290 satelliti da mettere in orbita entro il 2030 a media e basa orbita per offrire un’infrastruttura europea di distribuzione di internet e gestione dei servizi più critici da monitorare tramite connessioni ad alto potenziale: sulla carta il progetto europeo dell’Infrastructure for Resilience, Interconnectivity and Security by Satellite (Iris2) è auspicabile, benvenuto e strategico per l’Unione Europea.
Appare parimenti confortante il fatto che in tempi di rinnovo delle logiche del rigore e di scarsa ambizione si sia potuto costituire un consorzio per gestire l’appalto da 10 miliardi di euro che vedrà SpaceRISE, formato dalla joint venture tra SES, Eutelsat e Hispasat, lavorare per dodici anni al progetto che dovrebbe fornire un’alternativa europea a Starlink, il servizio di connessione offerto da Space X di Elon Musk. Ma non possiamo parlare, una volta di più, di un’Europa che arriva troppo tardi?
La sfida in salita a SpaceX di Musk e ai cinesi
Nel suo rapporto sulla competitività europea Mario Draghi ha criticato le ridotte dimensioni degli attori di telecomunicazione e la scarsa sinergia tra le varie branche dell’industria tecnologica europea, chiedendo maggiori sinergie e ricordando che il sostanziale monopolio di gruppi come SpaceX interveniva sul mercato comunitario “destabilizzando gli operatori e i produttori di telecomunicazioni europei”. Tutto vero, tutto giusto: ma erano esigenze note da tempo. E appare parimenti forse un po’ ambizioso pensare che l’Europa stia “sfidando” Starlink.
Il confronto numerico, che è insufficiente a dare tutta la dimensione del fenomeno, è impietoso: dal 2018 a oggi SpaceX ha messo in orbita quasi 7mila satelliti Starlink a bassa orbita, e prevede una moltiplicazione del mercato a 42mila unità entro fine decennio. Ad oggi Musk controlla circa due terzi dei satelliti in circolazione nelle orbite, e tra i suoi principali sfidanti nessun attore, oggi, è europeo: Amazon di Jeff Bezos lavora a una costellazione di 3mila satelliti, ma la maggiore minaccia al monopolio di Musk viene dalla Cina. I progetti Qianfan, Guo Wang e Honghu-3 della Repubblica Popolare, finanziati dai maggiori attori tecnologici del Paese asiatico, mirano a portare in orbita 38mila satelliti per fornire comunicazioni internet veloci e sicure, oltre che protette dalla dipendenza fisica da infrastrutture come i cavi sottomarini.
Entro fine decennio l’Europa rischia dunque di essere sotto 80mila a zero contro i giganti americani e cinesi. Un po’ tardi pensare alla fine del decennio come orizzonte per iniziare a giocare questa partita che, beninteso, a livello strategico l’ex commissario all’Industria Thierry Breton aveva, da solo, indicato da tempo come rilevante.
Anni di ritardo hanno pesato per la corsa europea
Già a dicembre 2020 Les Echos aveva dato notizia di un piano della Commissione di Ursula von der Leyen da 6 miliardi di euro voluto da Breton, ma da allora quattro anni sono stati persi anche per la scarsa volontà della presidente tedesca di spingere per progetti di autonomia europea nel vitale spazio dei dati di fronte alla prospettiva di una totale egemonia di attori extra-continentali. Il risultato è stato che attori potenzialmente al centro di questa partita, come l’italiana Telespazio, hanno finito per fare accordi direttamente con SpaceX.
La corsa dell’Europa all’internet via satellite non è per questo meno importante da perseguire per gestire un’infrastruttura complementare ai satelliti Copernico e Galileo capace di fornire una solida base dati garantita con cloud europei e sicurezza legata alle aziende e agli apparati del Vecchio Continente. Così come è benvenuta qualsiasi tendenza a una crescente concorrenza nel mercato dell’internet via satellite che eviti il costituirsi di nuovi monopoli naturali. Ma parlare di una sfida a Musk che parta ad armi pari significa ignorare una realtà che vede l’Europa molto più fragile. Nel 2030 è possibile che SpaceX, con la sua navicella Starship, punti nel frattempo alla Luna e Marte. E come in altri settori, quali quello dell’Ia e il supercalcolo, la tartaruga europea insegue la lepre americana. Anche nelle orbite.