La vicenda di DeepSeek è soltanto la punta dell’enorme iceberg tecnologico cinese, in larga parte ancora inesplorato, che rischia di far deragliare le certezze dei colossi hi-tech occidentali. Da Pechino arrivano infatti altre due notizie che certificano i numerosi assi nella manica che Xi Jinping è pronto a calare sul tavolo nel confronto a distanza con Stati Uniti e Unione europea.
Mentre gli esperti si stanno ancora chiedendo come abbia fatto Liang Wenfeng, il fondatore di DeepSeek, a lanciare un modello di intelligenza artificiale altrettanto efficace quanto quelli realizzati dai giganti statunitensi, ma a una frazione del loro costo e mobilitando risorse minime, ecco che dal cilindro di Xi sono spuntati altri due conigli.
Il primo riguarda un superchip targato Huawei che potrebbe presto far dimenticare al Dragone i gioiellini di Nvidia, i chip di fascia alta Made in Usa che la Casa Bianca impedisce di esportare in Cina. Il secondo è invece un alter ego di DeepSeek: si chiama Manus AI, è stato sviluppato dalla start-up Butterfly Effect ed è pronto a scuotere il mercato nazionale dei modelli linguistici di grandi dimensioni (LLM), concentrandosi su applicazioni che vanno oltre i chatbot simili a ChatGPT.

Il superchip di Huawei
Vi ricordate di Huawei Technologies, la multinazionale cinese pluri sanzionata dagli Stati Uniti e data per clinicamente morta? Non solo è tornata in pista, contro ogni previsione, sfornando il Mate 60 Pro, uno smartphone alimentato dal chip Kirin 9000, dotato di processore avanzato da 7 nanometri e realizzato dal principale produttore di chip cinese Semiconductor Manufacturing International Corp. (SMIC). Huawei ha ora lanciato un nuovissimo chip per l’Ia che potrebbe addirittura competere con gli avanzatissimi prodotti della statunitense Nvidia. Pare che l’azienda di Shenzhen abbia offerto i primi campioni del suo processore Ascend 910C a grandi aziende cinesi di server per test e configurazioni hardware, e che funzioni alla grande.
Secondo il CSIS, il Center for Strategic and International Studies, Huawei avrebbe risorse sufficienti per produrre almeno 750.000 chip AI, indipendentemente dai divieti imposti dagli Stati Uniti. Toccherà a SMIC, il principale partner di Huawei nel settore dei chip, alimentare l’intera filiera Made in China. Huawei Technologies potrebbe dunque riempire il vuoto lasciato da Nvidia e contribuire a far avvicinare ulteriormente la Cina all’autosufficienza nel settore dei semiconduttori.

Fate largo all’Ia Made in China
Dopo DeepSeek, tocca a Manus AI. Questo modello di intelligenza artificiale sarebbe in grado di eseguire diversi compiti pratici, come creare un sito web personalizzato, elaborare rapidamente un itinerario per una vacanza, fornire un’analisi approfondita delle azioni Tesla o anche offrire consigli immobiliari. Butterfly Effect, sostenuta da Tencent, è guidata da Red Xiao Hong, 33 anni, fondatore e Ceo dell’azienda, ha ulteriormente messo in discussione la leadership degli Stati Uniti nell’intelligenza artificiale, in un settore che le aziende tecnologiche statunitensi considerano un’area di investimento chiave.
A differenza di DeepSeek, Manus non ha pubblicato documenti per fornire dettagli su come è stata sviluppata la propria tecnologia, né ha rilasciato codici affinché le persone possano utilizzarla in maniera indipendente. Chi utilizza Manus può scegliere tra due opzioni: una modalità standard o una modalità ad alto sforzo, che richiede più tempo per elaborare le richieste. Il logo del nuovo agente AI completamente autonomo della Cina? Una mano, visto che “Manus” deriva dal latino e significa “mano”.

