L’amministrazione Biden ha annunciato l’avvio di una nuova indagine commerciale sulla produzione cinese di semiconduttori, un passo che potrebbe portare a un aumento significativo delle tariffe doganali sui chip importati dalla Cina. L’indagine, denominata Sezione 301, si concentra sui semiconduttori di vecchia generazione, un settore dove la Cina ha incrementato notevolmente la propria capacità produttiva grazie al sostegno diretto dello Stato.
L’iniziativa è stata ufficialmente presentata dalla rappresentante americana al commercio, Katherine Tai, che ha sottolineato come l’obiettivo sia proteggere i produttori statunitensi e internazionali da una concorrenza cinese considerata sleale. « Non possiamo ignorare il massiccio intervento statale cinese, che distorce il mercato globale dei semiconduttori », ha dichiarato Tai.
Trump erediterà l’indagine
Un dettaglio insolito di questa iniziativa è che l’indagine è stata avviata solo quattro settimane prima dell’insediamento della nuova amministrazione Trump, che sarà chiamata a gestirne gli esiti. Se le conclusioni dell’indagine giustificheranno l’adozione di nuove tariffe, l’ex presidente potrebbe utilizzare questa opportunità per rafforzare ulteriormente la sua linea dura contro la Cina.
Durante la campagna elettorale, Trump ha minacciato di imporre dazi fino al 60% su diverse categorie di importazioni cinesi, semiconduttori inclusi. Questa indagine potrebbe rappresentare il primo passo verso la concretizzazione di tali minacce, in linea con la retorica protezionista che ha caratterizzato la sua precedente amministrazione.
Una guerra tecnologica senza fine
L’indagine sulla produzione di chip cinesi è solo l’ultimo capitolo della crescente rivalità tecnologica tra Washington e Pechino. I semiconduttori sono ormai diventati il cuore pulsante dell’economia globale, alimentando non solo smartphone e automobili, ma anche sistemi avanzati di intelligenza artificiale e tecnologie militari. Controllare la produzione e la distribuzione di questi componenti cruciali equivale a detenere una leva strategica nel panorama economico e geopolitico.
Per Pechino, questa mossa rappresenta una chiara escalation. Negli ultimi anni, la Cina ha investito miliardi di dollari nella produzione di semiconduttori, cercando di ridurre la propria dipendenza tecnologica dall’Occidente. Washington, d’altro canto, vede questi sviluppi come una minaccia diretta alla sua supremazia tecnologica e alla sicurezza nazionale.
Impatti globali
Le conseguenze di questa nuova indagine e dei potenziali dazi non si limiteranno agli Stati Uniti e alla Cina. Un aumento delle tariffe sui semiconduttori potrebbe tradursi in costi più elevati per una vasta gamma di prodotti di consumo, dalle automobili agli elettrodomestici. Inoltre, potrebbe aggravare la già delicata situazione della catena di approvvigionamento globale, colpita duramente negli ultimi anni da pandemie e conflitti geopolitici.
Mentre gli Stati Uniti cercano di bilanciare le loro ambizioni protezionistiche con la necessità di collaborare con alleati come l’Unione Europea e il Giappone, resta da vedere come reagirà Pechino. In passato, la Cina ha risposto a misure simili con ritorsioni mirate, aumentando le tensioni economiche e politiche.
Continuità nella rivalità
Questa nuova indagine testimonia una continuità sorprendente tra le amministrazioni Biden e Trump nella gestione della competizione con la Cina. Nonostante le differenze retoriche e ideologiche, entrambe le amministrazioni sembrano concordare sulla necessità di affrontare Pechino con misure sempre più aggressive.
Per il mondo, l’inchiesta Sezione 301 è un ulteriore segnale che la guerra commerciale e tecnologica tra le due superpotenze non accenna a rallentare, influenzando profondamente il futuro delle relazioni economiche globali.

