ISCRIVITI ALLE ANTEPRIME GRATUITE
SCOPRI I NOSTRI CORSI

A inizio 2025 è entrato in vigore un importante acquisto da parte dello Stato francese, che ha rilevato ufficialmente l’80% di Alcatel Submarine Network (Asn), colosso transalpino dei cavi sottomarini che fino a pochi giorni fa era di proprietà al 100% dell’azienda finlandese di telefonia e infrastrutture di rete Nokia, che resterà socio di minoranza col 20% fino alla totale acquisizione da parte di Parigi.

Il valore strategico di Asn

L’Agencé de Partecipations de l’Etat, la cassaforte delle partecipazioni pubbliche del ministero delle Finanze di Parigi, a giugno ha iniziato a trattare e a novembre formalizzato la chiusura dell’accordo con Nokia presso lo storico stabilimento di Calais dove Asn concentra la maggior parte della sua produzione. La partita geopolitica dei cavi sottomarini torna centrale per il rilancio della connettività internet e di rete e in essa la Francia vuole giocare da attore di primo piano nella competizione tecnologica internazionale. La questione del ritorno in campo degli Stati nell’economia globale, inoltre, è ormai sdoganata e Parigi ha optato per un investimento che acquisisce valore ulteriormente sistemico viste le condizioni di ristrettezza della finanza pubblica transalpina.

La presidenza di Emmanuel Macron ha sfruttato la volontà di Nokia di dismettere la partecipazione nel gruppo acquisita nel 2016, ottenendo la possibilità di acquisire per soli 100 milioni di euro la titolarità dell’azienda, che più ancora che sul fronte della produzione è centrale nella partita della posa dei cavi oceanici assieme alla statunitense TE SubCom e alla giapponese NEC. Erede della Submarine Telegraph Company che nel 1860 posò il primo cavo telegrafico tra Jersey e la Francia, dal 1994, anno della prima posa dei cavi internet francesi, Asn ha gestito l’entrata in servizio di ben 700mila km di infrastrutture di connettività sottomarine, per una lunghezza pari a oltre diciassette volte la circonferenza terrestre e quasi due volte la distanza Terra-Luna.

In questa fase, Parigi vuole sfruttare a suo favore la presenza di Asn nel mercato dei cavi, e anche se appartenente a un Paese alleato come la Finlandia la titolarità di Nokia del gruppo non sembrava garanzia geopolitica e strategica di un’analoga possibilità di controllo che la scalata da parte dell’Ape permette di sdoganare. I cavi sottomarini garantiscono proiezione e controllo dei flussi dati, la gestione delle loro interconnessioni, inoltre, risponde a precise logiche geopolitiche, come dimostrato dal maxi-cavo che Meta sta progettando per connettere praticamente il mondo intero tagliando fuori la Cina e i Paesi rivali. Inoltre, la Francia possiede a Marsiglia uno degli hub più importanti per la rete internet globale, in cui giungono a terra molti cavi strategici per le interconnessioni via Mar Mediterraneo, Mar Rosso e Oceano Indiano, e sulla sua costa atlantica prende terra anche parte della dorsale transatlantica.

Ora in Italia tocca a Sparkle?

Parigi formalizza quello che lo Stato italiano, oltre confine, sta ancora progettando. Il Governo Meloni, dopo la vendita della rete di Telecom a Kkr, colosso americano del private equity, ha studiato col fondo spagnolo Asterion l’acquisto dall’ex monopolista delle telecomunicazioni della strategica Sparkle, azienda produttrice di infrastrutture reti erede della storica Stet dell’età della Prima Repubblica.

“Il mese di gennaio sarà determinante per smarcare il primo dei dossier 2025 rimasti sul tavolo delle trattative”, nota Corriere Conunicazioni, sottolineando che “Tim vorrebbe accelerare sulla cessione, prevista per il 27 gennaio 2025, per escluderla dal piano industriale atteso per il 13 febbraio”. Secondo la testata specializzata nel settore tecnologico e delle tlc, “un cda straordinario potrebbe essere convocato il 22 gennaio per approvare l’operazione” e “la cessione, del valore di 700 milioni, vedrebbe in quota al 70% il Ministero dell’Economia e al 30% il fondo Asterion grazie al supporto di un finanziamento bancario da 600 milioni”.

Su questo fronte, lo Stato francese fa scuola e fa quadrato nel suo essere uno stratega di politiche industriali concilianti sicurezza nazionale e scenari economici di frontiera: già durante la crisi energetica ha nazionalizzato completamente la maggior multiutility nazionale, Edf, equivalente della nostra Enel in cui, al pari di altri grandi campioni a partecipazione pubblica quali Eni e Leonardo, sono presenti capitali della finanza americana. Nell’era dello Stato stratega proprietà e controllo dell’indirizzo industriale chiamano a un ruolo da protagonista della “mano visibile” del decisore politico. Capire quale sarà la rotta di un’infrastruttura di rete o lo scenario di riferimento di un piano d’investimento energetico non è solo una scelta di mercato, ma anche una mossa con profonde ripercussioni geopolitiche. La Francia lo ha capito. L’Italia, pian piano e con molte contraddizioni, ci sta arrivando.

Abbonati e diventa uno di noi

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

Non sei abbonato o il tuo abbonamento non permette di utilizzare i commenti. Vai alla pagina degli abbonamenti per scegliere quello più adatto