Modularità, concorrenza, alleanze sistemiche: sono questi i tre principi che animano la costituzione del network O-Ran che si ripromette di plasmare una nuova via per il 5G europeo. Di fronte alla possibilità che il mercato della rete di ultima generazione possa esser dipendente dalle azioni di pochi campioni industriali e tecnologici che concentrano al loro interno tutta la filiera, dall’hardware al software, indipendentemente dalla bandiera e dal posizionamento geopolitico del Paese d’origine (ciò vale per la cinese Huawei come per le europee Ericsonn e Nokia) diverse compagnie soprattutto europee stanno reagendo. Puntando alla definizione di standard comuni per il 5G capaci di definire precisi standard di accesso e di costituzione dei nuovi impianti e reti di Tlc attorno a cui adeguare la costruzione della rete in forma modulare. Permettendo la formazione di cordate e alleanze al cui interno ogni attore possa sfruttare la propria specializzazione.

Che cos’è O-Ran

Nata nel 2018, l’alleanza O-Ran realizzato importanti progressi nella standardizzazione e l’apertura delle Ran (Radio Access Network). L’acronimo significa infatti Open-Radio Access Network: obiettivo delle società aderenti al consorzio O-Ran è sviluppare standard di accesso aperto per l’interoperabilità delle varie componenti che costituiscono una rete 5G, così da permettere alle compagnie che vogliono partecipare al mercato di competere su un terreno di gioco comune capace di presentare regole certe e obiettivi chiari e definiti.

Qual è la posta in gioco? Superare un problema chiave per le reti di telecomunicazione contemporanee, l’aggregazione monolitica di software e hardware di rete nel contesto del mercato mobile sotto gli stessi fornitori, fattore che rende difficile ogni disaccoppiamento. Un problema di mercato e di concorrenza non secondario in un contesto in cui l’innovazione corre veloce e che si manifesta nel contesto più vicino ai consumatori finali, la rete radio.

Dividere software e hardware

Key4Biz nota che, in questo contesto, “l’Open Ran è un nuovo approccio rivoluzionario all’architettura delle reti mobili” destinato a dare piena manifestazione delle sue potenzialità in vista della corsa al 5G. Per la “prima volta dalla nascita della prima generazione di reti mobili”, infatti, “un operatore mobile può scegliere e realizzare su misura il suo software di proprietà per fare in modo che la rete funzioni al suo meglio”. Il tutto, chiaramente, “a prescindere dal fornitore dell’hardware della rete”. Si ottengono in questo modo due risultati importanti: dirigere in direzione ottimale il flusso degli investimenti delle compagnie e permettere ai campioni industriali di un singolo settore di performare al meglio nei campi di specializzazione.

Si tratta, insomma, “di segmentare la rete in tante piccole frazioni, in modo che sia possibile inserire al loro interno contenuti dedicati fruibili solo dagli utenti autorizzati”, ha dichiarato a Industria Italiana Carlo Vaiti, distinguished chief technologist in Hpe Italia. È “un modo per migliorare la loro esperienza. Si pensi, ad esempio, ad una parte della rete destinata a servizi di medicina personalizzata”.

Un esperto di telecomunicazioni del calibro dello statatunitense Tom Wheeler, per quattro anni (dal 2013 al 2017) presidente della Federal communication commission durante la seconda amministrazione di Barack Obama, ha affermato parlando con Formiche che a suo parere l’O-Ran è “l’unico sistema in grado di spezzare la natura proprietaria e verticale delle reti wireless proponendo reti con un software aperto e modulare. In questo modo tutti gli operatori hanno interesse ad alzare l’asticella della sicurezza”.

Superare i monopoli con O-Ran

Sul campo del 5G l’O-Ran potrà dunque consentire a diversi Paesi di non cadere dipendenti ai monopoli di singoli fornitori e di promuovere un ecosistema di innovazione aperta potranno puntare sui  della rete su cui muoversi in sinergia e quelli ove, sulla traccia degli standard comuni di frequenza, segnale e copertura, muoversi per conto proprio. E questo va apertamente nella direzione degli interessi italiani nel campo della rete di ultima generazione. Roma si trova oggigiorno di fronte a una situazione di fatto che vede diversi attori dinamici presenti nel nostro sistema tecnologico e nella corsa al 5G nazionale: Tim, Vodafone e la loro joint venture Inwit si aggiungono a colossi come Huawei, l’azienda cinese Zte, i campioni europei Ericsonn e Nokia e un’altra potenziale schiera di nuovi entranti.

L’Italia può in questo modo sfruttare le specializzazioni dei suoi attori nei vari campi e ovviare alla situazione di fatto che la vede mancante di un attore attivo su tutta la filiera ma forte di aziende con una grande esperienza alle spalle in materia di Tlc come Tim e di giovani e dinamici attori quali Open Fiber presenti nello strategico lato delle infrastrutture. Oltre a un’ampia e complessa galassia di imprese di piccola e media dimensione che rappresentano una filiera tech da tenere d’occhio. L’ex Telecom ha recentemente firmato un memorandum d’intesa con Deutsche Telekom AG, Orange S.A., Telefónica S.A. e Vodafone Group per entrare nel consorzio O-Ran con l’obiettivo dichiarato di aumentare le opzioni disponibili per la costruzioni delle reti 5G offrendo soluzioni di gestione capillare e migliorando gli standard securitari.

Tim apripista in Italia

Accelerare sul dispiegamento delle reti 5G attraverso alleanze modulari consentirà di accelerare il dispiegamento del ruolo di tecnologia abilitante della rete di ultima generazione, dando una spinta anche al progresso su fronti di interesse nazionale quali il cloud dati e l’edge computing. Tim sta facendo le prove generali in campo di O-Ran partendo dalla rete tradizionale 4G, sperimentando nella città emiliana di Faenza il primo progetto di tale matrice. Tim, nota Corriere Comunicazione, “utilizzerà una soluzione che disaccoppia le componenti (hardware e software) della rete di accesso radio, secondo una logica di diversificazione dei fornitori e nell’ottica di favorire un più ampio ecosistema industriali”, firmando una partnership che unirà le bande base software della statunitense Jma alle unità radio fornite dall’azienda taiwanese Microelectronics Technology (Mti). Prove generali di una possibile alleanza in vista dello sbarco massiccio sul 5G.

Il principio secondo cui  la rete va “segmentata”, per inserire nei vari blocchi gestiti da diverse aziende o consorzi servizi di alto valore aggiunto, che permettano alle società di telecomunicazione un’adeguata remunerazione degli investimenti ed un’offerta di servizi sempre più adattabile alle esigenze di aziende clienti e consumatori privati appare dunque importante per capire i futuri sviluppi nel 5G europeo. E l’Italia può valorizzare le sue eccellenze tecnologiche e costruire alleanze a geometria variabile capaci di farla avanzare sul fronte della digitalizzazione senza perdere il passo del resto del continente e dover in ultima istanza scegliere tra diversi attori interessati a investire nel nostro mercato.

diventa reporter con NOI ENTRA NELL'ACADEMY