Niente ritorno su Facebook per l’ex presidente Usa Donald Trump. Come spiega l’agenzia LaPresse, il comitato di controllo semi-indipendente Oversight Board ha confermato la sospensione del tyccon, sottolineando che la sua esclusione da Facebook e Instagram fu giustificata dalla “grave violazione” nei post di gennaio, per incitazione all’assalto violento al Campidoglio. Tuttavia, il comitato etico ha anche criticato il modo in cui la decisione fu presa. Se il rischio giustificava lo stop, infatti, la sospensione “indefinita” non fu “appropriata”. Facebook avrebbe cercato di evitare le proprie responsabilità, applicando “una sanzione vaga e fuori dallo standard” e affidando il caso al board. “Non siamo i poliziotti dei social media”, ha dichiarato il co-presidente, Michael McConnell. “Quello che hanno fatto Facebook, Twitter e Google è una vergogna totale e un imbarazzo per il nostro Paese” ha commentato Donald Trump dal suo nuovo blog-piattaforma.

I membri dell’Oversight Board

Ma è interessante esaminare la governance dell’Oversight Board, il comitato etico che ha confermato il ban di Trump, una sorta di “Corte suprema di Facebook” che si esprime sulle decisioni di rimozione di contenuti che sembrano violare le policy della piattaforma. Come spiega Facebook, al fine di “garantire una prospettiva globale”, l’Oversight Board include “membri provenienti da una serie di contesti culturali e professionali”, riflettendo così la “diversità della community di Facebook”. Questi membri “sono stati scelti” perché “hanno esperienza nel deliberare in maniera responsabile e collegiale”, hanno “competenze relative a come prendere decisioni e spiegarle in base a una serie di normative o principi” e “hanno familiarità con contenuti digitali e governance”. Come sottolinea la piattaforma, “è stata riservata un’attenzione particolare alle persone che hanno dimostrato una conoscenza delle questioni relative alla moderazione dei contenuti online” e con “esperienza nella collaborazione interpersonale per risolvere problemi difficili e raggiungere un obiettivo comune”. 

All’interno dell’Oversight Board troviamo 20 personalità del mondo accademico, dei think-tank e della politica: fra gli altri, Endy Bayuni, Senior Editor e membro del consiglio di amministrazione del Jakarta Post; Sudhir Krishnaswamy, Vicerettore e docente di diritto presso la National Law School of India University; Katherine Chen, docente presso l’Università Governance Nazionale di Taiwan; Helle Thorning-Schmidt, ex primo ministro danese del partito socialdemocratico; Nighat Dad, Fondatrice della Digital Rights Foundation; Maina Kiai, direttore del programma Global Alliances and Partnerships di Human Rights Watch; András Sajó, Docente universitario presso la Central European University, l’università fondata dal finanziere liberal George Soros; Alan Rusbridger, Preside del Lady Margaret Hall di Oxford;John Samples Vicepresidente, Cato Institute; Tawakkol Karman, Vincitrice del premio Nobel per la pace; Michael McConnell Docente e direttore del Constitutional Law Center presso la Stanford Law School; Catalina Botero-Marino, Titolare della cattedra UNESCO in Libertà di Espressione presso la Universidad de los Andes; Ronaldo Lemos, Docente presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università statale di Rio de Janeiro. Si tratta di personalità perlopiù provenienti da un ambito di pensiero liberal/progressista.

Su cosa decide il comitato etico

Come sottolinea il New York Times, l’amministratore delegato di Facebook, Mark Zuckerberg, ha concepito l’idea di avere un organo indipendente che agisse come una Corte Suprema nel 2018. L’idea era che il pubblico avesse un modo per appellarsi alle decisioni della piattaforma. L’azienda e i membri retribuiti del panel sottolineano che il consiglio è indipendente. Ma Facebook finanzia il consiglio con 130 milioni di dollari e gli alti dirigenti della società hanno svolto un ruolo importante nella sua formazione, quindi asserire che si tratti di un organo completamente indipendente e super partes non è esatto. Finora il consiglio ha emesso una manciata di decisioni su rimozioni minori da parte di Facebook: la maggior parte delle sentenze ha ribaltato le decisioni della piattaforma, ma non quella riguardante l’ex Presidente Donald trump.

Il consiglio prende i casi segnalati da Facebook o dal pubblico. La giuria seleziona quindi cinque membri per deliberare prima su ciascun caso, uno con sede nel paese di origine rappresentato dal caso. I membri si incontrano per discutere il caso e esaminare i commenti pubblici.

Come funziona la “Corte suprema” di Facebook

La procedura di ricorso all’Oversight board offre alle persone un modo per contestare le decisioni sui contenuti di Facebook o Instagram. “Se hai già chiesto a Facebook o Instagram di controllare una delle loro decisioni sui contenuti e non sei d’accordo con la decisione finale, puoi inviare un ricorso al Comitato” spiega Facebook. A quel punto, “i membri del Comitato per il controllo valuteranno i casi sottoposti alla loro attenzione e il Comitato prenderà in considerazione i casi idonei a un controllo più approfondito. Il Comitato per il controllo definirà i criteri che garantiranno la selezione dei casi idonei difficili, significativi e pertinenti a livello globale, in grado di arricchire le normative future. In seguito alla selezione di un caso, ad esso verrà assegnata una giuria di membri, che riceverà le informazioni necessarie per procedere al controllo approfondito. Ciò include le informazioni condivise dalla persona che ha inviato il ricorso, nonché le informazioni relative al contesto da parte dell’azienda Facebook, in conformità con le limitazioni sulla privacy e sulle leggi applicabili”.

Infine, “la giuria delibererà sul caso e prenderà una decisione in base a tutte le informazioni fornite dalla persona che ha inviato il ricorso, da Facebook e da eventuali esperti coinvolti per avere un contesto più ampio. Ad esempio, la giuria potrebbe decidere di annullare la decisione di Facebook di rimuovere un certo contenuto. Tale decisione sarà vincolante, il che significa che Facebook dovrà implementarla purché l’applicazione della stessa non violi la legge”.

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