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Le sanzioni agli oligarchi russi sono state tra le misure più immediate compiute dai Paesi rivali di Mosca come ritorsione verso il cerchio magico di Vladimir Putin dopo l’invasione dell’Ucraina. Congelamenti di beni, confische, interdizioni di capitali hanno colpito alcuni degli uomini più ricchi di Russia e alleati del Cremlino: si pensi a Roman Abramovich, proprietario della squadra di calcio inglese del Chelsea e tra i principali azionisti del gruppo siderurgico Evraz; a German Khan, considerato una delle più influenti personalità russe, uno dei maggiori azionisti di Alfa Bank; a Alexander Mikheev, l’amministratore delegato di Rosoboronexport, la società di stato che agisce come intermediario ufficiale per l’esportazione e l’importazione di beni, tecnologie e servizi militari e a duplice uso civile-militare.

A proprietari di acciaierie, banche, aziende tecnologiche si aggiungono manager, imprenditori, editori vicini al cuore profondo del regime putiniano. Ma c’è un terreno più profondo in cui Mosca sta venendo messa alle strette da una task force occidentale: quello dei tesori “occulti” dispersi tra paradisi fiscali e, soprattutto, mondo digitale e cripto. Su questo ambito si stanno muovendo con forza gli Stati Uniti. “Washington, il 2 marzo scorso, ha lanciato KleptoCapture“, nota Il Sole 24 Ore. KleptoCapture è “una task force che, con l’obiettivo di rendere effettive le restrizioni contro società e persone riferibili alla black list, ha nel mirino anche le criptoattività. La stessa Bruxelles, successivamente, ha chiarito come tra le ricchezze sanzionate ci siano i token digitali. Insomma: la caccia alle ricchezze degli oligarchi in bitcoin&co è avviata. Il timore, più o meno fondato, è che la criptosfera sia usata per bypassare i divieti” sui movimenti dei capitali. Tra gli obiettivi prioritari v’è il monitoraggio delle transizioni in criptovalute, affinché non sia consentito agli oligarchi, agli “arricchiti” del putinismo e agli altri attori economici russi di investire in Bitcoin, Ethereum, NFT o altri criptoasset i loro rubli e bypassare così le sanzioni.

Changpeng Zhao, ceo di Binance, uno dei maggiori portali di scambio di criptoasset, ha dichiarato il 4 marzo scorso di non aver bandito i russi dal portale da lui gestito, nonostante le pressioni del governo ucraino. Lo sche che KleptoCapture intende evitare è quello che vedrebbe gli oligarchi intenti o a “ripulire” i propri rubli proteggendone il valore attraverso l’acquisto di criptovalute e prodotti simili o dediti a liquidare in massa le loro posizioni in questi mercati non regolamentati al fine di aggirare le misure  pensate dagli Usa e dagli alleati per congelare i beni esteri, fermare le transazioni e abbattere sul lungo periodo il rublo. “Per rendete efficaci queste misure occorre fare in modo che le criptovalute non possano diventare la via di fuga”, sottolinea Punto Informatico.

La KleptoCapture opererà in seno al dipartimento della Giustizia sotto la direzione di Andrew Adams, ex direttore del dipartimento sul riciclaggio di denaro del Distretto Meridionale di New York. Opererà “azioni di tracciamento sui movimenti sospetti individuati e andrà a congelare ogni movimento correlato alle persone colpite dall’ostracismo occidentale. Anche l’Italia collaborerà con la nuova task force insieme a Francia, Germania, Regno Unito, Canada e Commissione Europea“. Attraverso la triangolazione di dati, il 4 aprile scorso dal mondo del sommerso è stato potuto operare una confisca materiale: KleptoCapture ha ricondotto a Viktor Vekselberg, oligarca russo a capo del conglomerato Renova, la proprietà di uno yacht da 90 milioni di dollari, il Tango, e di un Airbus A319-115 basati a Maiorca, consentendo alle autorità spagnole di effettuarne il sequestro. Il monitoraggio di movimenti sospetti di denaro ha consentito di ricostruire il flusso di risorse che riportava a Vekselberg.

In prospettiva, comunque, la sfida sarà complessa, specie se il giro di vite si rivolgerà al più liquido dei bersagli, ovvero le criptovalute. I russi, secondo i dati del governo, detengono risorse digitali per 214 miliardi di dollari, il 12% del totale globale, a cui andranno aggiunti i fondi detenuti da gruppi criminali, elusori fiscali, società occulte, attori legati al governo. Il rischio di dover cercare un ago nel pagliaio mirando a individuare in questo grande mare le mosse di singoli nababbi vicini a Putin è elevato.Reuters ha rivelato che in alcune piazze, come gli Emirati Arabi Uniti, gli asset cripto russi stanno venendo ripuliti in denaro e valute pregiate a grandi velocità da diverse settimane. L’assedio economico occidentale deve scontrarsi, dunque, con porti franchi e con il ginepraio che il mondo cripto presenta. E se gli Usa vorranno dare fino in fondo la caccia al tesoro occulto degli oligarchi dovranno alzare il livello dell’uso globale del diritto, il cosiddetto lawfare. A costo di causare situazioni di tensione con Paesi alleati nel perenne obiettivo di chiudere ogni canale di rifornimento all’economia russa.

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