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La notizia è di pochi giorni fa ed è di quelle tanto inaspettate quanto belle: l’Italia è tra i primi della classe per quanto riguarda la sicurezza informatica. E non stiamo parlando di una classifica europea, ma mondiale.

Qualche giorno fa ha visto la luce la quinta edizione del Global Cybersecurity Index, pubblicato dall’International Telecommunication Union, agenzia della Nazioni Unite specializzata nel monitoraggio della cultura della cyber sicurezza. Il report riguarda il biennio 2023/2024 e ha scandagliato il globo valutando il livello di cyber sicurezza di 190 Paesi.

I parametri di valutazione sono cinque: legale, organizzativo, tecnico, cooperazione e sviluppo delle capacità, con un punteggio da 0 a 100. Ebbene, l’Italia ha totalizzato un punteggio pieno: 100/100, rientrando nella categoria del Paesi T1 – Role modeling, ovvero quelle nazioni che rappresentano l’eccellenza e il faro che guida lo sviluppo in questo settore altamente competitivo. Le altre categorie passano dal T2 (un livello avanzato), al T5 (un livello base in fase di costruzione).

La maggior concentrazione di Nazioni si trova ad affollare i livelli T3 (paesi con una cultura cyber non particolarmente avanzata, ma stabile) e T4 (in evoluzione). Nel T1 – dove si accede con una votazione minima di 95/100 – i paesi maggiormente presenti, su un totale di 46, sono proprio quelli europei, a riprova che la sfida di un mondo ormai completamente digitalizzato è stata presa molto seriamente.

Per entrare nell’olimpo della cybersecurity le prerogative da soddisfare sono molte e molto articolare. Nel caso italiano, a premiarci è stata la presenza di una normativa nazionale sul cybercrime e la cybersicurezza; la nostra capacità tecnica (in particolare per la presenza del CSIRT Nazionale, ovvero il Computer Security Incident Response Team); l’adozione di una strategia nazionale e la presenza di un’agenzia governativa specializzata (l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale). A questo si aggiunge la presenza di forti incentivi per lo sviluppo di una corretta cultura della sicurezza informatica e la collaborazione sia con altri paesi, sia con il settore privato.

Se nel T1 siamo in ottima compagnia con paesi tipo la Germania, il Belgio, il Portogallo, ci si stupisce nel trovare all’ultimo posto, in uno stato praticamente brado, il Vaticano e, poco più sopra, San Marino. Ma si sa, il settore della cybersecurity solamente da qualche anno si è imposto all’attenzione delle istituzioni come settore fortemente strategico. Sicuramente vi sono nazioni che sentono meno impellente l’urgenza di adeguarsi agli standard nazionali, ma – presto o tardi – tutti giungeranno a un livello base che sarà necessario per sopravvivere oltre lo schermo ma, troppo spesso, anche al di qua.

Per quanto ci riguarda, la strada non solo è ancora lunga, ma senza fine. Il cybercrime è in continua evoluzione e l’attenzione resta alta. Ma almeno sappiamo di poter contare su un’infrastruttura tra le più avanzate al mondo. E per una volta possiamo essere orgogliosi.

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