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L’evoluzione dell’uomo e delle tecnologie nel prossimo decennio segnerà una svolta epocale. Dagli anni 30 ad oggi ci sono stati diversi salti tecnologici, alcuni con gradini importanti, ma nulla saranno stati in confronto a quello che avverrà nel prossimo decennio. Il diffondersi del machine learning, dell’intelligenza artificiale e del quantum computing con la sua capacità di calcolo, non solo segneranno una nuova epoca, ma spalancheranno le porte a nuove applicazioni tecnologiche con applicazioni ai comparti più disparati.

La Macchina e l’Uomo

In tutti i settori che non richiedano un particolare estro o fantasia, una capacità di analisi particolare, un confronto con la psicologia umana, la macchina accompagnerà sempre più l’uomo, in alcuni casi, sostituendolo completamente. Le tecnologie abilitanti e necessarie concentrate in poche mani, oltre che opportunità, rappresenteranno un sicuro pericolo sociale. Tutto questo, abbinato ad un calo della procreazione, al sempre più elevato invecchiamento della popolazione vivente e al mondiale sovraffollamento, con conseguente calo della capacità contributiva che rischierà di mandare in crisi il sistema pensionistico e sanitario mondiale rendendolo nel migliore dei casi privato e privandone di fatto l’accesso ai meno abbienti, una diffusione della ricchezza sempre più concentrata nelle mani di pochi grandissimi attori, potrebbero essere il terreno fertile per rivolte popolari di cui non possiamo immaginare la portata.

Sino ad oggi, il sistema si è potuto alimentare in quanto ci sono state nazioni che si impoverivano per farne ricche altre e fasce sociali all’interno delle singole nazioni che si impoverivano per farne ricche – se non ancora più ricche – altre. Ma il sistema rischierà di collassare quando il ricco non potrà più crescere e il povero non potrà diventare più povero. Questo sistema, da ripensare o meno, fino a ora ha consentito dei correttivi da apportare nel tempo che però, per effetto dell’impatto tecnologico e degli effetti che questo provoca sul tempo – di fatto contraendolo – non sarà domani più possibile apportare.

Governare il processo tecnologico

Questo scenario, che per quanto preoccupante non deve impaurirci, non dovrebbe però neanche trovarci impreparati ed assecondati agli eventi. Il ruolo della Politica non deve certamente essere quello di impedire il progresso tecnologico, bensì di governarne l’ingresso, creando ammortizzatori sociali e/o temporali. Il governo della tecnologia dovrà essere un punto su cui porre grande attenzione per evitare che sia la tecnologia a governare noi.

L’alternativa alla tecnologia al governo dal punto di vista dell’impatto sociale, in qualche misura ce l’hanno indicata gli insegnamenti keynesiani con la redistribuzione della ricchezza e l’immissione del pubblico denaro per non consentire al mercato di stallare e Rifkins con la sua economia a marginale zero. Una terza via è possibile, e forse anche più semplice: il governo della tecnologia, ossia normare tempi e modalità con cui questa deve entrare in uso, a quale costo (o meglio a quale costo accessibile farla entrare sul mercato consentendo un ampio accesso ad essa), non consentire, ad esempio, la totale disintermediazione rispetto all’uomo, istituendo un antitrust della tecnologia che eviti una forte concentrazione nelle mani di pochi.

I rischi del futuro

Tutto questo al fine di evitare pochi importanti rischi, che oggi sembrano assurdi ma che sono figli del domani, di un domani che è alle porte e arriva sempre più velocemente. Quali rischi? Quello, ad esempio, di creare qualche milione di nuovi poveri e disperati pronti ad imbracciare il forcone e scendere in piazza, o banalmente di dover dare obbligatoriamente un reddito di sopravvivenza a tutti, ma ancor più importante evitare che la tecnologia concentrata nelle mani di pochi – e magari diventata irrinunciabile – consenta a questi pochi il governo mondiale, instaurando un’oligarchia di potere tecnologico ancor più preoccupante di quella di potere economico.

Se infatti il potere economico, seppur con difficoltà, può essere contrastato in qualche modo dalla società civile contrapponendo a questo il potere della democrazia e della politica, quello tecnologico no. Se oggi un potente ricco può condizionare in parte una popolazione, immaginiamo se domani questo dovesse essere il proprietario di una tecnologia che, magari per la sua capacità di calcolo, possa essere in grado di trovare la giusta cura per una grave malattia, e di consentire l’accesso a tale tecnologia solamente a chi se lo potrà permettere, o peggio, a solo chi sarà da esso gradito e graziato.

Verso una nuova rivoluzione industriale

Sembra un mondo surreale, lo so, ma è il mondo verso cui stiamo correndo a grande velocità senza forse rendercene totalmente conto. Ecco qui che la centralità della politica, con la sua profondità di pensiero, deve essere un esercizio costante; scrivere prima le regole del “gioco”, evitando di dover rincorrere affannosamente il gioco stesso, diventa condizione di sopravvivenza. Un sistema liberale e democratico non può evitare lo sviluppo tecnologico e non può neanche evitare che attori della tecnologia possano diventare attori politici, ma può avere certamente il governo della tecnologia facendo si che questa possa diventare strumento di crescita e di benessere diffuso, misurandone l’importanza, il costo – anche da un punto di vista sociale – e garantendone la diffusione in modo progressivo e programmato creando degli ammortizzatori anche temporali.

L’Europa potrebbe avere davanti a sé una sfida avvincente: offrire una alternativa ai modelli americano e cinese, attraverso una terza via che abbia la capacità di governare la tecnologia normandola e affiancandola con strumenti di carattere sociale senza il bisogno né di statalizzarla né di lasciarla all’anarchia di mercato. Una nuova rivoluzione industriale è alle porte e porterà con sé nuovi ricchi e forse anche nuovi poveri, a questo non vi è rimedio, ma disciplinare i tempi e normalizzare gli effetti saranno le sfide della Politica.

E la finanza in tutto questo? Può avere un ruolo centrale sulla democratizzazione della tecnologia, ovvero consentire attraverso lo sviluppo economico che le tecnologie più importanti possano diventare alla portata di tutti. Continuo a ritenere sempre più necessaria un’alleanza tra Stato, Finanza e Impresa Innovativa a sostegno del Sistema Paese, che ci consenta di essere preparati ad una nuova rivoluzione industriale e sociale. Solo così potremo consentire che le tecnologie dirompenti diventino un bene comune a servizio di tutti e non a beneficio di pochi.

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