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Tecnologia

Gli Emirati varano (con Google) lo “scudo” cyber per garantire la sicurezza del Paese

Gli Emirati Arabi Uniti accelerano il passo nella corsa globale alla supremazia digitale con il primo Centro per la sicurezza informatica.
Emirati Arabi Uniti

In un’epoca in cui la sovranità si misura sempre più in terabyte e algoritmi, gli Emirati Arabi Uniti accelerano il passo nella corsa globale alla supremazia digitale. Con l’approvazione ufficiale da parte del Consiglio dei Ministri, prende forma ad Abu Dhabi il primo Centro di eccellenza per la sicurezza informatica del Paese: un’infrastruttura tanto tecnica quanto politica, pensata per blindare gli asset nazionali e posizionare gli Emirati al centro della mappa strategica del cyberspazio mondiale.

A guidare l’iniziativa è l’UAE Cybersecurity Council, con un partner d’eccezione: Google Cloud. Una collaborazione che rivela la doppia anima del progetto: da un lato il rafforzamento della difesa digitale interna, dall’altro l’integrazione selettiva con le grandi piattaforme occidentali per garantirsi interoperabilità, accesso a tecnologie proprietarie e – soprattutto – legittimazione nel circuito delle élite tecnologiche.

Il Centro non nasce come un semplice polo accademico o formativo. È una cabina di regia operativa per il controllo, la simulazione e la risposta agli attacchi cibernetici su scala nazionale. Il quadro tecnico è concepito per raggiungere la piena “cyber readiness”, un concetto che nei documenti ufficiali emiratini implica non solo difesa passiva, ma capacità offensiva, resilienza delle infrastrutture critiche e centralizzazione dei protocolli di sicurezza.

La governance del cyberspazio

Sul piano internazionale, il progetto si colloca nel solco della diplomazia tecnologica degli Emirati, fatta di accordi bilaterali selettivi, partecipazione a consorzi globali e acquisizione di tecnologie attraverso partecipazioni incrociate in aziende occidentali e israeliane. Il centro sarà quindi anche una piattaforma di interoperabilità per le forze armate e le agenzie di intelligence, con possibili integrazioni nei sistemi C4ISR già in uso.

La roadmap operativa prevede diverse fasi: dalla costruzione fisica e infrastrutturale già avviata, alla messa in rete delle prime architetture cloud sicure, fino al completamento della piena capacità di intervento tra il 2027 e il 2028. In questo orizzonte temporale, Abu Dhabi mira a non essere più soltanto un hub finanziario ed energetico, ma un attore normativo e operativo nella governance globale del cyberspazio.

La struttura di governance del Centro rispecchia la tradizione emiratina: leadership centralizzata, controllo strategico diretto da parte di membri del Governo e profili tecnici formati nei centri d’eccellenza USA e UK. Il risultato è un sistema ibrido: autoritario nei processi decisionali, ma adattivo nelle soluzioni, costruito per reggere l’urto della guerra digitale in tempo reale.

In un contesto regionale sempre più polarizzato – tra la militarizzazione dei dati da parte di Israele, l’assertività cibernetica iraniana e la fragilità sistemica degli Stati confinanti – il Centro rappresenta un punto di svolta per la dottrina emiratina: non più solo soft power e attrazione di capitali, ma capacità di difendere e proiettare potenza in forma invisibile ma letale. Non si tratta solo di innovazione. Si tratta di potere. Digitale, sì. Ma reale.

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