A spasso nei bassifondi della rete con Tor

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Quando si parla di Dark web la fantasia vola. Ed è assolutamente naturale, perché per il 99,9% delle persone la navigazione internet – e internet stesso – si identifica in Google e pochi altri browser che funzionano più o meno in modo identico. Ecco, il Dark web è una sorta di vuoto cosmico. Per navigarci, bisogna sapere cosa si sta cercando e dove trovarlo. E le informazioni devono essere molto aggiornate, perché un sito che oggi c’è, domani, ma forse anche tra un’ora, potrebbe non esserci più.

Una cipolla per navigare nei bassifondi della rete

Il browser che consente di accedere ai bassifondi della rete esiste e si chiama Tor, acronimo di The onion ring, a indicare un funzionamento “a strati” di protezione che consentono una navigazione del tutto anonima. Il 12 marzo scorso, in occasione della Giornata Mondiale contro la censura su internet, il team del Tor Project ha annunciato ufficialmente il rilascio di WebTunnel che, come si legge sul profilo Linkedin di Clio Security, azienda di sicurezza informatica facente parte del Gruppo DI.GI, “è progettato per assistere gli utenti in regioni con censura pesante”.

Ne abbiamo parlato con Michael Clemente, che di Clio Security è il presidente e che da oltre dieci anni lavora nell’ambito della sicurezza informatica curando non solo l’aspetto tecnico, ma soprattutto quello divulgativo di una materia che per molti rappresenta ancora fantascienza, ma che, in un mondo quasi completamente digitalizzato, ci riguarda molto da vicino.

Tor Project – spiega Clemente – nasce a metà degli anni novanta, all’interno di un gruppo di ricerca della Marina americana. Aveva come obiettivo quello di sviluppare un protocollo di comunicazione che, continuando ad appoggiarsi alla rete internet, potesse garantire l’anonimato. Nei primi anni Duemila è stato reso libero ed è nato quello che oggi conosciamo e che ancora in pochi utilizzano”.

Un antidoto contro la censura

Navigare su Tor garantisce dunque l’anonimato grazie a un articolato sistema di cifratura del traffico. Eppure questo non sembra essere stato sufficiente. In paesi come la Cina, infatti, dove il governo si è dotato di uno strumento formidabile chiamato Great Firewall per monitorare il traffico internet della popolazione, nemmeno Tor riusciva più a garantire libertà di navigazione. Ecco quindi l’implementazione con il WebTunnel: “Con questo nuovo strumento, la navigazione su Tor appare agli osservatori di rete come una normalissima navigazione su internet. Nel caso specifico della Cina, una navigazione sui siti approvati dal governo”.

Una vera e propria ancora di salvezza per chi, in paesi dove la democrazia è una pia illusione, vuole accedere alla rete internet senza vincoli di sorta. Con questo nuovo strumento, il Great Firewall cinese e altre versioni similari sparse in giro per il mondo non saranno in grado di rilevare anomalie nella navigazione: “Bisogna però puntualizzare – specifica Michael Clemente – che questo può valere oggi, ma domani potrebbe non valere più o essere ulteriormente cambiato”. Questo per l’estrema volatilità di un mondo che, lo ripetiamo, corrisponde davvero ai bassifondi della rete. Perché se è vero che Tor offre enormi vantaggi, è altresì uno strumento formidabile per chi vuole delinquere.

Terreno fertile per criminali

“Rischi e opportunità” commenta il presidente di Clio Security, che ci racconta di come quello che oggi viene definito “cyber crimine” non è altro che il crimine di sempre che si è semplicemente espanso su nuove rotte commerciali: “il creatore di uno dei primi market place del Dark web, che si chiamava Silk Road, si è beccato tre o quattro ergastoli”.

Appurato il fatto che sul Dark web si possano incontrare tanto attivisti perseguitati, quanto incalliti criminali, resta una domanda di fondo: come ci si orienta nel buio? Ci spiega Clemente: “Non esistono su Tor dei veri e propri motori di ricerca. La caratteristica dei siti Tor è che per raggiungerli e per navigarli ti devi affidare o alla conoscenza o al passaparola. Esistono anche delle directory, che è come se fossero dei siti statici, in cui delle anime pie vanno a mettere i link di tutti i siti Tor che hanno trovato, ma che spesso non durano molto. Chi naviga su Tor cerca l’anonimato, i link cambiano di continuo, i siti nascono e muoiono senza regole scritte. E poi sono molto complessi: non sono indirizzi tipo quelli di Google, sono delle vere e proprie stringhe alfanumeriche, per cui anche ricordarsele a memoria è praticamente impossibile. Devi avere la stringa giusta per poter navigare”.

Un club esclusivo

Ecco la seconda domanda: come si trovano le stringhe giuste? “Frequentando i blog giusti, che magari si trovano anche su internet normale, ma che più spesso si trovano nel Deep web, lo strato intermedio. Ovviamente c’è chi ha interesse a pubblicizzare il proprio sito su Tor e renderlo “mainstream”. Parliamo per esempio dei market place che vendono droga, armi, malware; ma ci sono altri che non hanno intenzione di rendersi pubblici e che si muovono con grande circospezione all’interno di nicchie chiuse. Penso alle reti dei pedofili”.

Ha proprio ragione Michael Clemente: rischi e opportunità. Da un lato il Dark web offre la garanzia di una libertà pressoché totale, svincolata dai tentacoli di sempre nuovi e sempre più invasivi grandi fratelli tecnologici, dall’altro, però, il vero lato oscuro della rete, il Far west dove tutto è concesso e dove brulicano come larve gli scarti della società civile. Trovare una via di mezzo, una sintesi al caos è impossibile. O almeno, per adesso una soluzione non esiste. Prendere o lasciare.