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Elon Musk è in guerra aperta contro il Brasile. Il magnate americano di origini sudafricane, patron di X, da diversi giorni accusa di censura e di involuzione autoritaria il sistema politico del Paese sudamericano guidato dal presidente Lula e denuncia una censura contro il suo social per la decisione del giudice Alexandre de Moraes, giudice della Corte Suprema Federale, di bloccare l’attività della piattaforma nel Paese. E mentre Starlink, succursale dell’impero di Musk che garantisce servizi di connettività satellitare, si conforma alla direttiva brasiliana sospendendo l’accesso a X sui suoi server lo scontro continua tra scambi d’accusa e un contesto in cui il nodo della libertà d’espressione e quello del rispetto delle leggi nazionali da parte di Big Tech

Il braccio di ferro tra Musk e Moraes

Moraes, che ha visto la sua scelta confermata dal Collegio della Corte Suprema, è noto come “cacciatore” di utenti e siti colpevoli di veicolare fake news e ha pressato da tempo X chiedendo di conformarsi alla normativa nazionale brasiliana.

Moraes aveva dapprima intimato a Musk di rimuovere dalla piattaforma contenuti di disinformazione legati all’ultradestra e all’ex presidente Jair Bolsonaro nel quadro delle sue ampie indagini per contro i responsabili e i sostenitori dell’assalto al palazzo presidenziale di Brasilia dell’8 gennaio 2023, compiuto dagli irriducibili sostenitori di Bolsonaro, che non riconoscevano la vittoria presidenziale di Lula. In seguito, ha chiesto a Musk di pagare le multe, pari a 3 milioni di dollari, per il mancato adempimento dei compiti paventando una sospensione che si è materializzata la scorsa settimana.

La scelta su X e le sfide che apre

La scelta del Brasile di mettere al bando X se non si conformerà alla legge interna segna un precedente e ha destato polemica. Innanzitutto, il potere giudiziario di un Paese di prima fascia su scala planetaria ha chiamato come responsabile una piattaforma social per scenari legati alla disinformazione avocando a sé il diritto di bloccare eventuali minacce alla sicurezza pubblica veicolati tramite la piattaforma stessa. La scelta di Musk di non ostacolare il propagarsi della propaganda degli anti-Lula, in sostanza, non è stata ritenuta una scelta neutrale ma una volontà deliberata a cui reagire.

In secondo luogo, la giustizia brasiliana, sostenuta dal procuratore generale legato al governo Jorge Messias, ha promosso una postura “sovranista” e identificato Musk e X come potenziali vettori di un’influenza straniera avente a che fare con l’ostilità dell’uomo più ricco del mondo per i governi e le istituzioni progressiste, la sua vicinanza alla destra mondiale e una presunta incoerenza sul rispetto delle leggi nazionali.



Tech Policy ha denunciato “l’influenza maligna di Elon Musk sul Brasile” sottolineando che per molti brasiliani “Musk è un magnate straniero rinnegato, che mette il suo peso e la sua notevole ricchezza sulla bilancia a favore delle forze che hanno attaccato molto di recente la democrazia duramente conquistata del Brasile”, mentre al contrario si è conformato alle richieste di censura politica in India e Turchia.

I poteri del giudice Moraes

Il terzo tema ha a che vedere con la questione, assai divisiva, dello stato attuale della libertà d’espressione. Musk ha denunciato come “censura” la scelta del giudice Moraes, applaudita invece da chi da tempo, come l’economista americano Robert Reich, invita a un limite al propagarsi di fake news e disinformazione su X. La polarizzazione del dibattito attorno a una guerra privata tra Musk e Moraes in quest’ottica non aiuta a portare il dibattito sul campo dell’equilibrio e della ragionevolezza. Del resto, è indubbio, come nota Americas Quarterly, che “Moraes ha esercitato una rara combinazione di poteri giudiziari. Ha distribuito  multe unilateralmente , ordinato  arresti , divieti sui social media   e altre sanzioni, e ha persino agito come investigatore e giudice allo  stesso tempo”. Un’accumulazione di prerogative che può creare disorientamento e che è stata stigmatizzata anche dal giornalista americano d’inchiesta Glenn Greenwald

Il braccio di ferro continua

Attorno a queste polemiche, il braccio di ferro continua e le posizioni del Brasile e di X sembrano oggigiorno pienamente inconciliabili. Il dibattito che si svilupperà sul tema è destinata a fare scuola nel contesto del più ampio scontro aperto che un Paese democratico e una piattaforma social si siano mai trovati a combattere. Destinato a segnare precedenti in una fase in cui il tema della regolamentazione delle Big Tech, della disinformazione e della libertà d’espressione sono questioni politiche e sociali attualissime.

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