Cosi la guerra dei chip ha portato al rilancio di Huawei

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Le sanzioni e le limitazioni imposte dagli Usa alla tecnologia cinese, dal 5G alla guerra dei chip, hanno finito per rafforzare il principale attore del settore della Repubblica Popolare, Huawei. Lo segnala una valutazione degli impatti economici, tecnologici e geopolitici della massiccia ondata di misure prese dall’amministrazione Biden contro Pechino, realizzata da Paul Triolo del gruppo di consulenza Albright Stonebridge per l’American Affairs Journal.

Come è potuto succedere che l’azienda più sanzionata, più colpita e più attenzionata degli ultimi cinque anni, il cui assalto ad opera dell’amministrazione di Donald Trump sul fronte del 5G inaugurò, di fatto, la guerra tecnologica tra Pechino e Washington nel 2018, abbia potuto vivere una seconda primavera dopo tempi tanto incerti? La risposta, secondo Triolo, sta in tre dettagli fondamentali: la spinta all’innovazione data al mercato cinese dalla fine della disponibilità di prodotti tecnologici di punta come i macchinari per la litografia e alcune linee di semiconduttori di design Usa; la capacità del Paese di veder le sue aziende di punta fare sistema; la spinta pubblica alla ricerca e sviluppo, ampiamente finanziata dalla Cina.

“L’approccio di Huawei è complesso e ampio”, ragiona Triolo, sottolineando che l’azienda “ha condotto ricerca e sviluppo in aree critiche, come la litografia DUV e ultravioletta estrema (EUV)”, campi fondamentali per permettere tanto la produzione di chip complessi quanto quella di tecnologie abilitanti la potenza di calcolo dell’intelligenza artificiale. In quest’ottica, è da sottolineare che per ora “le aziende cinesi di litografia sembrano essere anni indietro rispetto al leader del settore ASML e alle aziende giapponesi come Nikon e Canon in queste aree, rendendo la litografia uno dei colli di bottiglia tecnologici critici”, ma complice un primo aumento di fatturato sopra i 100 miliardi di dollari dopo le sanzioni Usa del 2019, dovuto al positivo risultato dello smartphone Mate 60, Huawei mira a rimediare.

Responsible Statecraft aggiunge che “l’azienda introdurrà presto un nuovo chip AI, l’Ascend 910C, che, a suo dire, rivaleggia con il chip più potente del leader del settore Nvidia, l’H100. Se Huawei ha ragione, il suo nuovo chip supererà facilmente la versione zoppicante dell’H100 (l’H20) che Biden consente a Nvidia di vendere alla Cina”. Il campione tecnologico cinese per eccellenza è pienamente in partita e pronto a essere il motore della nuova sfida della Repubblica Popolare alle posizioni di vertice della tecnologia. Il decoupling statunitense ha favorito il ritorno in pista di massicci investimenti cinesi. Necessity is the mother of invention, e in Cina hanno pienamente applicato questo motto. Rendendo incerta la possibilità degli Usa di lasciare indietro Pechino in un braccio di ferro tecnologico che il rientrante Donald Trump è pronto ad ereditare nuovamente.