In occasione del tradizionale National Address pronunciato dallo Studio Ovale della Casa Bianca, il presidente Usa Joe Biden ha lanciato un monito contro i pericoli rappresentati dall’Intelligenza artificiale (IA), che Biden ha definito come “la tecnologia più consequenziale del nostro tempo, forse di tutti i tempi”. Ha avvertito dei pericoli dell’AI senza adeguate tutele, affermando che potrebbe “generare nuove minacce ai nostri diritti, al nostro stile di vita, alla privacy, al lavoro e alla sicurezza nazionale”. Parole pronunciate mentre l’amministrazione Biden presentava un’importante iniziativa volta a regolare la tecnologia alla base dell’AI per colpire gli avversari degli Stati Uniti, Cina in primis.
Confini digitali: la norma dell’amministrazione Biden
Il Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti, attraverso il Bureau of Industry and Security (BIS), ha annunciato nelle scorse settimane il Regulatory Framework for the Responsible Diffusion of Advanced Artificial Intelligence Technology, introducendo di fatto nuovi controlli sui chip avanzati per il calcolo e sui pesi dei modelli di IA, secondo quanto riportato dalla rivista The National Interest. Le misure prevedono rigorosi requisiti di licenza per l’esportazione e il trasferimento di queste tecnologie verso una vasta schiera di Paesi. Tuttavia, alleati fidati e partner strategici potranno godere di eccezioni per evitare ostacoli alle attività commerciali e di ricerca.

La strategia degli Stati Uniti
L’obiettivo strategico, sottolinea The National Interest, è evidente: non solo mantenere, ma espandere il predominio nel settore dell’intelligenza artificiale, in particolare nel calcolo avanzato, fondamentale per i modelli di IA. Al contempo, si punta a frenare l’avanzata tecnologica della Cina, relegandola a un ruolo secondario.
Attualmente, gli Stati Uniti controllano oltre il 70% della potenza di calcolo avanzata necessaria per sviluppare e addestrare modelli di intelligenza artificiale. Questo conferisce a Washington un vantaggio decisivo nella competizione globale per la supremazia nell’IA. I nuovi controlli sull’export sono stati progettati per impedire che la Cina riduca questo divario tecnologico.
Gli Usa rafforzano la loro leadership
Secondo Gina Raimondo, Segretaria al Commercio degli Stati Uniti, la nuova politica sull’intelligenza artificiale è stata progettata per creare un ecosistema tecnologico globale sicuro, affrontando i rischi per la sicurezza nazionale legati all’IA senza ostacolare l’innovazione o la leadership tecnologica americana. “Gestire questi rischi richiede di considerare l’evoluzione della tecnologia IA, le capacità dei nostri avversari e la volontà dei nostri alleati di condividere i benefici di questa tecnologia,” ha dichiarato Raimondo. Il regolamento, spiega, salvaguarderà le tecnologie di IA più avanzate, impedendo che finiscano nelle mani di avversari stranieri, mentre continuerà a promuovere la collaborazione con i Paesi partner.
Jake Sullivan, Consigliere per la Sicurezza Nazionale, ha aggiunto che gli Stati Uniti hanno una responsabilità di sicurezza nazionale nel preservare e rafforzare la loro leadership nell’IA. “L’obiettivo è garantire che l’infrastruttura di addestramento per le tecnologie IA avanzate rimanga negli Stati Uniti e nei Paesi strettamente alleati, facilitando al contempo la diffusione globale dell’IA americana,” ha affermato.
Gli Stati Uniti rafforzano i controlli sull’export di tecnologie IA
Gli Stati Uniti stanno rimodellando il mercato globale dell’intelligenza artificiale (IA) e delle tecnologie avanzate creando tre “livelli” (o tier) di Paesi, ciascuno con accesso diverso alle risorse tecnologiche americane e alle collaborazioni internazionali. Questa divisione non è solo simbolica, ma ha implicazioni concrete in termini economici, tecnologici, di sicurezza e geopolitici.
Il primo livello comprende le nazioni più allineate agli Stati Uniti, come i membri della rete di intelligence Five Eyes (Stati Uniti, Canada, Regno Unito, Australia, Nuova Zelanda), gli alleati chiave dell’Europa occidentale e i leader dell’ecosistema tecnologico globale, come Corea del Sud, Giappone e Taiwan. Curiosamente, l’intera Unione Europea (UE) non è inclusa, con l’accesso limitato solo ai suoi principali membri.
C’è poi la “zona grigia”, con sono India, Israele, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e molti altri Paesi. Questi Stati non godono dello stesso accesso diretto ai beni e alle tecnologie avanzate del primo livello, ma non sono neanche considerati avversari diretti come la terza zona, rappresentata da Cina e Russia. Questi Pasi, rivali strategici degli Stati Uniti, sono esclusi quasi completamente dall’accesso alle tecnologie avanzate americane e affrontano rigide restrizioni nell’acquisizione di risorse tecnologiche.
In buona sostanza, l’amministrazione Biden – e molto probabilmente anche Trump confermerà questa strategia – ha introdotto un piano strategico che, con rigorosi controlli sull’export di chip avanzati e tecnologie IA, mira a preservare la supremazia americana in tale ambito, promuovendo collaborazioni con alleati e limitando l’accesso ai rivali geopolitici come Cina e Russia.

