A marzo ed aprile 2020 ha difeso l’onore dell’Europa sfidando l’egoismo austeritario dell’Olanda di Mark Rutte, pronta a chiedere lacrime e sangue ai Paesi mediterranei e dell’Europa del Sud anche in tempi di pandemia; nello stesso periodo ha contenuto la prima ondata con successo; un anno dopo, nonostante le problematiche sanitarie sorte in seguito a un autunno e a un inverno decisamente più complessi, è un Paese che punta a lasciarsi presto alle spalle la pandemia e a immaginare il futuro. Il Portogallo è un importante laboratorio per l’Europa post-Covid.

Lisbona, nonostante le ristrettezze economiche e le risorse relativamente scarse a disposizione, sta avanzando con gradualità e metodo. Combinando le misure restrittive di contenimento del contagio a un piano vaccinale che ha già coinvolto quasi il 10% della popolazione con oltre 1,9 milioni di dosi somministrate, guidato dal vice ammiraglio Henrique Gouveia e Melo, il governo di Antonio Costa ha sostanzialmente ricondotto alla normalità la pandemia in poche settimane. Dopo una crescita esponenziale durata oltre un mese, dal 24 dicembre (oltre 4.300 nuovi casi e 70 morti) al 27 gennaio (oltre 15mila casi e 293 morti) il Portogallo ha risposto con decisione e riportato la pandemia sotto controllo.

“Il Portogallo ha ridotto a soli 2 o 3 i decessi giornalieri da Covid-19 e ora riparte davvero”, nota Italia Oggi.” Con notevoli ambizioni. E per precauzione agli italiani in arrivo nella prima metà di aprile impone oltre al tampone prima di partire anche la quarantena in casa di 14 giorni una volta arrivati” e mantiene chiuse le frontiere con la Spagna. Nella giornata del 6 aprile il governo Costa ha riaperto i musei, i bar con terrazze e le scuole secondarie, nella seconda delle quattro fasi di graduale riapertura del Paese. Il terzo step avverrà dal 19 aprile e porterà alla riapertura degli istituti di istruzione superiore, dei bar e dei ristoranti fino alle 22, degli appuntamenti di persona negli uffici pubblici, dei cinema, dei teatri, degli auditorium. Dal 3 maggio salterà ogni limite temporale per l’apertura degli esercizi di ristorazione e saranno permessi anche i matrimoni con il 50% della capienza nelle strutture in cui verranno celebrati e tutte le attività sportive.

Questo piano, come quello già prefissato dal Regno Unito di Boris Johnson, ha il duplice vantaggio di proporre una gradualità ben precisa e di porre i cittadini di fronte alle aspettative di un miglioramento della situazione, valorizzando dunque i sacrifici richiesti alla popolazione e gli sforzi delle autorità. Quanto è mancato sinora, soprattutto nella fase del governo Conte II, nel nostro Paese, in cui è stata data più volte l’impressione di costringere cittadini e attività economiche a vivere alla giornata.

Ma il progetto portoghese immagina anche la ripartenza economica ad ampio raggio. E nel piano per il futuro del Paese un ruolo fondamentale è affidato alla tecnologia. A sud del Tago, nell’area della Grande Lisbona, il governo portoghese immagina la creazione di un hub tecnologico funzionale a promuovere l’innovazione e la creazione di start-up per rendere più competitivo il Paese e facendo della capitale una smart city di taglia europea. “Il Distretto dell’Innovazione nasce come progetto dell’Università Nova e di un gruppo di investitori grandi proprietari dell’area di Monte da Caparica e Porto Brandão. Uno degli investitori coinvolti nel progetto è Marcelino Graf von Hoensbroech”, finanziere desideroso di riproporre a Lisbona l’esperimento compiuto da Barcellona con il distretto dell’innovazione del Poblenou. Il distretto dell’innovazione, nota Italia Oggi, sarà finanziato con circa 800 milioni di euro funzionali ad attirare nella capitale “aziende, professionisti nazionali e internazionali per un totale, nel primo step da completare in dieci anni, di 17 mila nuovi posti di lavoro, 4.500 abitanti e 1.000 unità abitative”.

75 milioni di euro saranno inoltre dedicati per la creazione un nuovo polo universitario ed educazionale legato alla Lisbon International School, che dovrà ampliare le prospettive globali del Portogallo come nuova, dinamica economia europea. La capitale partecipa inoltre al progetto Sharing Cities e promuove fortemente il nuovo fronte della mobilità sostenibile. Nell’ottica del governo portoghese la smart city di Lisbona dovrà formare anche un nuovo modello di riferimento per le interazioni tra servizi urbani e cittadini, per creare il modello “città 15 minuti” capace di avvicinare in un’ottica di prossimità, grazie alla digitalizzazione e ai nuovi servizi urbani, la metropoli ai suoi abitanti e che sta studiando anche il comune di Milano.

Tecnologia e innovazione sono le stelle polari del Portogallo che, col premier Costa, ha proprio dedicato al digitale “Resilient Europe”, il nome della sua campagna per la presidenza di turno dell’Unione Europea. Assicurato il presente, Lisbona guarda al futuro: non è più tempo per il Paese di inseguire pensionati e ricchi anziani dal resto d’Europa per attrarli con le condizioni fiscali favorevoli. Il Portogallo vuole creare occupazione, lavoro, innovazione facendo della capitale un centro di riferimento per l’economia europea e globale. E le lezioni di un Paese piccolo ma combattivo non possono non essere istruttive all’Italia, che nella sua risposta al Covid troppe volte ha dimenticato la necessità di pensare strategicamente il futuro.