Alphabet, la parent company di Google, ha lanciato per il 2026 un progetto colossale di investimenti sull’intelligenza artificiale che mostra tanto le ambizioni del gruppo di Mountain View per sorpassare OpenAI e ChatGpt quanto, se non soprattutto, la portata della spesa in conto capitale necessaria per soddisfare queste necessità.

Trainata dai servizi di Google Alphabet, che nel 2025 ha comunicato conti con 403 miliardi di dollari di fatturato (+15% sul 2024), 24,8 miliardi di profitti (+30%) e un maxi-flusso di cassa positivo per 73,3 miliardi di dollari (quattro manovre finanziarie italiane) ha alzato per il 2026 a una cifra tra 175 e 185 miliardi di dollari le pianificazioni di investimento in conto capitale per l’infrastruttura tecnologica di riferimento per la rivoluzione tecnologica.

La maxi-sfida di Alphabet per dominare l’Ia

Facendo una media, 180 miliardi di dollari: una progettualità che mobiliterà risorse paragonabili a quasi il 10% del Pil italiano per comprare chip, Tpu, materie prime per realizzare data center, interconnessioni, hub logistici, cavi e centri di cloud computing, per ammodernare le reti energetiche volte a aumentare la potenza di calcolo, per governarne sicurezza e resilienza.

Questa è la portata del risveglio del gigante che ha puntato OpenAI, ChatGpt e Sam Altman per dominare il mercato dell’intelligenza artificiale generativa. Su scala globale, i sistemi Gemini di Google avevano 350 milioni di utenti mensili a gennaio 2025. Un anno dopo, il mese scorso, sono stati 650 milioni. In quest’ottica, la quota di mercato è salita da meno del 6% al 21,5%.


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Il sistema-Google/Alphabet sull’Ia

Google, ne abbiamo parlato, ha rivoluzionato il suo modello di business integrando l’intelligenza artificiale nel sistema dominante della ricerca via web e, come nota il portale Substack di analisi finanziarie Long Yield, “”l’intelligenza artificiale sta trasformando i prodotti principali di Alphabet da piattaforme di query e pubblicità statiche ad agenti interattivi e personalizzati”. Tra i colossi dell’Ia, Google/Alphabet aveva a disposizione una quota imponente di risorse, ecosistemi tecnologici e dati su cui allenare gli algoritmi e i modelli, consentendo a Gemini di avere una struttura ideale in cui elaborare l’inferenza dei dati e passare dalla base ordinaria dell’Ia generativa a una struttura orientata a un’applicazione concreta dell’IA nei sistemi tecnologici.

Google vuole strutturarsi come piattaforma trasversale a trecentosessanta gradi per l’Ia combinando un linguaggio avanzato (Gemini), piattaforme tecnologiche di applicazione, una rete di data center e cavi sottomarini dispersa su scala globale, da ultimo anche una sfida a Nvidia, campionessa dell’hardware, per sfidare con le unità di computazione funzionali all’inferenza proprietaria (Tpu) le Gpu di Nvidia dominanti negli altri comparti tecnologici. Long Yield riassume bene lo scenario:

La strategia di intelligenza artificiale di Alphabet si basa su uno stack verticalmente integrato: acceleratori proprietari (TPU), data center iperscalabili, modelli all’avanguardia e distribuzione capillare su prodotti consumer e aziendali. Questa integrazione consente prestazioni e struttura dei costi differenziate […]

Alphabet afferma di aver ridotto i costi unitari di servizio per Gemini del 78% grazie all’ottimizzazione del modello e ai miglioramenti dell’utilizzo, una leva cruciale per l’espansione dei margini

La sfida della sostenibilità

L’obiettivo del Ceo Sundar Pichai e del suo management è quello di alimentare con il flusso di cassa dettato dall’attività ordinaria e dai futuri sviluppi una corsa all’IA onerosa e ambiziosa al tempo stesso.

Gli analisti si attendevano, però, spese per 120 miliardi di dollari, inferiore alle spese in conto capitale annunciate per il 2026 da Microsoft (140 miliardi) e Meta (135 miliardi), ma Mountain View si è alzata sui pedali e ha staccato entrambe, perlomeno negli annunci. Sul breve periodo, gli azionisti hanno reagito vendendo azioni Alphabet, provocando un leggero slittamento nell’ultima settimana dopo tre mesi in cui il gruppo ha aumentato di due terzi il suo valore, battendo le altre “magnifiche sette” di Wall Street per crescita. Ora la sfida sarà garantire la sostenibilità e i ritorni di un piano d’investimento ambizioso con cui Google vuole diventare la regina dell’Ia, mettendo la freccia su ogni concorrente.

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