C’è un filo rosso che unisce Elon Musk alla Cina e, di riflesso, gli Stati Uniti di Donald Trump al loro rivale sistemico numero uno. Basta seguire i soldi (follow the money) per capire che, mentre i falchi del Congresso Usa strepitano contro Xi Jinping, esiste una nutrita schiera di grandi imprenditori statunitensi che continua a flirtare con Pechino. Business is business e l’Oriente, soprattutto la Cina, è in cima alle loro priorità. Vale per il Ceo di Apple, Tim Cook, così come per Jamie Dimon, presidente di JPMorgan, Bill Gates, fondatore di Microsoft. E vale per tantissimi altri big dell’economia americana, Musk incluso. Se il Doge guarda alla Cina, è però vero anche il contrario, come ha dimostrato una lunga inchiesta del Financial Times.
Pare, infatti, che da quando Musk è stato nominato figura chiave dell’amministrazione Trump, i gestori patrimoniali cinesi abbiano iniziato a pompare decine di milioni di dollari nelle società private controllate dal Doge. Non sappiamo chi si nasconde dietro questi anonimi investitori, ma sappiamo che il denaro sta fluendo a fiumi in xAI, Neuralink e SpaceX, la società privata più preziosa al mondo. Il Ceo di Tesla, intanto, ha appena inaugurato un enorme stabilimento per la produzione di batterie di accumulo di energia a Shanghai, dal valore di circa 200 milioni di dollari, ed è attratto dai robot umanoidi sviluppati dalle startup del Dragone.
Gli investimenti cinesi nelle società di Musk
Gli investimenti sopra menzionati non consentono di risalire a nomi e aziende, visto che sono stati effettuati tramite strutture opache, veicoli speciali, che permettono di nascondere l’identità dei protagonisti. Ricordiamo che l’uso di veicoli speciali nel finanziamento è una pratica comune e che non c’è nulla di illegale in questo. Tuttavia, nel caso specifico, sono emerse preoccupazioni in merito a possibili conflitti di interesse in un momento in cui Musk è coinvolto senza precedenti nella politica, negli affari e nelle politiche degli Stati Uniti.
“Come può una persona nella posizione di Musk avere così tanti legami con la Cina e allo stesso tempo essere considerato un riformatore del governo degli Stati Uniti?”, si è chiesto Derek Scissors dell’American Enterprise Institute. C’è anche chi è convinto che l’uomo più ricco del pianeta sia più interessato alla propria reputazione in Cina (anche grazie alla madre: ne abbiamo parlato qui) che non agli interessi americani.
In ogni caso, la natura opaca delle strutture rende difficile valutare l’intera portata del capitale cinese pompata nelle iniziative private di Musk, anche se sono emerse alcune indiscrezioni: 30 milioni di dollari confluiti, negli ultimi due anni, in SpaceX, xAI e Neuralink, tre società tecnologiche le cui valutazioni sono aumentate vertiginosamente. Ma perché i cinesi dovrebbero puntare sulle aziende di Musk? È possibile che l’afflusso di questi capitali sia guidato dal mero profitto e che abbia poco a che fare con il trasferimento di tecnologia o con l’influenza nelle politiche Usa. Semplicemente, a causa della stagnazione dell’economia interna, i cinesi più ricchi starebbero cercando opportunità investendo all’estero.
Dalle auto ai robot umanoidi
Musk si trova in mezzo a due fuochi. È vero che in Cina è una specie di super star e che a Washington è una specie di braccio destro mediatico di Trump, ma è altrettanto vero che la sua figura viene criticata sia in patria che oltre la Muraglia. Negli Usa, perché l’amministrazione Trump sta stringendo il cappio economico attorno al Dragone, ma uno dei suoi funzionari di spicco, Elon appunto, continua a vendere Tesla a Pechino e aprire fabbriche a Shanghai. In Cina, perché i falchi del governo criticano alcune delle aziende di Musk, come SpaceX, per i forti legami con l’esercito statunitense.
La politica va da una parte, l’economia dall’altra. Già, perché a unire ulteriormente Musk e la Cina, oltre alle auto elettriche, potrebbero infatti presto essere i robot umanoidi. Le autorità cinesi stanno spingendo su questa innovazione tecnologica, al punto che il governo di Shenzhen ha appena emesso un piano d’azione per offrire finanziamenti e supporto politico a chiunque sviluppi robot intelligenti, compresi i cosiddetti robot umanoidi. Entro il 2027, la megalopoli vorrebbe ospitare più di 10 aziende valutate oltre 10 miliardi di yuan (1,3 miliardi di dollari) e oltre 20 aziende con ricavi annuali superiori a 1 miliardo di yuan.
Si dà il caso che anche Tesla stia perfezionando la propria tecnologia umanoide. Musk continua a enfatizzare il robot Optimus dell’azienda, dicendosi fiducioso di produrre migliaia di umanoidi entro la fine dell’anno. Robot i cui componenti fanno affidamento sulla vasta catena di fornitura cinese. E che, proprio come successo con le auto Tesla, potrebbero in qualche modo raggiungere il successo globale grazie al Dragone…