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Tecnologia

Elon Musk investe ancora in Cina ma BYD (con Deepseek) si mangia Tesla

Tesla ha appena inaugurato una nuova fabbrica di batterie in Cina ma sta subendo lo sprint di BYD. Possibili guai in vista per Musk?

Prosegue il “paradosso” di Elon Musk. Il nuovo alleato di Donald Trump, il DOGE incaricato di tagliare le inefficienze burocratiche negli Stati Uniti da un’amministrazione repubblicana piena di falchi anti-cinesi, ha appena inaugurato un enorme stabilimento di Tesla per la produzione di batterie di accumulo di energia a Shanghai. Valore dell’investimento: circa 200 milioni di dollari.

Il sito, esteso su 200.000 metri quadrati, sorge a pochi passi dalla Gigafactory cinese dove Tesla assembla le proprie auto elettriche, ed evidenzia, in maniera inequivocabile, il cordone ombelicale che lega Musk alla Cina. Questo potrebbe essere un problema per Trump, visto che il presidente degli Stati Uniti ha appena deciso di imbastire una guerra commerciale 2.0 contro Pechino.

Non sembrerebbe, invece, esserlo per Musk. Ben felice di aver piazzato oltre la Muraglia la sua seconda megafactory per le cosiddette Megapack (l’altra è a Lathrop, in California), ma soprattutto di consolidare la propria presenza all’ombra della Città Proibita. E i dazi? Le tensioni tra Stati Uniti e Cina? Gli affondi di Trump? Affari di Donald. Nei piani imprenditoriali dell’uomo più ricco del mondo non sembra esserci spazio per tutto questo.

Musk scommette ancora sulla Cina

La mossa di Musk potrebbe aver piazzato una fastidiosa spada di Damocle sulla testa dell’amministrazione Trump. La Cina ha infatti appena introdotto tariffe sulle importazioni di carbone, gas naturale liquefatto e altri beni dagli Stati Uniti, come ritorsione per la decisione presa da Washington di imporre un ulteriore dazio del 10% su tutti i prodotti cinesi (già gravati da un dazio del 25%).

Non solo: Pechino ha inoltre avviato indagini antitrust su Google e Nvidia, e inserito nella sua lista nera PVH, il colosso della moda Usa proprietario di marchi come Tommy Hilfiger e Calvin Klein. E se un giorno il Governo cinese dovesse usare il pugno duro anche contro Tesla? In quel caso, come si comporterebbe Musk? Dubbi e tormenti con cui Trump potrebbe trovarsi a fare i conti.

Intanto sappiamo che l’ultima fabbrica di Tesla è destinata a produrre 10.000 batterie Megapack all’anno. A proposito di efficienza, è stata costruita in soli sette mesi, dopo un mese di trattative con il governo di Lingang, una zona manifatturiera di Shanghai. “Abbiamo assistito ancora una volta all’incredibile velocità di Shanghai e Tesla. Sono emozionato che questa fabbrica dia il via a un anno entusiasmante per Tesla”, ha dichiarato Michael Snyder, vicepresidente della casa automobilistica.

Le Megapack di Tesla, BYD e l’IA

Il nuovo impianto costruirà batterie grandi come container per fornire energia aggiuntiva in periodi di picco della domanda o in caso di blackout. Per capirsi, un Megapack Tesla sarebbe in grado di immagazzinare abbastanza energia per alimentare circa 3.600 case per un’ora.

L’altra fabbrica di Musk in Cina, la Shanghai Gigafactory, aperta nel 2019, rifornisce invece i mercati cinese e estero di Tesla e, lo scorso ottobre, ha prodotto la sua tremilionesima auto. Ricordiamo che la Cina è il secondo mercato più grande per Tesla, dopo gli Stati Uniti.

Nel frattempo, BYD, il colosso cinese dell’automotive, ha superato Tesla nella produzione di veicoli elettrici nel 2024 (ma non ancora nel primato nelle vendite globali). Per quanto riguarda il mercato cinese, a gennaio Tesla ha venduto 63.238 automobili, in calo dell’11,5% rispetto a un anno fa, mentre BYD ne ha piazzate 296.446 (tra EV e ibridi plug-in), in aumento del 47% su base annua.

L’azienda cinese intende accelerare e staccare ulteriormente Musk. Come? Affidandosi alla tecnologia di guida con intelligenza artificiale. O meglio: lo sta già facendo grazie ai modelli di IA sviluppati da DeepSeek. Saranno a basso costo e presenti in ogni automobile. E Tesla? Aspetta da quasi un anno di ricevere il via libera dalle autorità cinesi per il suo Full Self-Driving (Supervised), una versione autoctona di guida assistita dall’IA…

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