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Mentre Elon Musk fatica a vendere i suoi satelliti in Africa (ne abbiamo parlato qui), la Cina continua a collezionare accordi su accordi con decine di Governi locali, confermando di voler puntare sul continente per superare gli Stati Uniti nella corsa allo spazio. Già, perché se a queste latitudini Starlink si sta affermando soltanto a macchia di leopardo, complici problemi di scala nella disponibilità dei servizi, concorrenza con le aziende locali e ostacoli burocratici, proliferano invece gli investimenti di Pechino nelle infrastrutture spaziali.

Per capire di cosa stiamo parlando, può essere utile dare un’occhiata a cosa succede a Space City, un complesso in costruzione a circa 30 chilometri a Est del Cairo, in Egitto. Qui, nel 2023, è stato inaugurato un laboratorio all’avanguardia incaricato di produrre satelliti. L’impianto rientra nelle tecnologie spaziali che la Cina ha donato al Paese negli ultimi due anni, insieme a un centro di monitoraggio che include due dei telescopi più potenti al mondo e tre satelliti di osservazione della Terra lanciati in orbita. Per la Cina, si tratta di una cooperazione win-win.

Per l’Egitto, è un’occasione irripetibile per fare progressi in settori strategici in vista di un futuro più roseo. Ma per gran parte dell’Occidente, ha scritto Reuters, il gigante asiatico vorrebbe sfruttare l’Africa per completare il proprio “programma spaziale segreto” e potenziare una rete di sorveglianza globale, da usare non solo per fini scientifici ma anche militari. Indiscrezione o meno, i Governi africani hanno dimostrato tuttavia di temere più l’espansione di Musk che le alleanze spaziali cinesi.

L’alleanza spaziale tra Cina e Africa

Il think tank United States Institute of Peace ha contato 23 partnership spaziali bilaterali strette tra la Cina e i Governi africani. Questi accordi includono finanziamenti per satelliti e stazioni terrestri usate per raccogliere immagini e dati satellitari. Non solo: qualche mese fa, il presidente cinese Xi Jinping ha promesso ai leader del continente che i satelliti, così come l’esplorazione lunare e dello Spazio profondo, sarebbero state tra le priorità coperte dai 50 miliardi di dollari che Pechino avrebbe investito in loco nel corso del prossimo triennio.

Emergono così due versioni contrastanti: da un lato i cinesi sostengono di voler aiutare i Paesi africani a sviluppare i loro programmi spaziali per evitare che le nazioni in via di sviluppo siano lasciate indietro nella corsa allo spazio; dall’altro, invece, ci sono le preoccupazioni degli Stati Uniti. Il Pentagono, pur senza avere prove certe, continua a ripetere che le partnership cinesi in Africa consentirebbero al Governo cinese di avere accesso ai dati di sorveglianza raccolti da satelliti e telescopi. Insomma: quella che per Pechino è semplice cooperazione, per Washington assume i connotati di un rischio per la sicurezza.

Il timore della US Defense Intelligence Agency – ripetiamo, non confermato – è che la Cina possa usare l’infrastruttura spaziale installata in Africa per rafforzare le proprie capacità militari, per prevedere il passaggio di satelliti militari statunitensi in determinati punti e neutralizzarli con armi anti-satellite (ASAT), oppure per mettere fuori uso i satelliti nemici in caso di guerra, interrompendo i sistemi di guida dei missili e le comunicazioni tra le truppe, o ancora per monitorare i lanci missilistici rivali.

La sfida a Musk

Riuscirà la Cina dove Musk ha fallito? In Africa sembra essere sulla buona strada. In ogni caso, Pechino intende recuperare terreno sui servizi offerti da Starlink, che ha già quasi 7.000 satelliti operativi in orbita e serve circa 5 milioni di clienti in oltre 100 Paesi. L’obiettivo dell’azienda di Musk è quello di espandere la propria megacostellazione fino a possedere 42.000 “occhi” spaziali. E Pechino? Spera di arrivare presto a 38.000 satelliti con tre dei suoi progetti in orbita terrestre bassa, noti come Qianfan, Guo Wang e Honghu-3, e di poter contare su alcuni player rilevanti.

La China Aerospace Science and Technology Corporation (CASC), un appaltatore militare e spaziale di proprietà statale cinese, ha annunciato di voler trasformare la Cina nella principale potenza spaziale al mondo entro il 2045. I piani includono l’invio di astronauti sulla Luna entro il 2030, la costruzione di una base lunare e lo sviluppo di navette spaziali a propulsione nucleare.

Attenzione poi anche alla rapida ascesa di SpaceSail, un operatore cinese di mega-costellazioni in orbita terrestre bassa (LEO), che ha recentemente siglato un Memorandum of Understanding (MoU) con il Brasile e stretto una partnership con il fornitore di soluzioni satellitari malese Measat.

L’offerta di SpaceSail, che si candida a diventare un rivale di Starlink, include l’utilizzo della sua rete di satelliti Thousand Sails (Qianfan) e soluzioni Internet of Things (IoT) basate su satellite, oltre a comunicazioni Direct-to-Device (D2D). Nel gennaio 2025, contava appena 72 satelliti in orbita. La strada è ancora lunga. Ma per accelerare la Cina punterà sempre di più sull’Africa e sui Paesi in via di sviluppo. Ovvero: quelli ignorati dagli Stati Uniti di Donald Trump.

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