Skip to content
Tecnologia

Dietro lo stop di Microsoft al cloud per l’Idf la spinta sull’Ia nei Paesi del Golfo

Dietro lo stop di Microsoft al cloud per l'Idf la spinta sull'Ia nei Paesi del Golfo, prioritari in termini di ricavi e prospettive.

Microsoft ha nei giorni scorsi ufficialmente interdetto all’Unità 8200 delle Forze di Difesa Israeliane (Idf) l’uso del server dell’architettura cloud proprietaria, Azure, per archiviare i dati delle intercettazioni di massa condotte sui cittadini palestinesi.

Microsoft e i server Azure usati dall’Idf

Una pratica, questa, denunciata un mese fa da un’inchiesta congiunta di +972 Magazine, Local Call e del Guardian che ha spiegato come dal 2021, per effetto di un accordo tra l’amministratore delegato di Microsoft, Satya Nadella, e l’allora comandante dell’unità di intercettazione delle telecomunicazioni e Signal Intelligence più nota dell’Idf, Yossi Sariel, l’azienda fondata da Bill Gates fornisse la struttura tecnologica necessaria agli ufficiali e al governo di Tel Aviv.

Presto è arrivata un’inchiesta interna e la decisione di fermare l’accordo è stata consequenziale. Pesano sulla decisione, indubbiamente, questioni etiche e reputazionali, dato che al contrario di molti altri manager di punta delle Big Tech, come Elon Musk e Larry Ellison, Nadella ha sempre insistito per mantenere una posizione personale equilibrata per Microsoft dal 7 ottobre 2023 in avanti, e non ha mancato di agire dopo che la quantità di prove che dimostravano l’abuso da parte dell’Idf delle tecnologie dell’azienda di Redmond erano diventate schiaccianti.

Microsoft e le partnership col mondo arabo

Ancor di più, però, ci sembra che possano pesare nella scelta elementi di concreta preoccupazione di Nadella e dei suoi per il business dell’azienda. E il motivo va ricondotto alle grandi e strutturate progettualità di Microsoft nei confronti del Golfo e dei Paesi del mondo arabo, le cui opinioni pubbliche sono furenti verso la guerra di Israele a Gaza. I governi monarchici e autoritari del Golfo Persico hanno solo un tema su cui devono monitorare le conseguenze politiche delle proprie opinioni pubbliche, e quel tema è la questione palestinese, che annacqua la pur strutturata tendenza a cercare la distensione con Tel Aviv.

Microsoft è presente con più di un piede nella regione. A febbraio il Qatar, ultimo della lista di Paesi in cui Israele ha operato militarmente contro Hamas, ha annunciato l’incorporazione di Azure per abilitare i servizi di OpenAI nelle politiche e nelle operazioni del suo Ministero delle Comunicazioni e delle Tecnologie Informatiche. In Arabia Saudita dal 2026 saranno operativi tre data center che contribuiranno a potenziare il cloud del Regno e a portare ingenti flussi di cassa a Microsoft.

Come nota W.Media, parliamo di una partnership che precede gli attacchi di Hamas in Israele e l’offensiva di Tel Aviv a Gaza:

“La rapida trasformazione digitale dell’Arabia Saudita e la politica Cloud First hanno reso il Paese uno dei mercati di data center in più rapida crescita al mondo ed è stato in risposta a questa crescente domanda di infrastrutture digitali che Microsoft ha annunciato per la prima volta l’intenzione di espandere le regioni cloud in Arabia Saudita, in collaborazione con il Ministero delle Comunicazioni e delle Tecnologie dell’Informazione (MCIT), nel febbraio 2023″.

Infine, gli Emirati Arabi Uniti, peraltro il Paese con cui Israele ha nella regione i rapporti più solidi, sono un mercato in espansione per Microsoft. Sull’Intelligenza artificiale l’azienda emiratina Du e Microsoft hanno sviluppato una partnership da 2 miliardi di dollari per costruire centri di elaborazione dati e hyperscaler, mentre l’azienda guidata da Nadella ha anche deciso di puntare 1,5 miliardi di euro in G42, azienda del Paese del Golfo attiva nella promozione dei data center per l’IA.

Gli affari sono affari

Con la possibile esternalizzazione di molti dei data center di Stargate, il progetto sull’Ia americana che aumenterà la potenza di calcolo della sua partecipata OpenAI, nel Golfo per ottimizzare investimenti e ritorni, Microsoft si trova di fronte alla prospettiva di grandi affari.

In prospettiva, dunque, l’idea di poter avere nei rapporti con l’Idf dei possibili freni a questo business negli anni a venire, a causa della progettata crescita del personale nel mondo arabo e delle minacce poste dai danni d’immagine opportunità di business, è stata sicuramente ponderata da Nadella. E questo mostra quanto per Israele i danni subiti dalla lunga guerra mediorientale possano farsi sentire ben oltre la sfera politica. Quello di Microsoft è un primo, clamoroso passo. Non appare destinato a restare isolato nel mondo delle Big Tech.

Le grandi partite economiche e tecnologiche plasmano il mondo di oggi. Su InsideOver le commentiamo con attenzione e curiosità. Per contribuire a sostenere una testata che vuole leggere il mondo di domani mentre è in elaborazione, abbonati e sostieni il nostro lavoro.

Abbonati e diventa uno di noi

Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

Lascia un commento

Non sei abbonato o il tuo abbonamento non permette di utilizzare i commenti. Vai alla pagina degli abbonamenti per scegliere quello più adatto

Perché abbonarsi

Sostieni il giornalismo indipendente

Questo giornale rimarrò libero e accessibile a tutti. Abbonandoti lo sostieni.