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Il 2026 si preannuncia destinato a essere dominato dalla “battaglia dei giganti” tecnologica per definire i nuovi standard dell’intelligenza artificiale: la posizione dominante di Nvidia nel fornire hardware abilitante per la potenza di calcolo e l’inferenza Ia è sfidata da Alphabet, la parent company di Google, che sta prendendo lo slancio per giocare un ruolo trasversale nel sistema.

Tpu contro Gpu

Se sul lato dei linguaggi naturali Google ha schierato Gemini 3 per fare concorrenza a ChatGpt e OpenAI, frontrunner da fine 2022, su quello dell’hardware il gruppo guidato da Sundar Pichai sta minando la leadership di Nvidia, azienda decisiva come abilitatrice della rivoluzione Ia, i cui chip e le cui Gpu (Graphic processing unit) sono diventati la “benzina” della potenza di calcolo e che da una capitalizzazione di 250 miliardi di dollari è passata in tre anni ad essere la prima azienda della storia del capitalismo mondiale a raggiungere i 4mila e i 5mila miliardi di valore borsistico.

Le Gpu di Nvidia, come le H200 e le più recenti Blackwell, hanno garantito la possibilità di alzare la capacità generativa e la potenza di calcolo dei gruppi dell’Ia e sono ora sfidate da una diversa tecnologia di Google, che punta sulle Tensor Processing Unit (Tpu), circuiti integrati per applicazioni specifiche (Asic) che mirano a incrementare la potenza di calcolo in fini specifici e concreti dell’uso dell’IA, dal cloud computing alla robotica, alzando l’asticella delle funzionalità che le reti neurali possono abilitare.

Nvidia-Google, sfida sull’Ia

Google, che ha varato la prima Tpu nel 2016, ritiene che nei data center le sue tecnologie, compresa la recente Tpu Ironwood, possano garantire efficienza di costo e maggiore scalabilità rispetto ai chip di Nvidia.

L’azienda di Jensen Huang trova dunque pane per i suoi denti. Google, che si affida alla taiwanese Tsmc per parte della realizzazione delle Tpu, vuole presentarsi come azienda capace di diventare una vera e propria “Compagnia delle Indie” dell’Ia, controllando quote di mercato considerevoli in tutta la filiera, dalla generazione di dati alla componente industriale. L’azienda di IA Anthropic ha siglato un contratto da 26 miliardi di dollari per le Tpu di Google, e “neocloud” come quelli di CoreWave si affideranno all’azienda di Pichai ma il vero “Santo Graal” potrebbe, per Mountain View, essere l’asse in discussione con Meta per portare nella parent company di Facebook e nei suoi data center le tecnologie di Alphabet.

Le dinamiche della concorrenza

In un report agli investitori la banca danese Saxo ricorda che la discesa in campo di Alphabet/Google può aumentare la concorrenza e creare vantaggi di costo agli operatori sottolineando che ora “quando hyperscaler come Alphabet, Amazon e Microsoft progettano i propri acceleratori, non devono più accettare i prezzi e le forniture offerti da Nvidia” ma “possono spostare i carichi di lavoro tra chip interni e apparecchiature di terze parti, mettere i fornitori l’uno contro l’altro e trasferire parte dei risparmi ai clienti per conquistare quote di mercato nel cloud”.

Nvidia mantiene il vantaggio di poter proporre un pacchetto completo per integrazione tecnologia, avviamento della macchina AI e sviluppo di profonde capacità innovative generiche e rimane il punto di riferimento, soprattutto per i clienti che non hanno margini di spesa eccessivi. Ma ad oggi è chiaro che una partita di mercato sia stata lanciata. E l’intero ecosistema Usa può osservare con attenzione. Mentre al contempo è la rivalità tra aziende che può spingere verso nuove frontiere una corsa all’innovazione in cui Google, che sembrava la grande sconfitta dell’emersione di ChatGpt, vuole essere il game-changer.

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