La geopolitica della corsa allo spazio
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Cos’è successo a Bucha? La domanda da giorni attanaglia il mondo. L’episodio più controverso della guerra tra Russia e Ucraina è al centro del dibattito. Massacro ordinato dai comandanti russi? False flag ucraina? Episodio esagerato? Eccessi di singoli soldati russi sbandati? Ancora poche le certezze indipendentemente verificabili, come del resto ha sottolineato anche il Pentagono. Vero è però che le immagini rilevate su Bucha dai satelliti dell’impresa statunitense Maxar Technologies e divulgate dal New York Times mostrano quelli che per molti sono corpi esanimi nelle strade della città liberata a fine marzo dai soldati di Kiev già diverse settimane prima della ritirata russa.

Incrociando video sui social e foto Maxar il New York Times ha sottolineato che a suo avviso ben undici cadaveri fossero identificabili per le strade di Bucha nella giornata dell’11 marzo. Il governo russo è certo che il massacro sia avvenuto dopo il 30 marzo, la data ufficiale in cui il suo esercito ha lasciato Bucha, mentre per Kiev, nota Repubblica, in scatti risalenti al 19 marzo scorso si possono rinvenire diversi morti per strada. “Sono almeno tre quelli che compaiono sulla strada Yablunka, quella resa tristemente nota da alcuni video che mostrano le auto e i pick-up con i militari effettuare uno slalom tra i corpi, nei giorni successivi alla ritiro dei russi”, mentre in un contesto sempre più teso va capito quanti di questi morti potrebbero essere legati a vittime di combattimenti tra retroguardie ucraine e russi e se sarà possibile effettuare un’inchiesta indipendente.

Sorprendentemente il Regno Unito, presidente di turno del Consiglio di Sicurezza Onu,  non ha acconsentito ad una riunione del Consiglio su Bucha per il 3 aprile scorso, ma in prospettiva appare decisivo il fatto che saranno le tecnologie satellitari a fornire le prove più strategiche per vagliare le eventuali responsabilità.

L’eurodeputato Massimilano Salini di Forza Italia, già relatore del Programma Spaziale e nominato relatore per il Ppe sulla Secure Connectivity in Commissione Industria (Itre), è convinto che le responsabilità russe siano chiare e in un intervento all’emiciclo di Strasburgo ha dichiarato: “Con il fondamentale contributo delle immagini satellitari diffuse dal New York Times per ricostruire l’orribile massacro di Bucha, a nord-ovest di Kiev, continuano ad arrivare conferme delle potenzialità enormi, sul piano informativo, pratico e decisionale, dei servizi satellitari nello scenario devastante provocato dall’inaccettabile aggressione militare russa all’Ucraina”. Da settimane siamo consci delle potenzialità dei satelliti, come dimostrato dallo spionaggio attivo fatto dalle intelligence di Stati Uniti e Regno Unito sulle forze russe prima dell’invasione. Una sorveglianza che ha permesso a Londra e Washington di avere accesso a informazioni privilegiate sull’attacco russo.

L’intelligence europea, dotata di minori capacità di space intelligence, inizialmente ha nicchiato, ma poi ha colto l’entità della sfida satellitare. “Una sfida che”, nota Salini, “Bruxelles deve affrontare rapidamente in una logica di stretta collaborazione tra Nato e nascente difesa europea” come presupposto per una vera autonomia strategica del Vecchio Continente. In questa sinergia, “i servizi di eccellenza garantiti dai satelliti europei si candidano a diventare terreno ideale per una collaborazione efficiente, che va accelerata senza incertezze: il Ppe è pronto a fare la sua parte con proposte concrete in Europarlamento” grazie ai fondi dell’Agenzia spaziale dell’Unione Europea. “L’inquadramento dei servizi satellitari nella Secure Connectivity” prevista dalla Bussola Strategica europea “è un ottimo punto di partenza anche per una collaborazione efficace Ue-Nato: occorre subito una governance integrata nel Programma Spaziale Ue, con una flessibilità tale da prevedere impieghi militari dei satelliti europei in coordinamento con l’Alleanza Atlantica”. Come dichiarato anche dal sottosegretario alla Difesa Antonio Mulè, compagno di partito di Salini, “gli strumenti della difesa sono anche satelliti, droni per la sicurezza e il controllo, elicotteri” ed è evidente che “gli investimenti della difesa si riversano nell’ambito duale militare e civile. Inoltre, un euro investito nella ricerca tecnologica della difesa vale 3 euro in termini di ritorno sull’economia del Paese”.

L’Italia, Paese con grande potenzialità scientifica, tecnologica e industriale, può e deve cogliere la sfida della corsa allo spazio dell’Europa: Internet via satellite, nuove costellazioni di satelliti di sorveglianza, strumenti dual-use militari e civili sono al centro della scena. E sono fondamentali per capire come va il mondo negli scenari più caldi e di crisi. Il mondo non avrebbe potuto sapere di Bucha senza i satelliti e ora starà proprio nelle nuove riprese orbitali la determinazione, qualora uscissero nuove foto capaci di dare una pistola fumante, di colpe e responsabilità di eventuali eccidi con maggiore certezza. La lezione strategica di Bucha è chiara: senza satelliti una potenza è, oggigiorno, cieca. La diversa condotta delle intelligence occidentali prima della guerra, legata a diverse informazioni avute in possesso lo testimonia. L’autonomia spaziale europea e la partita satellitare sono una sfida da affrontare. Perché chiunque possa anche solo lontanamente pensare a una nuova Bucha sappia di essere spiato e di non poter facilmente sperare di restare impunito. E creare dunque un deterrente fondamentale.

 

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