Il 23 giugno la Romania ha formalizzato la propria candidatura per ospitare una delle cinque Gigafactory di intelligenza artificiale previste dal programma europeo InvestAI, una delle iniziative più ambiziose dell’Unione Europea nel campo della tecnologia e del calcolo ad alte prestazioni con un investimento complessivo di 20 miliardi di euro. La proposta, denominata Black Sea AI Gigafactory, è stata trasmessa alla Commissione europea attraverso EuroHPC JU, l’organismo che coordina l’infrastruttura europea di supercalcolo, e rappresenta un passo deciso per posizionare il Paese come attore centrale nella futura architettura digitale del continente.
L’obiettivo è costruire un’infrastruttura in grado di supportare lo sviluppo e l’addestramento dei modelli di AI tra i più complessi al mondo, garantendo al tempo stesso l’accesso a risorse avanzate a tutta l’area del Mar Nero. Le due sedi individuate, Cernavodă e Doicești, sono state scelte per la disponibilità di energia pulita e affidabile, l’infrastruttura digitale già esistente e la connettività a banda larga internazionale, assicurata da collegamenti in fibra ottica e cavi sottomarini.
Il progetto punta all’installazione di oltre 100.000 acceleratori di intelligenza artificiale che verrebbero alimentati da un mix energetico fino a 1.500 MW provenienti da fonti nucleari e rinnovabili, e sarebbe sviluppato con il supporto tecnico della Banca Mondiale. Secondo le stime iniziali, l’investimento complessivo potrebbe superare i 5 miliardi di dollari, trasformando la Romania in un hub regionale per il calcolo ad alte prestazioni con ricadute anche su Moldavia, Ucraina, Serbia e Turchia che hanno già espresso pieno sostegno all’iniziativa.
Quando tecnologia e diplomazia si intrecciano
La candidatura rumena non si limita alla costruzione di una semplice infrastruttura ma riflette una visione più ampia in cui tecnologia, diplomazia e cooperazione regionale si intrecciano in modo strategico. L’area del Mar Nero, spesso al margine delle grandi dinamiche europee, è oggi al centro di un progetto che punta a consolidare legami tra Paesi vicini e ad avvicinare regioni periferiche al cuore delle politiche digitali dell’Unione. Lo conferma anche il coinvolgimento diretto di Moldavia, Ucraina e Turchia che, secondo quanto dichiarato dalle autorità rumene, avranno pieno accesso all’infrastruttura e ai suoi benefici, in un’ottica di condivisione tecnologica e collaborazione transfrontaliera.
Il Governo ha presentato la proposta come un’occasione concreta per portare valori europei come innovazione, inclusione, resilienza e sovranità tecnologica in un’area strategicamente delicata ma ricca di potenzialità. Parte della forza della candidatura sta proprio nella sua capacità di combinare esigenze di sviluppo tecnologico con una visione geopolitica ampia, fondata sull’integrazione e sul rafforzamento della cooperazione regionale.
La Romania ha già partecipato, insieme a Spagna, Portogallo e Turchia, a una candidatura congiunta nell’ambito del programma EuroHPC JU, e ora rilancia con un progetto autonomo che si inserisce in un quadro più ampio dove altri Paesi – come Germania, Finlandia, Italia e Spagna – sono già stati selezionati per ospitare le prime sette AI Factory europee. Proprio per questo, la proposta del Mar Nero rappresenta una possibile alternativa per riequilibrare la geografia digitale dell’Europa e rafforzare la presenza di infrastrutture anche nell’Est continentale.
Un’infrastruttura per l’AI che vuole essere anche catalizzatore per la trasformazione digitale regionale
Il progetto Black Sea AI Gigafactory è sostenuto da un consorzio nazionale che include istituzioni pubbliche, enti di ricerca e partner industriali con l’obiettivo di realizzare una piattaforma ibrida e modulare capace di gestire sia le fasi di addestramento che di inferenza dell’intelligenza artificiale. Il sistema sarà progettato per operare in modo robusto, sicuro e sostenibile, con una forte attenzione all’efficienza energetica e alla compatibilità ambientale grazie all’utilizzo di energia a basse emissioni e infrastrutture moderne già collegate ai principali snodi europei.
Cernavodă, in particolare, può contare su una fornitura diretta di energia nuclearea zero emissioni, mentre Doicești offre un sito industriale in espansione con la possibilità di co-localizzare reattori modulari, integrare sistemi di raffreddamento ibrido e connettersi direttamente alla rete nazionale di comunicazioni ad alta velocità. Il tutto in un’ottica di apertura e interoperabilità, in linea con il modello federato promosso dalla Commissione, che prevede una governance neutrale e un accesso trasparente per Stati membri e imprese interessate.
L’infrastruttura, se realizzata, andrebbe a rafforzare non solo la capacità tecnologica interna del Paese ma anche il ruolo della Romania nel quadro delle strategie digitali europee, contribuendo alla ricostruzione digitale dell’Ucraina, all’integrazione tecnologica della Moldavia e all’estensione dei servizi digitali avanzati nei Paesi vicini. Un progetto che, almeno sulla carta, si propone di superare la logica nazionale e di diventare un nodo chiave per tutta l’Europa sud-orientale, facilitando l’accesso all’innovazione anche in contesti dove oggi le risorse sono più limitate e la digitalizzazione procede a velocità ridotta. Questo tipo di approccio cooperativo potrebbe anche accelerare processi di armonizzazione normativa e sviluppo congiunto di standard condivisi, rafforzando così il mercato unico digitale e ponendo le basi per una governance europea più coesa e integrata.
Ambizioni e squilibri nella politica tecnologica europea
La candidatura rumena alla Black Sea AI Gigafactory riflette una tensione in crescita all’interno dell’UE tra le economie digitali mature dell’Europa occidentale e quelle emergenti dell’Est che cercano legittimazione e centralità nel nuovo ordine tecnologico europeo. Da un lato, l’iniziativa dimostra la volontà di Paesi come la Romania di contribuire attivamente alla definizione della futura architettura digitale del continente offrendo progetti solidi, ben strutturati e capaci di coinvolgere attori regionali in un quadro multilaterale. Dall’altro, mette in evidenza quanto resti ancora da fare per colmare il divario infrastrutturale e politico tra i diversi poli dell’Unione.
Mentre molti Stati occidentali godono già di reti tecnologiche consolidate e canali di accesso privilegiati alle risorse comunitarie, Paesi come la Romania devono ancora dimostrare di poter reggere il confronto in termini di competitività, capacità operativa e visione a lungo termine. Nonostante ciò, è proprio questa dinamica asimmetrica che potrebbe rivelarsi utile per ridistribuire il peso dell’innovazione e allargare il perimetro decisionale europeo includendo aree geograficamente ed economicamente meno centrali.
In un contesto in cui la trasformazione digitale si intreccia sempre più con la sicurezza energetica, la sovranità tecnologica e l’integrazione regionale, progetti come quello rumeno offrono una lente attraverso cui leggere le sfide dell’Europa di domani. L’iniziativa suggerisce anche che l’innovazione non è più appannaggio esclusivo dei centri storici del potere economico, ma può nascere e crescere in territori tradizionalmente considerati periferici, se adeguatamente sostenuti e connessi. Se la Commissione europea sceglierà di valorizzare la proposta del Mar Nero, potrà segnare un cambio di passo importante nella direzione di un’Europa tecnologica davvero inclusiva e plurale, capace di superare i confini storici tra centro e periferia e di trasformare una regione spesso considerata marginale in un laboratorio avanzato di innovazione, cooperazione e sviluppo condiviso.
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