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Mentre il gotha della politica statunitense trattiene il fiato in vista delle prossime elezioni presidenziali, e si prepara ad affilare i coltelli in vista di una possibile guerra commerciale 2.0 con la Cina, i grandi Ceo dei colossi economici a stelle e strisce continuano a fare affari oltre la Muraglia. Prendiamo Tim Cook. L’amministratore delegato di Apple, anziché ascoltare i proclami bipartisan di repubblicani e democratici, che incitano le grandi aziende occidentali a prendere le distanze dal rivale cinese, sta facendo l’esatto contrario.

Il successore di Steve Jobs, al secondo viaggio dell’anno nel più grande mercato mondiale degli smartphone, è volato di nuovo a Pechino, dove ha incontrato le autorità locali e parlato di business. L’obiettivo del colosso di Cupertino? Aumentare gli investimenti in Cina e contribuire allo sviluppo di alta qualità delle proprie catene industriali e di fornitura. Così si spiega l’incontro tra Cook e il ministro cinese dell’Industria e della Tecnologia dell’Informazione, Jin Zhuanglong, ben felice di accogliere a braccia aperte Apple.

La visita alla fattoria cinese

Attenzione però, perché in Cina Apple non è più interessata a vendere i propri prodotti soltanto ai normali cittadini, in un settore di consumo dove per altro la concorrenza cinese è sempre più forte. La dimostrazione arriva da una singolare visita di Cook a una fattoria biologica situata nel villaggio di Linshang, nel distretto di Shunyi di Pechino. Per quale motivo uno degli uomini più importanti del mondo dovrebbe perdere tempo qui? Semplice: i dirigenti di Apple hanno visitato questo luogo per scoprire come iPhone e Ipad vengono utilizzati per l’“agricoltura intelligente”.

Scopriamo così che la fattoria in questione, chiamata Technology Backyard e gestita da ricercatori della China Agricultural University e della Zhejiang University, rientra nel cosiddetto Programma di assistenza per fattorie scientifiche e tecnologiche istituito nell’agosto 2023 dalla China Foundation for Rural Development. E che Apple è stata la prima azienda a sponsorizzare e supportare il programma, che ha dato vita ad oltre 30 di queste fattorie in tutto il Paese.

Non a caso, gli addetti delle fattorie utilizzano iPhone e Ipad per registrare i dati, monitorare le colture, fotografare i cambiamenti delle piante e la loro crescita nei diversi momenti dell’anno.

La nuova strategia di Apple

L’agricoltura intelligente e le fattorie tecnologiche sono due pilastri dell’agenda politica del governo cinese. Uno degli obiettivi di Pechino consiste infatti nel portare avanti la rivitalizzazione delle aree rurali del Paese, nel modernizzare cioè le zone agricole affidandosi alla tecnologia e allo sviluppo, così da colmare il divario economico tra l’entroterra, più depresso e isolato, e le moderne megalopoli, dinamiche e all’avanguardia.

Inserendosi in questi processi – e diventando, di fatto, strategica per le autorità – Apple spera, da un lato, di ricevere un maggiore supporto istituzionale, e dall’altro di mostrare le caratteristiche dei suoi prodotti ai consumatori cinesi agganciandosi, non tanto al marketing pubblicitario quanto a politiche di governo.

Poi, certo, Cook ha scritto sui social media di essere cresciuto in una fattoria in Alabama e di avere molta familiarità con le colture. La verità è che il Ceo di Apple ha preso sul serio questa nuova missione, e lo dimostra il fatto che ad accompagnarlo nel tour alla fattoria pechinese c’era niente meno che Jeff Williams, chief operating officer dell’azienda (è difficilissimo vedere Cook e Williams insieme). Ricordiamo che per Apple quello cinese è il terzo mercato più grande al mondo – dopo le Americhe e l’Europa – e che rappresenta attualmente il 17,17% delle sue vendite.

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