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L’etica della tecnologia interroga l’agire umano nel suo disporsi mediante artefatti, strutture e infrastrutture. Cosa comporta una lettura di questo tipo rispetto a una rete tecnologica come quella del 5G e della digitalizzazione pervasiva?

Il senso di tutto questo ci aiuta a comprenderlo Langdon Winner che, in un suo celebre studio (Cf. L. Winner, Do Artifacts Have Politics? in Daedalus 1-109(1980), 121-136), si chiedeva provocatoriamente se gli artefatti tecnologici avessero una funzione politica. Winner mostra come le macchine, le strutture e i sistemi della moderna cultura materiale possono essere accuratamente giudicati non solo per il loro contributo di efficienza e produttività, non solo per i loro effetti collaterali positivi e negativi sull’ambiente, ma anche per i modi in cui possono incarnare specifiche forme di potere e di autorità. Per poter mostrare questo effetto politico e sociale della tecnologia ricorre ad alcuni esempi. Uno di questo merita particolare attenzione. Nell’analisi che Winner offre della costruzione di una serie di cavalcavia messi in opera tra gli anni Venti e Settanta del secolo scorso sulle strade dello stato di New York che portavano a Long Island, emerge come dietro ci fosse una precisa volontà politica: realizzare i ponti fuori standard, più bassi che nel resto del Paese, avrebbe permesso l’accesso alle spiagge solo alla classe media bianca, che possedeva le automobili, e non a tutte le altre minoranze etiche che solitamente viaggiavano in autobus. Conclude Winner che questo e altri esempi di architettura e urbanistica mostrano con una lampante chiarezza come ogni disposizione tecnica, ogni artefatto tecnologico, sia di fatto un modo per costruire una forma d’ordine nel mondo.

Oggi, nella trasformazione digitale che stiamo completando grazie al 5G che renderà possibile una computazione ubiqua in real time, dobbiamo riconoscere quanto profetiche siano le prospettive di Winner. Non si tratta più di inverare o negare i diritti che la costituzione riconosce alle persone con il calcestruzzo dei ponti ma mediante algoritmi, profilazione dei dati e accesso alle comunicazioni.

Quello che meno di cento anni fa era realizzato fisicamente da cemento armato oggi è forse meno hard e più soft ma non per questo meno efficace e da prendere in esame.

Sono gli algoritmi che decidono chi, con quali dati e verso chi può comunicare a rappresentare le autostrade dei nostri giorni

La prospettiva etica qui si fa radicale. Si tratta di accompagnare la tecnologia gestendo il suo impatto sociale. Tuttavia, il mondo della tecnologia è oggi descritto dalla categoria dell’innovazione.

L’innovazione indica un avanzamento o una trasformazione graduale contrassegnati da un sempre maggiore aumento di capacità e potenzialità. Non tutti i progressi sono nel bene o per il bene o comportano solo del bene.

Per poter parlare di innovazione come di un bene e per poterla orientare al bene comune abbiamo bisogno di una qualifica che sia in grado di descrivere come e quali caratteristiche del progresso contribuiscano al bene dei singoli e della società. Per questo si utilizza la categoria dello sviluppo.

Lo sviluppo umano è da intendersi come un fine e non come un mezzo che caratterizza il progresso definendo delle priorità e dei criteri

Parlare di sviluppo significa, quindi, non mettere la capacità tecnica al centro dell’attenzione bensì tenere l’uomo al centro della riflessione e come fine che qualifica il progresso

Per la tecnologia e per il nostro futuro abbiamo bisogno di uno sviluppo che sinteticamente vorrei definire gentile. L’etica è questo e le scelte etiche sono quelle che vanno nella direzione dello sviluppo gentile.