Il derby del Golfo: Dopo gli Emirati Arabi Uniti, anche il Qatar entra nella corsa all’intelligenza artificiale

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Dopo lo scatto degli Emirati Arabi Uniti, che provando a giocare sul binomio tra intelligenza artificiale e energia nucleare si sono presentati come hub regionale della potenza di calcolo, anche il Qatar è entrato con viva forza nel grande gioco dell’Ia.

Nei giorni scorsi, infatti, il fondo sovrano dell’emirato, la Qatar Investment Authority, ha ufficializzato la sua partecipazione a un round di investimento da 13 miliardi di dollari nel capitale di Anthropic, player americano dell’intelligenza artificiale che opera nel settore dei servizi per clienti aziendali ed è stata fondato nel 2021 dagli ex manager di OpenAI Dario e Daniela Amodei.

I due imprenditori statunitensi, rispettivamente Ceo e presidente dell’azienda basata a San Francisco, hanno guidato un round di finanziamento che ha alzato a 183 miliardi di dollari il valore di Anthropic, includendo anche Qia nel novero di un gruppo di finanziatori che include anche Amazon (8 miliardi di dollari), Google (2 miliardi) e Menlo Ventures (750 milioni). Il fondo di Doha si è unito a Lightspeed, Fidelity Management, Blackstone, Coatue, BlackRock in un round corposo che ha contribuito ad aumentare il pregio dei detentori di capitale di rischio di Anthropic.

“Questo ultimo round di investimenti alimenta la corsa agli armamenti nelle aziende di intelligenza artificiale, con le monarchie del Golfo che sostengono diverse aziende”, nota Bne Intellinews, aggiungendo che Anthropic “ha acquisito popolarità con il suo modello di intelligenza artificiale Claude, lanciato a marzo 2023. L’azienda ha aggiunto di avere un fatturato annuo in aumento da 1 miliardo di dollari all’inizio del 2025 a oltre 5 miliardi di dollari entro agosto”.

La partita delle monarchie del Golfo per l’Ia è triplice. In primo luogo, i Paesi della regione mirano a intercettare i trend di crescita del settore e la strutturazione di modelli di business AI-oriented per ottenere importanti profitti da questi investimenti. In secondo luogo, gli Stati della regione mirano a offrire spazio e prospettive agli stanziamenti dei data center per aumentare la potenza di calcolo delle grandi compagnie, soprattutto statunitensi, sfruttando la disponibilità d’energia a basso prezzo della regione. Infine, logica conseguenza dei due precedenti fronti, questo aiuterebbe a diversificare l’economia e ad attrarre talenti in un’area che si presenta come hub dell’economia di frontiera del XXI secolo e vuole guardare oltre la dipendenza energetica.

In prospettiva, il sentiero di crescita della tecnologia qatariota potrà essere quantomeno interessante e promettente. Lo scenario che si apre è quello di una convergenza tra gli obiettivi di singoli Paesi e quelli di singole aziende, a creare cordate in grado di amplificare le sinergie, gli investimenti, l’uso dell’energia e della potenza di calcolo.

Per i Paesi del Golfo è un’opportunità, per le aziende Usa un gancio per sfuggire alla situazione di precarietà che lo sviluppo Ia rischia di imporre sul suolo americano, principalmente nella partita delle reti. Il “grande gioco” è solo all’inizio ma il Golfo è al centro del mondo anche per questo fronte. Ragion per cui gli Usa non possono perdere Paesi come il Qatar: la pronta volontà di Donald Trump di rispondere a problematiche come l’attacco israeliano contro Doha si spiega anche con la nascente alleanza Ia. Ritenuta vitale da una superpotenza in cerca di nuove rotte per la sua egemonia.