Bruno Tabacci ha preso in mano i dossier della politica spaziale italiana e, dopo le prime settimane della sua attività, si può sottolineare che l’esperto onorevole di Centro Democratico non sia ancora entrato pienamente in controllo delle specificità della materia. Importante membro del team di Palazzo Chigi chiamato da Mario Draghi a ricoprire la carica di sottosegretario per la programmazione economica, a cui ha assommato la delega allo spazio già detenuta in questa legislatura da Giancarlo Giorgetti Riccardo Fraccaro, Tabacci si trova di fronte a una triplice sfida.

Tre partite per lo spazio italiano

In primo luogo, garantire un rafforzamento della filiera industriale e del coordinamento tra l’importante settore della ricerca di base, l’ampia gamma di piccole e medie imprese attive nel settore e i campioni nazionali. Un contesto che impone di vedere come un aggregato unico il settore dell’aerospazio. Dalla mobilità urbana (droni e simili) ai satelliti, ove l’Italia ha una nicchia d’eccellenza nel comparto dei velivoli di piccola dimensione, passando per le sfaccettature dell’aeronautica e dell’elicotteristica militare e civile il mondo dell’aerospazio italiano è stimato valere oltre 16 miliardi di euro, un fatturato che per oltre due terzi (70%) copre le esportazioni. 

In secondo luogo, rafforzare le potenzialità del sistema-Paese nel quadro delle grandi alleanze internazionali in un contesto di space policy space economy sempre più polarizzato su scala globale in maniera similare alle grandi aggregazioni geopolitiche terrestri. Infine, terreno forse più scivoloso e in cui le regole d’ingaggio sono meno definite, garantire all’Italia un posizionamento strategico nelle partite europee per la governance delle istituzioni indipendenti legate all’Agenzia Spaziale Europea (Esa) e dei fondi stanziati dall’Unione Europea per progetti complementari alle loro attività. In questo contesto è da sottolineare il fatto che ad aprile la plenaria dell’Europarlamento ha approvato il programma europeo per lo spazio per il periodo 2021-2027, periodo di bilancio in cui sono previsti fondi per 14,8 miliardi euro per rafforzare la posizione leader dell’UE nel settore spaziale.

Sfide sistemiche

Nei primi due contesti il Paese ha un pilota automatico innestato su diversi scenari, legati principalmente al ruolo giocato dall’Agenzia Spaziale Italiana e da campioni nazionali come Leonardo Avio nel posizionare l’Italia nella catena del valore aerospaziale internazionale e all’eredità di un operato politico che ha condotto Roma a diventare protagonista della nuova frontiera dell’esplorazione spaziale a fianco degli Usa con l’adesione al programma Artemis per la corsa alla Luna. In un recente seminario sullo spazio italiano a cui ha partecipato assieme a Tabacci e all’ad di Leonardo Alessandro Profumo il direttore dell’Asi Giuseppe Saccoccia ha valorizzato il ruolo della cooperazione scientifica, tecnologica e industriale individuandone l’archetipo nel satellite Prisma (Precursore iperspettrale della missione applicativa) mandato in orbita nel 2019, definendolo “un esempio virtuoso del coinvolgimento e della collaborazione dell’intera filiera industriale italiana, fatta di grandi, piccole e medie imprese, che vanno dal prime contractor OHB Italia, a Leonardo, responsabile dello strumento, Thales Alenia Space e Telespazio fino alle tante startup che sono e saranno coinvolte nei servizi di precisione che scaturiranno dai dati prodotti dal satellite”.

Più complessa, invece, la partita in campo europeo. Dove l’Italia aveva subito ai tempi del governo Conte II la cocente sconfitta nella corsa alla presidenza dell’Esa dopo che l’esecutivo, che aveva scelto quale candidata italiana per guidare l’Esa l’astrofisica Simonetta Di Pippo, direttrice di Unoosa (l’Ufficio delle Nazioni Unite per gli Affari dello Spazio extra atmosferico), non era riuscito a rompere il dualismo con l’ex direttore dell’Asi Roberto Battiston, presentatosi indipendentemente dalle indicazioni del governo. Dalla baruffa politica che ne era seguita era uscito vincitore in volata, a sorpresa, l’austriaco Josef Aschbacher, precedentemente a capo del centro di ricerca d’eccellenza Esrin di Frascati.

Tabacci punta su Battiston

Proprio per la nomina del nuovo direttore del centro di eccellenza europeo per lo sfruttamento delle missioni di osservazione della Terra e l’analisi dei dati ad esse connessi, in cui è stato sviluppato buona parte del know-how dei lanciatori Vega, si è aperta la prima partita di politica spaziale dell’era Tabacci. Una competizione in cui il navigato sottosegretario, uomo dalla grande capacità d’azione in sede politico-istituzionale, ha mostrato i limiti nel padroneggiare una materia i cui tecnicismi e le cui prassi sono difficilmente assimilabili in tempi brevi. Non a caso la politica nazionale ha, in questo contesto, avuto la precedenza: e Tabacci ha “ripescato” quale candidato italiano proprio il citato Battiston. Il fisico esperto di raggi cosmici e docente all’Università di Trento riceve una nuova candidatura per rilanciarsi in chiave politico-istituzionale dopo lo schiaffo subito dal governo Conte I, che nel 2018 lo rimosse dalla dirigenza dell’Asi.

Da allora Battiston ha tentato senza successo la strada della candidatura alle Elezioni europee del 2019 nelle fila del Partito Democratico, ha operato l’azione di disturbo sulla candidatura italiana del governo Conte II all’Esa, in questo modo silurando di fatto le prospettive dell’ex presidente del Consiglio in campo di politica spaziale europea, ed è stato indicato tra i possibili nomi per la cinquina finale tra cui sarebbe dovuto venire scelto il nuovo presidente del Consiglio nazionale di ricerca. Ora viene rilanciato da Tabacci con una candidatura per il centro spaziale europeo dotato di maggiori fondi e prospettive. Una mossa che però ha destato critiche negli addetti ai lavori.

Come ricorda StartMag, infatti, “è prassi in Esa che un direttore di un centro, salvo un unico caso nella storia, non sia mai del Paese ospitante per ovvie questioni di opportunità”. Certo, al ballottaggio finale per la presidenza dell’Esa “l’Italia ha votato per Aschbacher ma è uno dei 18 paesi che l’hanno fatto e non può pretendere alcun trattamento di favore; i candidati degli altri Paesi hanno curricula e managerialità di altissimo livello nel settore”. Nessuno dubita delle competenze di Battiston come fisico, mal’Esrin appare un centro diverso rispetto alle sue specializzazioni, che non includono l’osservazione della Terra. In tal senso, senza nulla togliere al valore dello scienziato Battiston, è possibile che logiche politiche e di cordata legate alla comune appartenenza del campo di centro-sinistra abbiano prevalso rispetto al giusto mix tra analisi delle competenze tecniche e opportunità politica per definire la partecipazione italiana a una partita che, date le prassi interne all’Esa, non è detto che l’Italia possa vincere. E su cui scommettere troppe carte può apparire rischioso per il nostro futuro posizionamento strategico e la nostra credibilità. Tabacci appare dunque  essere partito con un passo falso: come nei lanci in orbita, anche nella gestione politica dello spazio non si possono fare calcoli superficiali.

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