L’esclusione della società svizzera Acronis da parte dell’Ufficio del Direttore dell’Intelligence Nazionale non è un incidente amministrativo, ma un segnale politico e strategico. Si tratta della prima applicazione pubblica e sostanziale del Federal Acquisition Supply Chain Security Act, la legge che consente agli Stati Uniti di escludere un fornitore non per le sue azioni, ma per ciò che può rappresentare.
Acronis, profilo occidentale e sospetto sistemico
Acronis è un attore pienamente integrato nel mercato globale della cybersicurezza: sede in Svizzera, governance internazionale, clienti in oltre 150 Paesi, prodotti avanzati per backup e protezione dei dati. Il punto non è l’azienda in sé, ma ciò che rappresenta agli occhi dell’intelligence americana: una possibile vulnerabilità nella catena di fornitura di sistemi sensibili.
Il perimetro del bando: mirato ma simbolico
L’ordine ODNI non riguarda l’intero governo federale, ma esclusivamente la comunità dell’intelligence e i sistemi a compartimentazione sensibile. Proprio per questo il messaggio è chiaro: la fiducia tecnologica non è più una questione commerciale, ma un’estensione diretta della sicurezza nazionale. La rimozione immediata dei prodotti Acronis dai sistemi IC equivale a una scomunica tecnologica, anche se formalmente limitata.
Sicurezza senza prove pubbliche
Come già avvenuto con Huawei e Kaspersky, l’ODNI non fornisce motivazioni dettagliate. La logica è quella dell’intelligence: il rischio esiste perché informazioni classificate indicano che potrebbe esistere. È una rottura netta con il paradigma giuridico tradizionale occidentale, fondato su prove e contraddittorio. Qui il criterio è un altro: prevenire prima che accada qualcosa, anche al costo di colpire soggetti formalmente “inermi”.
Il contesto politico: la nuova dottrina Trump
Il tempismo non è casuale. L’ordine arriva nel pieno del riassetto dell’apparato di sicurezza voluto da Trump, con Tulsi Gabbard all’ODNI e John Ratcliffe alla CIA. È l’intelligence a guidare la politica industriale, non più il contrario. La sicurezza della supply chain diventa una leva di potere, uno strumento per ridisegnare le dipendenze tecnologiche globali e per segnalare che l’era della neutralità tecnologica è finita.
Geoeconomia della sfiducia
Il caso Acronis mostra come la guerra economica abbia ormai superato la fase delle sanzioni visibili. Non si colpiscono più solo Stati o settori strategici, ma nodi tecnologici considerati critici per la sovranità informativa. Non importa dove abbia sede l’azienda o quale passaporto abbia il fondatore: ciò che conta è l’impossibilità, per Washington, di controllare ogni anello della catena.
Un precedente destinato a moltiplicarsi
Questo primo ordine FASCSA non resterà isolato. Al contrario, inaugura una stagione in cui l’accesso ai sistemi più sensibili degli Stati Uniti sarà riservato a fornitori percepiti come pienamente “allineati”, non solo sul piano giuridico ma su quello politico e strategico. La sicurezza diventa identità, appartenenza, affidabilità geopolitica.
Conclusione: la fine dell’innocenza tecnologica
Il caso Acronis non parla solo di cybersicurezza, ma del mondo che sta emergendo. Un mondo in cui la tecnologia non è più neutrale, le imprese non sono più attori autonomi e la fiducia è una risorsa strategica controllata dallo Stato. Chi resta fuori, anche senza colpe dimostrabili, paga il prezzo di un’epoca in cui il sospetto vale più della prova.

