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Si è svolto tra il 10 e l’11 maggio – presso il Centro Congressi di Roma La Nuvola, zona Eur – il Cybertech Europe 2022, la piattaforma di networking itinerante che permette a esperti del settore ma anche a semplici curiosi di approfondire i temi della cybersecurity e, in particolare, apprendere quali siano le ultime innovazioni tecnologiche, le nuove frontiere delle sfide oltre lo schermo e le soluzioni più all’avanguardia per proteggere i propri dispositivi.

Come si legge sul sito dell’evento, questa edizione del Cybertech arriva in un momento davvero particolare: la pandemia di Covid 19 ha infatti determinato un’impennata di attacchi cyber conseguentemente all’esplosione del traffico in rete, dello smart-working e dello smart-learning. Sempre riferendoci a quanto si legge nel sito, secondo le previsioni gli attacchi nei settori critici e nelle infrastrutture mondiali si quadruplicheranno rispetto al 2020. Proprio nell’anno della pandemia, su scala globale il pagamento per la rimozione di Ramsonware ha raggiunto i 400 milioni di dollari americani e, solamente nel primo quadrimestre del 2021, la cifra raggiunta è quella di 81.000 dollari.

Tanti gli ospiti illustri: a partire da Alessandro Profumo, Ceo di Leonardo – sponsor insieme ad Accenture della rassegna -; passando per Alessandro Curioni, presidente di Di.gi Academy, e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Franco Gabrielli.

Nella prima giornata della rassegna, InsideOver ha avuto la possibilità di effettuare una visita guidata ai padiglioni del Cybertech sotto l’egida dell’Ambasciata d’Israele in Italia e della Foreign Trade Administration israeliana di Milano, che hanno presentato alcune delle proprie eccellenze – tra aziende e start up – nell’ambito della sicurezza informatica.

Tra le start up, interessanti realtà come Vicarius; Salvador Technologies; Continuity e molte altre; tra le aziende, Assac, Cybeready, Terafence, Votiro, Deceptive Bytes. A fare da ciceroni e a introdurre i singoli padiglioni dislocati al primo piano del Centro Congressi La Nuvola, Raphael Singer, ministro per gli Affari Scientifici ed Economici dell’Ambasciata d’Israele in Italia; Jonathan Hadar, Direttore per gli Affari Economici e Commerciali della Foreign Trade Administration del ministero israeliano dell’Economia (con sede a Milano); Zvi Lev, Business Development Manager, Manager del Cybertech Start Up Pavilion.

Nell’aprire il tour, Eylam Tamary, in rappresentanza della Tag Company, azienda di distribuzione esperta in metodologie e soluzioni per la cybersecurity, ha parlato di una media di 2 mila attacchi a settimana rivolti ai sistemi israeliani. Attacchi che, nella maggior parte dei casi, non sortiscono un’eco mediatica, ma che – pur non ottenendo gli scopi per i quali vengono sferrati – si pongono come una sfida quotidiana da affrontare con competenza e, soprattutto, con grande immaginazione. Se infatti è vero che Israele si pone tra gli Stati al top in quanto capacità di affrontare le sfide del mondo oltre lo schermo, buona parte di questo merito è dovuta al fatto che “we think out of the box”, come ha sostenuto il ministro Singer, tradotto: abbiamo la capacità di immaginare come verranno sferrati gli attacchi e quindi di trovare soluzioni adeguate. Questo perché – ha spiegato il ministro – Israele ha “un ecosistema particolare”. Una capacità – quella sul fronte cyber – “dettata da necessità”. E, come si dice, Israele ha fatto di necessità virtù.

Nel corso del tour di presentazione abbiamo avuto la possibilità di ascoltare dalla viva voce dei rappresentanti delle aziende e delle start up presenti in cosa consista il loro lavoro. Una sfida in continuo aggiornamento, una corsa per restare al passo con i tempi e fornire soluzioni a chiunque ne abbia necessità. E in un mondo dove ormai tutto è connesso a una rete, possiamo ben immaginare che i potenziali clienti sono destinati a crescere vertiginosamente, di pari passo alle minacce sempre più sofisticate che si annidano nei recessi del web.

Presso il padiglione di Continuity abbiamo avuto modo di conoscere un sistema all’avanguardia per proteggere i sistemi di archiviazione dati delle aziende e le modalità con cui contrattaccare i cyber criminali; presso il padiglione Salvador Technologies abbiamo appreso le tecniche di ripristino istantaneo dei sistemi vittime di attacchi ramsonware, ma l’elenco potrebbe essere lungo. Ciò che conta è quanto emerso al termine del tour: l’Italia – considerata da Israele un partner importante – ha molta strada da fare per considerarsi al passo con i tempi. Lo dimostra l’attacco che, proprio mentre si concludeva la fiera, ha investito i siti internet del Ministero della Difesa, del Senato e dell’Istituto Superiore della Sanità.

Ciò che differenzia paesi come Israele in questo campo è la “cultura cyber” che invece da noi è quasi completamente assente. Una cultura che non si ferma all’aspetto tecnico, ma che investe anche i campi dell’intelligence: figure come il “bodyguard informatico” o il “cecchino cyber” in Italia sembrano ancora fantascienza, in Israele sono la norma.

Senza dubbio, eventi come il Cybertech sono importanti non solo per fare business, ma anche – se non soprattutto – per rendersi conto di quanto ancora c’è da fare e di quanto poco sia il tempo rimasto prima che qualcuno ci obblighi a renderci conto che, forse, ci siamo svegliati un po’ troppo tardi.

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