Con Huawei e Alibaba la Cina lancia una sfida a tutto campo sull’intelligenza artificiale che mostra la sua robustezza ben oltre DeepSeek e la rivoluzionaria piattaforma di linguaggio naturale a basso costo con cui Pechino ha mostrato di poter competere con gli Stati Uniti su un piede di parità.
Mentre Alibaba annuncia 53 miliardi di dollari (380 miliardi di yuan) di investimento in cloud e intelligenza artificiale, una somma superiore al totale promosso nell’ultimo decennio dal gruppo fondato da Jack Ma, Huawei lancia la sfida dei chip di nuova generazione per l’Ia prodotti nella Repubblica Popolare.
Hardware e software uniti
L’esercito di silicio della Cina si arma e sulla scorta di una potenza tecnologica crescente e di un capitale umano rafforzato continuamente dall’immissione di grandi quantità di laureati in discipline scientifiche (Stem) nel mercato del lavoro può permettersi di programmare in profondità le sue mosse. Unendo la potenza di calcolo dei software e la capacità decisiva dell’hardware made in China nel promuovere un vero e proprio piano di disaccoppiamento, in prospettiva, dalle dipendenze tecnologiche dalle potenze rivali, occidentali in testa.
Alibaba sta ridefinendosi sul modello della principale rivale nel mercato dell’e-commerce, Amazon, come piattaforma integrata orientata a sfruttare e valorizzare i dati. Come nota Milano Finanza, “cloud e Ia sono stati i driver di crescita del terzo trimestre” per l’azienda di Hanghzou, dato che “Alibaba Cloud Intelligence ha visto crescere i ricavi del 13% secondo l’ultima relazione trimestrale, contro il +5% delle operazioni nell’e-commerce” e “quanto ai modelli Ia, alla fine di gennaio il conglomerato cinese ha pubblicato una nuova versione del suo modello di intelligenza artificiale Qwen 2.5, sostenendo che ha superato DeepSeek-V3″.
Al contempo, la corsa cinese all’IA è accelerata anche dalla capacità di Huawei di riconvertirsi a compagnia attiva su ogni fronte per servire la crescita tecnologica del Dragone. Huawei ha aumentato dal 20 al 40% la percentuale di chip funzionali prodotti per usi interni al gruppo dalle sue linee dopo il boom del processore Ascend 910C.
Una svolta strategica
Come nota il Financial Times, “questa svolta rappresenta un passo avanti nelle speranze della Cina di costruire un’infrastruttura informatica in grado di supportare il suo fiorente settore dell’intelligenza artificiale, nonostante i controlli sulle esportazioni statunitensi concepiti per ostacolare la capacità del Paese di sviluppare tecnologie sensibili”. Una sfida al leader di mercato in Cina, la statunitense Nvidia, che si inserisce nella lunga marcia per un decoupling che, immaginato negli Usa per rompere la dipendenza dalla Cina a livelli basilari delle catene del valore, sta venendo parimenti messo in pratica dalla Repubblica Popolare nei settori strategici dove la predominanza americana è maggiore.
Non a caso il leader cinese Xi Jinping ha di recente riunito a Pechino i nuovi “mandarini”, ovvero gli oligarchi e i magnati della tecnologia made in China che come ha ricordato Federico Giuliani contribuiscono a plasmare la sfida globale di una grande potenza della scienza, della tecnologia, della ricerca. L’Impero di Mezzo vuole diventare il centro globale dell’IA. I suoi colossi sono pronti a fare il possibile perché ciò accada.

