Google scende prepotentemente in campo con Gemini 3 e OpenAI, la società di Sam Altman, “madre” di ChatGpt, rilancia con nuove partnership e alleanze. In prospettiva, infatti, sono molto importanti i legami che il laboratorio di San Francisco ha stretto con Disney e le discussioni su una futura entrata di Amazon nel suo capitale. Due notizie parallele ma che parlano di trend in evoluzione e convergenze. Andiamo con ordine.
L’accordo tra Altman e la Disney
Quando l’11 dicembre il Ceo di Disney Bob Iger ha annunciato alla Cnbc che Burbank punterà 1 miliardo di dollari nel capitale di OpenAI garantendo alla piattaforma di generazione d’immagini Sora la disponibilità dei personaggi del suo immenso catalogo, la notizia ha fatto rapidamente il giro del mondo.
Si sta, infatti, evolvendo un nuovo paradigma del legame tra intelligenza artificiale e creazione di contenuti e di fronte alla quota di mercato crescente che Google intende occupare Altman prova la mossa del cavallo: spostare verso OpenAI la possibilità di sfruttare le proprietà intellettuale dei marchi Disney, utilizzare l’immaginario per allenare l’inferenza, ibridare una nuova frontiera di creazione di valore sugli algoritmi generativi.
La battaglia dell’immaginario
Una sorta di ibrido tra intelligenza artificiale e inventiva umana proverà a generare una nuova capacità di creazione di contenuti che darà ulteriore spazio all’evoluzione dei linguaggi naturali. Non sfugge agli attenti osservatori del dossier il fatto che questa manovra emerge proprio mentre un magnate legato al mondo Ia, il patron di Oracle Larry Ellison, opera da regista della scalata di Paramount a Warner Bros. La logica di fondo è la stessa, fare della cultura pop la piattaforma per allenare algoritmi sempre più robusti e dinamici.
Il nascente asse Amazon-OpenAI
Parimenti, OpenAI mira a diversificarsi provando a concludere la partnership con Amazon e aggiungendo il gruppo di Jeff Bezos al già ricco parterre di finanziatori che include in primo luogo Microsoft e altri grandi colossi del tech, tra cui SoftBank e Nvidia.
Se andrà in porto sarà l’ennesimo caso di economia “circolare” dell’Ia:“Amazon ha investito almeno 8 miliardi di dollari in Anthropic, la rivale di OpenAI, ma il gigante dell’e-commerce potrebbe voler espandere la sua esposizione al fiorente mercato dell’intelligenza artificiale generativa”, nota la Cnbc. Del resto, il primo finanziatore di Altman, Microsoft, “ha fatto un passo simile e ha annunciato il mese scorso che investirà fino a 5 miliardi di dollari in Anthropic, mentre Nvidia investirà fino a 10 miliardi di dollari nella startup”.
Amazon, chip e servizi
Amazon può portare in dote a OpenAI anche i suoi chip Trainium, abilitando dunque col suo finanziamento nuovi contratti da parte di Altman per spazi cloud (su Amazon Web Services) e, perché no, forniture di hardware. Tutto questo, dunque, alimenta un contesto noto: i potenziali clienti dei servizi abilitati dall’IA finanziano le aziende che stanno sviluppando la potenza di calcolo, in un vendor financing che unisce le aziende in un castello di debiti, contratti e mutua dipendenza.
Per gruppi come OpenAI, specie di fronte alle ambizioni di rimonta di Google, la sfida sarà rendere profittevoli accordi come quelli con Disney per far fruttare al meglio finanziamenti e investimenti come quelli del legame con Amazon. In attesa di capire chi vincerà l’eterna rincorsa tra fatturati e debito che segna i destini di ogni settore di frontiera nel moderno capitalismo.
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