Inutile nascondersi dietro a un dito. Fin dalla notte dei tempi, l’essere umano ha sempre sognato di sostituirsi alla natura per creare macchine a propria immagine e somiglianza. Anzi, più nello specifico, fingendo di vestire i panni di un novello demiurgo, l’uomo ha tentato a più riprese di ricreare se stesso a immagine di queste macchine. Urge subito una precisazione. Quando utilizziamo il termine “macchine” non dobbiamo necessariamente pensare ai robot. Già la mitologia greca, ad esempio, era stracolma di automi e statue viventi.

Prendiamo la figura di Dedalo, noto per aver potenziato le abilità umane, tra l’altro, con le famose ali di cera, ma pure in grado di costruire uomini meccanici e perfino effigi animate capaci di provare emozioni. Efesto, il dio del fuoco e della tecnologia, aveva invece dato alla luce un automa di bronzo invulnerabile per proteggere Europa, regina di Creta, dai rapimenti di altre divinità. Nel Medioevo, invece, gli alchimisti erano convinti che esistesse la possibilità di creare dal nulla piccoli umanoidi, gli homunculi.

Oggi la tecnologia, l’innovazione e l’intelligenza artificiale hanno consentito agli esseri umani di fare enormi passi da gigante sulla via del progresso. La trasformazione in demiurghi può quindi dirsi (quasi) completa. Ma come reagirà la società a questi enormi cambiamenti che, in silenzio, la stanno progressivamente plasmando dall’interno? Come reagiranno gli uomini di fronte a questa pervasiva meccanicizzazione della quotidianità e delle loro relazioni interpersonali? La sensazione è che l’immagine dei robot creati per “eseguire i lavori più duri”, così da alleggerire la vita delle persone, sia stata fin troppo idealizzata. E il rischio, evocato da molti filosofi, scrittori e analisti, è che il mondo possa cambiare non necessariamente in meglio.

Gli occhi di un automa

La pandemia di Covid-19 ha dato l’ennesimo colpo ai già fragili rapporti umani, messi a dura prova dalle altre trasformazioni avvenute nel XXI secolo. Il lockdown, il distanziamento sociale, l’impossibilità di frequentare i tradizionali luoghi di ritrovo, hanno congelato gli ultimi stralci di socialità. Come si comporterà, dunque, l’uomo del futuro? Nessuno è in grado di saperlo. Kazuo Ishiguro, scrittore britannico di origine giapponese, Nobel per la Letteratura nel 2017, ha ipotizzato un futuro del tutto particolare dando alle stampe il romanzo Klara e il Sole (Einaudi).

La storia è narrata, in prima persona, da un automa. Klara, questo il suo nome, è un robot dalle sembianze umane che riesce a interagire con gli esseri umani anche dal punto di vista emotivo. Le vicende sono ambientate in una Londra del futuro (un futuro non troppo distante), in cui gli adolescenti si ritrovano incapaci di socializzare. L’emergenza relazionale ha spinto la scienza a chiedersi come risolvere il problema. Semplice: creando e vendendo gli AA (Amico Artificiale), umanoidi da compagnia per non far mai sentire soli i rispettivi proprietari.

Klara è una di loro. E, attraverso la sua voce, Ishiguro indaga alla perfezione come e quanto gli uomini del XXI secolo siano soli. “Non nel senso quotidiano del termine, come quando si parla dei social media che rendono gli adolescenti più isolati, ma a un livello più profondo. È possibile che i modi in cui viviamo, in cui ci aggreghiamo, siano una strategia per evitare di conoscere quanto siamo in realtà soli? A volte capitano dei momenti di sofferenza in cui quell’illusione si rompe”, si è chiesto, nel corso di un dibattito con il settimanale La Lettura, l’autore del libro.

Il lato oscuro della tecnologia

Il romanzo di Ishiguro è semplice e lineare. Eppure tanto basta a mettere il lettore al cospetto di problemi che pochi sono in grado di immaginare e affrontare. Innanzitutto, se è vero che in un primo momento i robot rappresentano una manna dal cielo per aiutare gli uomini con diverse faccende domestiche, quali saranno le conseguenze nel lungo periodo? Possiamo aprire sul tavolo un ampio ventaglio di risposte.

Si va dalla possibile disoccupazione di massa degli esseri umani, alle fantascientifiche rivolte delle macchine contro i loro creatori, fino ad arrivare a un mondo letteralmente capovolto. Un mondo dove i robot si sforzeranno per diventare sempre più umani e umanizzanti, mentre l’uomo – via via meno necessario ai fini della logica post-industriale – diventerà sempre più simile a una macchina, tra potenziamenti e sviluppi genetici. Ma è davvero questo il mondo in cui sogniamo di vivere?

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