La Greater Bay Area spicca il volo: viaggio nel cuore cinese della rivoluzione hi-tech

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In principio c’era soltanto Shenzhen, la città che a partire dagli anni Settanta è passata dall’essere un anonimo villaggio abitato da poche decine di migliaia di pescatori a un polo hi-tech di circa 18 milioni di abitanti. Oggi, nel Sud della Cina, ha preso forma qualcosa di molto più grande, ambizioso e avveniristico: la Greater Bay Area (Gba).

Si tratta di un progetto lanciato nel 2015 dal governo di Xi Jinping (ma ancora work in progress) che comprende nove città della provincia del Guangdong – compresa la richiamata Shenzhen – e le regioni amministrative speciali di Hong Kong e Macao. L’hanno definita la Silicon Valley cinese, e non potrebbe esserci etichetta migliore per far capire a cosa serva questo vero e proprio laboratorio a cielo aperto. Un laboratorio che, almeno nelle intenzioni del Partito Comunista Cinese e nel lungo periodo, dovrà aiutare Pechino a raggiungere l’autosufficienza tecnologica smarcandosi dall’Occidente. Perché ha senso tornare a parlare della Gba? Semplice: questo hub è ormai diventato, a pieno regime, il motore principale dell’innovazione cinese.

La culla dell’hi-tech cinese

Smartphone, veicoli elettrici, software di vario tipo, e-commerce, droni, biotecnologie e robot umanoidi. Qualsiasi settore tecnologico cinese, a maggior ragione quelli strategici per il governo, ha la sua culla incastonata proprio nella Greater Bay Area.

I numeri della regione sono del resto emblematici: ospita circa 70 milioni di persone, produce quasi il 37% delle esportazioni cinesi e il 12% del Pil nazionale. Il grande obiettivo? Competere, se non superare del tutto, con la Silicon Valley di San Francisco entro il 2035.

Soltanto analizzando il modello alla base della Gba è possibile comprendere come diavolo abbia fatto Pechino a eccellere nell’hi-tech. Ci sono tre aspetti da attenzionare. Il primo: la massima connettività. Ciascun punto chiave della Gba può essere raggiunto in un’ora al massimo grazie a infrastrutture efficienti e funzionali. Il secondo: le caratteristiche strutturali della regione, che può contare su una popolazione paragonabile a quella della Germania e un Pil vicino a quello del Canada, nonché su costi di produzione ridotti. Il terzo e più importante: una totale complementarità tra le nove città e le due regioni amministrative speciali del progetto.

La mappa tecnologica della Cina

Lasciate perdere Pechino e Shanghai. Guardate invece al Delta del Fiume delle Perle se volete decifrare il successo tecnologico cinese e capire la strategia del Dragone. La Gba è infatti un ecosistema, una specie di corpo umano formato da un cuore (Shenzhen), organi (le altre città) e arti (le infrastrutture che le collegano).

Ogni metropoli, più o meno grande che sia, ha un compito preciso. Alcuni esempi? Guangzhou è la capitale politica e pilastro dell’innovazione nei settori medico e tessile. Dongguan è il centro di punta per la robotica. Foshan e Zhuhai si occupano della manifattura avanzata. Hong Kong attira gli investimenti stranieri mentre Macao è l’hub del turismo e dei servizi.

Shenzhen è invece il grande polo tecnologico, sede di numerosi colossi: dal produttore di droni Dji ai produttori di apparecchiature per le telecomunicazioni Huawei, Zte e Tencent. L’innovazione cinese nasce insomma dalla Gba, la regione che l’Organizzazione Mondiale per la Proprietà Intellettuale ha da poco definito “la più innovativa del pianeta”. A proposito: terminata la febbre delle auto elettriche da queste parti è appena iniziata la stagione dei robot umanoidi.