La base è europea ma i capitali, e spesso le menti, sono americane: negli ultimi giorni sono emerse importanti novità sugli sviluppi dell’intelligenza artificiale nel Vecchio Continente e gli annunci di finanziamenti imponenti di due importanti start-up lasciano presagire un trend importante, e cioè che anche in Europa lo zampino dei finanziamenti statunitensi sarà fondamentale per permettere alla frontiera dell’innovazione di progredire.
La nuova start-up IA di Yann LeCunn
Si parte da Advanced Machine Intelligence Labs, la start-up parigina co-fondata da Yann LeCun, manager franco-statunitense che è stato a lungo Chief Scientist di Meta per l’intelligenza artificiale, che ha concluso il più grande round inaugurale di finanziamenti raccogliendo 1 miliardo e 30 milioni di dollari per sviluppare l’IA oltre i tradizionali linguaggi computazionali.
Ami Labs sarà un’IA allenata tramite un’inferenza complessa che coniugherà dati geospaziali, immagini e altri input. Andando, dunque a provare a cercare una strada sul fronte del cui sviluppo dovrà, stante la natura europea della società, conformarsi a ben precisi paletti e perimetri di rispetto della privacy, tutela del flusso dati e sicurezza stabiliti dalle normative europee.
“Advanced Machine Intelligence Labs ha annunciato martedì che la sua prima raccolta fondi ha beneficiato del sostegno di un gruppo globale di investitori”, nota il Financial Times, sottolineando che spiccano tra questi “la francese Cathay Innovation, la Bezos Expeditions del fondatore di Amazon Jeff Bezos, la Temasek di Singapore, la SBVA di Seul e il colosso statunitense dei chip Nvidia”.
Nvidia e le mani sul cloud made in Uk
Curioso sottolineare, però, che a piazzare capitali nell’avventura del vincitore del Premio Turing divenuto una delle menti matematiche dell’IA moderna siano, soprattutto, player a stelle e strisce.
In questo caso, Nvidia appare protagonista su due fronti: se dalla Francia si passa al Regno Unito, infatti, il gruppo di Santa Clara guidato da Jensen Huang sostiene a Londra Nscale, che è attiva da due anni per sviluppare servizi cloud per l’IA e di recente nel nuovo round di finanziamento, il terzo, ha raccolto 2 miliardi di dollari col sostegno del gruppo industriale norvegese Akes ASA e del fondo newyorkese 8090 Industries, annunciando inoltre di aver “pescato” da Meta due nuovi membri del board, Sheryl Sandberg e l’ex vicepremier britannico Nick Clegg.
Competenze e fondi provenienti, in buona parte, da oltre Atlantico per potenziare una infrastruttura IA europea ancora tutta da definire. Nscale vale poco meno di 15 miliardi di dollari e ha il suo affare principale negli Usa, tramite un contratto per un maxi-data center per Microsoft che le frutterà 14 miliardi secondo il Ft. Tutto questo segnala un’indubbia capacità di sviluppare competenze europee in materia di IA, per quanto su una scala ancora lontana da quella statunitense, da cui invece l’Europa, dentro e fuori l’Ue, dipende, comprensibilmente, sul fronte dei capitali.
Perché i capitali Usa spingono l’IA europea
I gruppi statunitensi, a loro volta, non disdegnano le nicchie di oltre Atlantico: l’Europa resta un mercato ricco e industrializzato, dove da un lato l’IA può promettere ritorni in termini di applicazioni produttive e come service allo sviluppo manifatturiero e dall’altro esistono margini ancora non eguagliati altrove come capacità di spesa dei consumatori, eccezion fatta che per Paesi come Giappone e Corea del Sud. Colossi come Nvidia e manager come LeCunn capiscono che creare la stake europea dell’IA può contribuire a generare opportunità di business nel medio-lungo periodo.
I capex europei sull’IA dovranno tenere conto delle Forche Caudine dell’AI Act comunitario, come nota The Coursive: “la legge UE sull’intelligenza artificiale entrerà pienamente in vigore il 2 agosto 2026 e da quel momento le aziende saranno obbligate a supportare le proprie decisioni in materia di intelligenza artificiale con prove concrete“, e dunque “o costruiranno le loro operazioni di intelligenza artificiale in modo da poter dimostrare cosa fa il sistema in un caso reale – fino alla versione del modello, ai dati utilizzati, ai controlli applicati e ai casi in cui un essere umano potrebbe intervenire – oppure dovranno cercare mercati in cui questo livello di prova non è ancora richiesto. Non esiste una comoda via di mezzo”.
Fare questo con le sole forze europee, paradossalmente, sarà impossibile: da oltre Atlantico capiscono l’affare e arrivano in forze. Nvidia, perché comunque questi processi necessiteranno di potenza di calcolo, che vuol dire più chip e unità computazionali vendute da Santa Clara. I manager in allontanamento dall’America di Donald Trump per provare a coniugare business ed etica; i venture capitalist cercando ritorni concreti. Continente che andrai, IA che troverai: sembra questo il motto tra le varie aree del mondo. Ma il filo rosso del capitale statunitense varrà pressoché ovunque, tranne per l’esempio ad hoc di una Cina che è la vera sfidante al trono americano nel settore.
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