Non solo investimenti nelle infrastrutture tradizionali, come strade, ferrovie e aeroporti, o nei grandi progetti urbani, dai centri commerciali a condomini nuovi di zecca. Negli ultimi anni il denaro delle due principali potenze del mondo, Stati Uniti e Cina, si sta riversando sempre di più nel settore tecnologico, soprattutto in Asia. Qui, nella regione economicamente più dinamica del pianeta, i temi caldi coincidono con intelligenza artificiale, data center, cavi sottomarini, e Internet (e pure semiconduttori). Tutto quello che fa rima, insomma, con futuro.
La sfida tra Washington e Pechino è appena iniziata, e diventerà cruciale nel medio-lungo periodo, quando chi controllerà gli ambiti-chiave alla base della prossima rivoluzione economica primeggerà su qualsiasi altro rivale. Il riflesso della sfida digitale Usa-Cina in corso nel continente asiatico è in ogni caso ben visibile presso il Nusajaya Tech Park, uno dei parchi industriali – ancora in fase di completamento – che sorge a Johor, Stato situato nella parte meridionale della Malesia, a pochi passi dal confine con Singapore. Le infrastrutture digitali statunitensi e cinesi sono letteralmente affiancate e in aperta competizione tra loro: vicino a Equinix, un host di data center americano, trova spazio Gds, rivale di Pechino nonché fornitore preferito di Tencent e Alibaba.
Dove si decide la sfida tra Usa e Cina
Il Nusajaya Tech Park è a sua volta soltanto uno dei numerosi progetti presenti a Johor, nuovo epicentro di data center e strutture digitali per lo più appartenenti a grandi gruppi provenienti da Stati Uniti e Cina. Nel giro di una manciata di anni, forse anche prima, queste aree si trasformeranno in parchi industriali che accoglieranno numerosi edifici che ospiteranno computer ad alta velocità, server e router incaricati di archiviare, elaborare e distribuire enormi quantità di dati. La crescente dipendenza mondiale dalla tecnologia basata sul cloud, del resto, ha favorito la crescita dei data center, e Johor è diventato uno dei centri nevralgici di questa partita.
Lo stato malese è vicino al centro finanziario di Singapore, abbonda di terreni edificabili e può contare su energia elettrica a basso costo. Nvidia, AirTrunk, Gds International, Ytl Power e Princeton Digital Group, giusto per fare qualche nome, hanno già insediato le loro attività in loco. E pure Microsoft avrebbe acquistato un terreno a Kulai per aprire – indovinate? – un data center.
Nel resto della Malesia, strutture del genere sono dislocate tra Klang Valley, Penang Kedah e Sarawak, mentre a Cyberjaya, la capitale tecnologica della Malesia, non distante da Kuala Lumpur, si conterebbero 13 data center operativi.
Washington contro Pechino (ancora una volta)
L’Economist ha fatto notare che, tra le grandi aziende cloud, la Cina controlla tutti i cluster di cloud computing in Thailandia e Filippine, e questo nonostante il fatto che gli Usa considerino Bangkok e Manila importanti alleati regionali. Non solo: su 12 Paesi asiatici presi in esame, ben sette (oltre a Cina, Thailandia e Filippine, anche Malesia, Hong Kong, Indonesia e Singapore) hanno la maggior parte dei loro cluster cloud gestiti da aziende cinesi. Soltanto Giappone, India e Corea del Sud vantano una predominanza statunitense, in aggiunta ad Australia e Taiwan.
Ma perché la competizione digitale è importante? Semplice: chi controlla le “fondamenta fisiche” di Internet, controlla la rete e quindi le telecomunicazioni. Gli Usa hanno dominato l’infrastruttura delle comunicazioni dalla Seconda Guerra Mondiale a pochi anni fa, ma adesso sono insediati dalla Cina. Che intende stabilire nuove regole a colpi di investimenti digitali. Intanto nel cortile di casa asiatico, poi si vedrà.

