Ivrea, andata e ritorno. La vendita al colosso dei semiconduttori Qualcomm di Arduino, l’azienda che gestisce l’omonimo apparato per hardware e software usato da studenti, creator e innovatori in tutto il mondo per simulazioni digitali con un ottimo rapporto efficienza-costo, non è il primo caso in cui un’eccellenza tecnologica del piccolo centro piemontese prende la via dell’estero.
Ivrea andata e ritorno
La Arduino era stata simbolo dell’ascesa tecnologica italiana nel secondo dopoguerra con l’epopea di Adriano Olivetti e dell’azienda eponima, leader nella progettazione di calcolatori e produttrice del Programma 101 (ritenuto il primo personal computer al mondo), la cui divisione elettrotecnica fu venduta alla General Electric nel 1964. Certo, Olivetti continuò a operare per decenni a buoni livelli, ma dopo la morte del fondatore si ridimensionò gradualmente rispetto all’eccellenza mondiale che fu.
Ora nuovamente un colosso straniero arriva a comprare un’eccellenza tecnologica e industriale nazionale, per integrarla in processo più ampio orientato all’uso dell’hardware più dinamico e del software di ultima frontiera nell’implementazione della potenza di calcolo e dell’innovazione orientata alla frontiera dell’intelligenza artificiale.
Perché Qualcomm ha puntato Arduino
Forte di una capitalizzazione di quasi 180 miliardi di dollari, Qualcomm è tra le 100 compagnie dal maggior valore al mondo, e ora potrà integrare i prodotti di un’azienda la cui tecnologia proprietaria prende il nome del re d’Italia medievale Arduino d’Ivrea e che fu lanciata dal team guidato da Massimo Banzi nell’Interaction Design Institute della città del Piemonte orientale del 2005, così da potenziare la propria capacità di visualizzazione grafica.
Una fetta di Made in Italy che se ne va? Non proprio, perché Arduino e il team di Banzi e del Ceo Fabio Violante potranno continuare a operare indipendentemente nel perimetro Qualcomm. Una dimostrazione delle reali potenzialità dell’Italia e dell’Europa in ambito Ia? Probabilmente sì.
Il ruolo che aziende come Arduino possono giocare è sostanzialmente interno a una filiera, con un rapporto di coordinamento con capofila extraeuropee, americane in primis. Giocano per questa dinamica diverse questioni: la rarefazione del mercato dei capitali italiani ed europei orientati all’Ia, la maggiore scala delle aziende americane, la possibilità di destinare vaste risorse all’innovazione.
Arduino nel perimetro Qualcomm
Key4Biz segnala che l’operazione “segna un’evoluzione storica per l’azienda, che pur mantenendo le sue radici a Ivrea e le sue principali sedi operative tra Torino e Malmö, aveva stabilito il suo quartier generale statunitense a Somerville, Massachusetts”.
Per Qualcomm sarà importante sfruttare la capacità di Arduino che “ha letteralmente democratizzato l’hardware, abbattendo le barriere di accesso alla programmazione e all’elettronica. È diventata uno standard didattico globale e lo strumento di prototipazione per eccellenza”, facendo si che l’acquisizione non sia solo un’operazione finanziaria ma “un passo strategico che trasforma Arduino da strumento per maker a piattaforma fondamentale nell’offensiva di Qualcomm sull’Internet delle Cose (IoT) e l’Intelligenza Artificiale perimetrale (Edge AI)”.
In un mondo che valorizza il ruolo dell’hardware come fattore di competitività nell’era dell’Ia e la sua capacità di progettazione, realizzazione e implementazione come leva di controllo delle fondamenta dello sviluppo della tecnologia, un’azienda come Arduino ha forse maggior valore in filiera al servizio di un’abilitazione più ampia, così da poter portare nell’Ia un modello operativo risultato già dinamico e ricco di successi (33 milioni di utenti nel mondo) nell’ecosistema tradizionale. L’Italia della tecnologia continua a produrre, parafrasando Carlo Cipolla, “cose belle che piacciono al mondo all’ombra dei campanili”, nella consapevolezza, però, che le carte si danno altrove. E probabilmente è utile attrezzarsi per adeguarsi a quanto si sta sviluppando oltre Oceano.
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