Anche Google ha avuto il suo Snowden, l’analista noto per aver svelato al pubblico dettagli di diversi programmi top secret della NSA (National Security Agency) statunitense. Si chiama Erfan Azimi e in un video del 28 maggio postato su YouTube, l’ex ingegnere Google rivendica il suo ruolo nell’aver sottratto i documenti riservati che svelano le “bugie” dietro cui si celano gli algoritmi di indicizzazione di Google. Di cosa stiamo parlando? Nei mesi scorsi sarebbero stati sottratti 2.500 documenti che renderebbero noto il funzionamento del Google Ranking, ovvero l’algoritmo che determina se un sito può avere successo nel Web oppure se debba finire nel dimenticatoio della rete. Google stessa, denunciando la violazione, ha confermato l’autenticità di detti documenti.
Ma chi è Erfan Azimi e perché ha sottratto i documenti? Erfan Azimi è un ex ingegnere di Google, ha lavorato per l’azienda per diversi anni, occupandosi principalmente di progetti legati all’intelligenza artificiale e alla gestione dei dati. Le sue competenze tecniche gli hanno permesso di avere accesso a una vasta gamma di informazioni riservate. Nel suo video asserisce di non aver agito per fini finanziari ma di voler rivelare al mondo la truffa degli algoritmi.
I documenti trafugati
Quali documenti sono stati sottratti? E perché sono così importanti? I documenti che stanno facendo il giro del web spiegherebbero dettagliatamente il funzionamento degli algoritmi che hanno il potere di gestire la gerarchia dei link nelle pagine dei risultati. Insomma, il manuale della buona indicizzazione decisa da Google che per molti si traduce con vita o morte del proprio sito sul web. Nel suo video Azimi asserisce di essersi accorto che gli algoritmi di indicizzazione funzionerebbero ancora in base ai clic. Laddove le parole di Azimi venissero confermate smentirebbero ampiamente quanto più volte asserito da Google sui metodi impiegati per determinare il posizionamento.
Per Azimi la volontà è quella di rendere edotto il pubblico sulla funzionalità di questo sistema senza passare per le bugie di web master e imprenditori, il tutto per garantire agli utenti di interagire con i siti che preferiscono. Ad oggi, se sia o meno solo questo il motivo non possiamo ancora saperlo.
Uno scossone per il mondo SEO
Se quanto asserito da Azimi fosse confermato ci sarebbe uno sconvolgimento nella comunità della SEO (Search Engine Optimization), poiché nei dettagli tecnici sottratti si nasconderebbero le conferme che Google ha mentito sul funzionamento del proprio motore di ricerca. I documenti presi da Azimi sarebbero stati consegnanti all’esperto di SEO Rand Fishkin, co-fondatore di SparkToro.
Per Fishkin “la ricerca di Google è una delle black boxes più segrete e gelosamente custodite al mondo”. Ma ora non più. Si rivolge proprio alla community della #SEO segnalando che la divisione di ricerca Google non ha mai subito una simile fuga di notizie.
Insomma, mentre esperti della SEO e del marketing si sono scervellati per affinare le proprie strategie al fine di individuare le parole chiave in grado di scalare il posizionamento dei siti, oggi riscopriamo che a prevalere sono i click ed anche la loro durata temporale, ovvero il tempo che l’utente medio trascorre su un sito prima di uscire e tornare alla pagina risultati.
I documenti sottratti potrebbero demolire l’intera industria creatasi intorno all’indicizzazione dei siti? Beh non proprio, anzi potrebbero darle nuovo impulso. Alcuni esperti di SEO come Michael King, fondatore di “iPullRank” si sono spinti a definire le informazioni pubbliche diffuse da Google “gaslighting” (forma di manipolazione psicologica), create per ingannare potenziali spammer. Nel frattempo, Google ha fatto sapere che è meglio astenersi dal fare ipotesi sulla base di informazioni datate e fuori contesto. Il motivo è che gli algoritmi di Google cambiano e si modificano periodicamente e inoltre si adattano alla tendenza del momento.
Continueremo a tenervi aggiornati. Nel frattempo ci auguriamo che l’indicizzazione sulla base dei click diventi obsoleta poiché finirebbe col promuovere sempre gli stessi e più cliccati contenuti.

