L’intelligenza artificiale (IA) sta letteralmente cambiando il volto della Cina. Nella prima metà del 2025 questa innovazione ha avuto un impatto clamoroso in tutto il Paese, grazie a un’infrastruttura informatica eccellente e alla presenza di protagonisti locali come DeepSeek, Alibaba, Tencent, ByteDance e Baidu che tanto hanno investito in materia. Il risultato, unito a costi bassi se non nulli dell’IA, ha consentito la sua espansione sia a livello macroeconomico (pensiamo alla trasformazione di fabbriche e modalità di produzione) che a livello quotidiano. È proprio su quest’ultimo che vale la pena concentrarsi per capire il reale impatto dell’IA sulla società cinese, antipasto di quanto potrà presto accadere anche in Occidente.
Partiamo da un numero nudo e crudo: Pechino investirà oltre 1,4 trilioni di dollari nello sviluppo dell’intelligenza artificiale da qui al 2030. Una parte di denaro, per esempio, servirà ad integrare l’IA nell’assistenza sanitaria. Non è un caso che siano già spuntati i primi ospedali, non gestiti da esseri umani, bensì da medici dotati di IA. Nel 2024, infatti, l’Università di Tsinghua ha lanciato il primo ospedale al mondo basato sull’intelligenza artificiale, Agent Hospital, una struttura che fonde agenti di intelligenza artificiale virtuali, assistenza clinica e implementazione pilota in un unico sistema strettamente integrato.

Bambini e anziani: gli altri usi dell’Ia
Nell’agenda della Cina a trazione Ia ci sono gli ospedali, certo, ma trova spazio anche l’assistenza agli anziani. Nel bel mezzo di un’acuta crisi demografica, il governo sta incoraggiando l’uso di robot per prendersi cura di loro in contesti istituzionali e domestici. I loro compiti? Migliorare la qualità della vita degli anziani, ridurre il carico di assistenza alle famiglie, risolvere il problema della carenza di manodopera nelle comunità rurali e nelle strutture di assistenza.
Secondo un’analisi del Qianzhan Industry Research Institute, nel 2024 il mercato cinese dei robot per l’assistenza agli anziani – robot implementati grazie allo sviluppo dell’Ia – valeva circa 7,9 miliardi di yuan (1,1 miliardi di dollari), dovrebbe crescere a un tasso annuo composto di circa il 15% e raddoppiare a circa 15,9 miliardi di yuan entro il 2029.
Sul fronte demografico opposto anche i bambini stanno subendo l’impatto dell’Ia. In quali termini? Basta dare un’occhiata all’AlphaDog, un robot alto più o meno 30 centimetri e pesante otto chili, e sviluppato dalla startup Weilan. Parliamo di un dispositivo basato sul modello di intelligenza artificiale di DeepSeek e che, oltre a praticare l’inglese con i bambini, chiacchiera con loro di attualità, li intrattiene, balla e li monitora per i genitori grazie a una telecamera integrata. Molto più che semplici baby sitter.

Compagnia e supporto emotivo
L’Ia fornisce sempre più spesso compagnia e supporto emotivo. Volete un altro esempio? Il modello di intelligenza artificiale di DeepSeek è in grado di fornire sostegno psicologico, 24 ore su 24, a costo zero, per di più senza giudicare i pazienti.
Ecco, in Cina sta succedendo anche questo: giovani e giovanissimi, molti dei quali ex fruitori della terapia online, si stanno sempre più spesso rivolgendo ai chatbot basati sull’Ia anziché agli psicoterapeuti professionisti. Sui social d’oltre Muraglia gli utenti raccontano le loro esperienze con le macchine. Vogliono superare, sopportare, affrontare ansia, depressione e problemi relazionali.
I chatbot basati sull’Ia fanno risparmiare tempo e denaro, e si rivelano discreti in una società in cui persiste lo stigma sulla salute mentale. Lato economico, ricordiamo che una seduta di terapia in una grande megalopoli ha un costo che si aggira tra i 400 yuan (56 dollari) e gli 800 yuan (112 dollari) all’ora: troppo per la maggior parte dei giovani. Che trovano così una valida alternativa – almeno a detta loro – nell’Ia.


