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Scrollando sui social, vediamo uno strano video in cui Joe Biden, Donald Trump, Vladimir Putin, Kim Jong-un, Xi Jinping, Zelensky, Macron e Netanyahu ballano insieme, si abbracciano e sorridono sul vagone di un treno in corsa; poi un altro video, mandato in una di quelle orribili e infinite catene su Whatsapp, qui un personaggio famoso della tv ci svela un fantomatico “metodo segreto” per guadagnare milioni con un click; e ancora, un video animato di gattini e cagnolini che cantano e ballano in maniera grottesca, assumendo una sinistra sembianza “umana” e magari, persino il volto di qualcuno che conosciamo…

Gli esempi che si potrebbero fare sono migliaia, forse milioni: sono tutti video fatti con l’intelligenza artificiale generativa, ormai sempre più evoluta, tanto da risultare spaventosamente credibile. Questi video sono ovunque, spesso creati senza che i diretti interessati raffigurati abbiano mai espresso un reale consenso all’utilizzo della loro immagine. In alcuni casi si tratta persino di video truffa, nella cui trappola ogni anno centinaia di persone “cascano” ingenuamente, con conseguenze anche piuttosto gravi.

Uno dei problemi del mondo contemporaneo del World Wide Web 2.0, sempre online e interconnesso, sono infatti i DeepFake: neologismo inglese che, come ci spiega la Treccani “dall’espressione inglese deep fake, che incrocia la locuzione deep learning con fake, sono immagini e soprattutto filmati video “rielaborati e adattati a un contesto diverso da quello originario tramite un sofisticato algoritmo”. In parole povere: video falsi, ottenuti rubando dati, foto, occhi, corpi e volti di persone ignare, dove in alcuni casi si arriva a creare contenuti non solo bislacchi, ma anche illegali e pericolosi, come video sessuali fake o dal contenuto pedopornografico, tutti diffusi via Telegram o sul dark web.

Un’immagine Deepfake di Papa Francesco che ha fatto il giro mondo

Proteggere la propria immagine online come un marchio

Per la prima volta un Paese europeo ha deciso di limitare tutto questo, prendendo provvedimenti seri e ufficiali: la Danimarca sarà infatti il primo Paese a creare una forma di registrazione del Copyright per i propri cittadini, che potranno iscrivervi i propri tratti somatici, i dettagli del viso, il colore degli occhi, del corpo, dei capelli, come fossero le caratteristiche di un vero e proprio marchio, al fine di impedire una strumentalizzazione a fini di lucro via Internet.

Il Paese scandinavo ha infatti annunciato che entro l’autunno del 2025 entrerà in vigore un nuovo emendamento alla legge sul Copyright, consentendo ai cittadini danesi non solo di registrarsi, ma anche di richiedere la rimozione e un eventuale risarcimento per rappresentazioni non autorizzate di sé, generate con l’intelligenza artificiale, salvo una piccola eccezione per contenuti creati per fini di “satira e parodia”. Secondo questo emendamento, dunque, i social e le piattaforme che violeranno la nuova legge potrebbero incorrere in pesanti sanzioni dirette, laddove le autorità danesi prevedono in futuro di estendere simili provvedimenti anche nel resto dell’Unione europea.

Il progetto è stato presentato dal Ministro della Cultura danese Jakob Engel-Schmidt al Parlamento e il ministro spera che il disegno di legge della Danimarca trasmetta un “messaggio inequivocabile” legittimando il diritto di ognuno a mantenere “il proprio aspetto, il proprio corpo, i lineamenti” proteggendoli, una volta per tutte, dall’IA generativa, anche e soprattutto nel caso di volti noti, di personaggi famosi, politici, artisti e cantanti. Un problema contemporaneo, che fino a qualche anno fa nessuno si sarebbe mai nemmeno sognato, e che sembra uscire direttamente da un immaginario distopico. Eppure, forse, proprio per questo, necessita di soluzioni concrete: il futuro è già qui, ma saremo davvero pronti ad affrontarlo?

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