre più ampio e necessitante di difese il perimetro immateriale delle nazioni più avanzate.

In una fase in cui la cybersecurity è diventata un paradigma imprescindibile che si lega alla tenuta della sicurezza economica, politica e sociale dei diversi sistemi Paese e la cyber-warfare è stata ritenuta anche dalla Nato un dominio di scontro del futuro su cui farsi trovare preparati gli Usa vogliono, col loro ruolo guida, dettare agli alleati le linee operative: l’approccio Usa garantisce alla cooperazione pubblico-privata e al rapporto tra atenei, centri di ricerca, venture capital e imprese lo sviluppo dell’innovazione, alle strutture di sicurezza e informazione la vigilanza di prima linea, al Pentagono la tutela delle infrastrutture critiche e l’elaborazione delle dottrine critiche. Dando vita al tradizionale processo dominante nell’Alleanza Atlantica che tende a dividere le attività di cyber-intelligence da quelle di cyber-security cyber-resilience per permettere a tutti gli attori chiamati in campo a poter dare il massimo nel campo di rispettiva pertinenza, e che recentemente è stato raffinato nelle dottrine militari di Paesi alleati come il Regno Unito, sempre più attento alla natura ibrida, civile, economica, militare, della competizione cyber.

L’accelerazione Usa sul cyber va letta nel quadro del tentativo di rilancio della superpotenza dopo il disastro afghano, avviata con la ricerca di una nuova via per esercitare un contenimento verso il rivale strategico numero uno, la Cina. La firma dell’accordo Aukus con Londra e l’Australia porta con sé una serie di corollari sul fronte strategico, militare e tecnologico: gli Usa definiscono un primo cerchio di alleati più stretti, ombelicari, con cui condividere non solo i più importanti ritrovati in termini marittimi (da cui il maxi accordo con Canberra sui sommergibili) ma anche le più strategiche innovazioni legate alla tecnologia spaziale, aprendo due fronti al cui incontro si snoda la questione cybersicurezza, come ha avuto modo di spiegare recentemente il cyber-zar della Casa Bianca, Chris Inglis.

Inglis, di recente, ha indicato lo spazio come l’ultima frontiera della competizione cyber e tecnologica e, da consigliere di Biden in materia, ha segnalato un’ampia lista di settori, che va dall’energia all’agricoltura fino alle più scontate difesa e telecomunicazioni, in cui il cyber acquisisce valenza dirimente. E invitato le amministrazioni federali a fare squadra per evitare che si creino falle securitarie nel governo di Washington paragonabili a quelle maglie nelle reti che permisero l’organizzazione degli attentati dell’11 settembre vent’anni fa.

Affinché ciò accada Biden intende rafforzare l’alleanza degli Usa con i partner più stretti e guardare in particolare alle nazioni che ritiene fonte di primaria minaccia per gli Usa in campo cyber: Cina, Russia e Iran, di cui viene temuto il cosiddetto sharp power, ovvero la capacità di agire in forma indiretta attraverso offensive cybernetiche, attacchi hacker, azioni coperte e per mezzo di proxy di varia natura. A tal proposito, la nota diffusa dalla Casa Bianca sottolinea che le minacce cyber sono molteplici e numerose ma sorvola sulla matrice geopolitica che gli Usa vogliono imporre alla riproposizione immateriale delle alleanze centrate sguli Usa. Biden riporta che gli Usa stanno “collaborando strettamente con le nazioni di tutto il mondo su queste minacce condivise, compresi i nostri alleati della Nato e i partner del G7” e che a ottobre “riuniranno 30 Paesi per accelerare la nostra cooperazione nella lotta contro la criminalità informatica, migliorando la collaborazione tra le forze dell’ordine, arginando l’uso illecito di criptovalute e impegnandosi su questi temi a livello diplomatico”. Una vera e propria alleanza delle democrazie in ambito cyber, capace di sommare alla Nato gli attori dell’Indo-Pacifico e una potenza come Israele, è l’obiettivo di fondo degli Usa.

Di  “scontro crescente tra tecno-democrazie e tecno-autocrazie” (Cina e Russia in primis) aveva parlato a gennaio l’attuale segretario di Stato Antony Blinken davanti alla commissione Affari esteri del Senato statunitense in occasione della sua audizione di conferma dopo la scelta da parte di Biden. Unitamente alla ricerca di una catena del valore comune in ambito tecnologico e industriale con i Paesi dell’Indo-Pacifico, l’alleanza globale sul cyber è una delle carte su cui gli Usa di Biden puntano per difendere una supremazia nell’ambito digitale e nei contesti strategici ad esso legati. Un programma ambizioso che Biden e la sua amministrazione dovranno essere in grado di controllare garantendo margini anche agli alleati desiderosi di sviluppare autonomamente dagli Usa la propria strategia cyber.