Donald Trump ha scosso l’intero settore tecnologico americano imponendo una misura senza precedenti: un diritto d’ingresso di 100.000 dollari per ottenere il visto H-1B, lo strumento cardine per il reclutamento di lavoratori altamente qualificati dall’estero. Firmato venerdì dallo Studio Ovale, il decreto rappresenta la più dura stretta mai attuata contro l’immigrazione qualificata negli Stati Uniti.
L’amministrazione ha giustificato la mossa con la necessità di proteggere i lavoratori americani. Secondo il testo del decreto, il massiccio ricorso a ingegneri provenienti da India e Cina avrebbe permesso ai giganti della Silicon Valley di mantenere artificialmente bassi i salari, deprimendo il mercato interno del lavoro. “Formate americani”, ha dichiarato senza mezzi termini il segretario al Commercio Howard Lutnick, avvertendo le imprese che dovranno ora attingere prioritariamente al bacino nazionale di competenze.
L’impatto potenziale è enorme. Solo nel primo semestre 2025 Amazon ha ottenuto oltre 12.000 visti H-1B, mentre Microsoft e Meta superano le 5.000 concessioni ciascuna. Nel panico delle ore precedenti all’entrata in vigore del decreto, aziende come JPMorgan hanno invitato i propri dipendenti stranieri a rientrare negli Stati Uniti prima di mezzanotte per evitare il rischio di restare bloccati.
La Casa Bianca ha poi cercato di calmare i mercati chiarendo che la tassa di 100.000 dollari sarà applicata solo alla domanda iniziale, non ai rinnovi, e che i titolari attuali potranno continuare a viaggiare senza ulteriori costi. Il nuovo sistema entrerà in vigore con la prossima lotteria H-1B, prevista per febbraio 2026.
Parallelamente, l’amministrazione ha annunciato la creazione di una “golden card”: un canale preferenziale per gli stranieri facoltosi che potranno ottenere la residenza permanente investendo almeno un milione di dollari, una cifra significativamente ridotta rispetto ai cinque milioni richiesti fino a febbraio. “Business is business”, ha commentato Trump, offrendo così un varco privilegiato alle élite finanziarie mentre limita l’ingresso di massa di lavoratori qualificati.
Implicazioni economiche e strategiche
La decisione ha una duplice valenza. Da un lato, rafforza la narrativa trumpiana del protezionismo economico, mirando a ricostruire una forza lavoro tecnologica interna e a riportare la formazione scientifica al centro delle priorità nazionali. Dall’altro, rischia di innescare un effetto boomerang: rallentare la capacità innovativa degli Stati Uniti proprio mentre la competizione con la Cina nel campo dell’intelligenza artificiale, dei semiconduttori e delle biotecnologie si fa più accesa.
L’industria tecnologica avverte già di un possibile “caos economico”. Le aziende della Silicon Valley temono di perdere i migliori talenti globali, che potrebbero rivolgersi ad altri hub di innovazione come Toronto, Londra, Singapore o Berlino, attratti da regimi di immigrazione più aperti. Il rischio è di spingere la creatività e le start-up fuori dagli Stati Uniti, con effetti di lungo periodo sulla competitività del Paese.
Dimensione geopolitica
Il provvedimento avrà ripercussioni anche sui rapporti con India e Cina, che sono i principali fornitori di forza lavoro H-1B. Nuova Delhi, in particolare, ha sempre considerato il programma come un motore per la sua classe media e un pilastro delle relazioni bilaterali con Washington. Una restrizione così drastica potrebbe generare frizioni diplomatiche proprio nel momento in cui gli Stati Uniti cercano di rafforzare l’asse indo-pacifico per contenere l’espansionismo cinese.
Per Trump, tuttavia, la mossa è soprattutto un segnale interno: mostrare agli elettori di aver mantenuto la promessa di ridurre la dipendenza da manodopera straniera e di difendere i salari dei lavoratori americani. È un messaggio che trova eco soprattutto nelle aree industriali e tra l’elettorato che lo ha riportato alla Casa Bianca.
Conclusione
La tassa da 100.000 dollari sul visto H-1B rappresenta una svolta radicale nella politica migratoria americana. Potrebbe stimolare, nel medio termine, investimenti in formazione e ricerca interna, ma rischia di indebolire l’ecosistema tecnologico statunitense e di isolare l’America in un momento cruciale di competizione globale. La sfida per Washington sarà bilanciare protezionismo e apertura, sicurezza nazionale e attrattività per i talenti. In caso contrario, il prezzo politico di questa “linea dura” potrebbe superare i benefici, lasciando spazio a rivali globali pronti ad accogliere i cervelli che gli Stati Uniti respingeranno

