Wuhan si è trasformata nel più grande laboratorio a cielo aperto della Cina, e del mondo intero, dedicato ai taxi a guida autonoma. Nella megalopoli di 11 milioni di persone incastonata nella provincia dello Hubei, dove quotidianamente circolano quasi 4,5 milioni di auto, il Governo cinese sta infatti testando l’ultima frontiera della mobilità: le macchine che si spostano da sole.
La città è stata scelta per testare circa 500 veicoli autonomi, per lo più robotaxi appartenenti al servizio Luobo Kuaipao (Apollo Go in inglese) promosso dal colosso hi-tech Baidu. Che cosa significa, in concreto, tutto questo? Semplice: dal 2024 i taxi tradizionali di Wuhan condividono le loro corsie con eleganti robotaxi senza conducente.
In un’area che copre oltre 3.000 chilometri quadrati, questi mezzi provenienti dal futuro si spostano da un punto all’altro trasportando passeggeri entusiasti. Già, perché Baidu è impegnata a sovvenzionare gran parte del costo del servizio, ancora in fase embrionale, nel tentativo di far percorrere ai suoi mezzi quanti più chilometri possibili, in modo tale ottenere informazioni preziose per sviluppare ulteriormente il sistema della guida assistita (fino all’applicazione sulle auto private).
Come funzionano i robotaxi di Wuhan
Ordinare un robotaxi a Wuhan non è molto diverso rispetto al chiamare un tradizionale servizio di ride-hailing. I passeggeri devono semplicemente scaricare un’applicazione sui loro smartphone, inserire i punti di prelievo e di riconsegna, e pagare proprio come farebbero con qualsiasi altro servizio digitale. L’unica grande differenza è che, all’arrivo del veicolo, i cittadini si ritroveranno di fronte un mezzo senza conducente.
Per sbloccare l’auto, i passeggeri devono digitare le ultime quattro cifre del loro numero di telefono su un touchscreen posizionato sulla portiera del mezzo. Una volta nell’abitacolo, l’auto rimane ferma fino a quando tutte le persone a bordo non hanno allacciato le cinture e premuto il pulsante “start” su un display all’interno. I sedili posteriori e anteriori sono separati da una barriera di vetro mentre il citato display touchscreen offre ai passeggeri la possibilità di scegliere la musica preferita da ascoltare durante il viaggio.
L’ultima frontiera della mobilità
Wuhan, che resta il cuore della spinta made in China verso la mobilità autonoma, non è però l’unica città cinese in cui è disponibile questa nuova esperienza di guida. Anche le megalopoli come Chongqing, Pechino, Shanghai e Guangzhou hanno investito molto nella sperimentazione e nello sviluppo del servizio. Ci sono inoltre diverse aziende focalizzate sui robotaxi emerse a livello nazionale, come la citata Apollo Go o anche WeRide e Pony.ai.
“A Wuhan ci vorranno almeno tre anni, o potenzialmente fino a cinque anni, perché Tesla raggiunga l’attuale livello di funzionamento completamente senza conducente raggiunto da Baidu”, Wang Yunpeng, vicepresidente della divisione guida autonoma soddisfatto di quanto fin qui fatto dalla sua azienda.
Restano tuttavia diverse criticità che dovranno progressivamente essere superate. Le ha ben sintetizzate un report della Tsinghua University di Pechino, secondo cui i veicoli autonomi sono ancora carenti in scenari che comportano ostacoli improvvisi o condizioni meteorologiche avverse come pioggia, neve e nebbia.
I loro sensori, essenziali per rilevare oggetti e ambiente circostante, non sono inoltre sempre all’altezza della situazione. E ancora: i robotaxi viaggiano a velocità piuttosto basse, spesso meno di 50 chilometri orari, e hanno qualche difficoltà a districarsi nel traffico intenso. C’è poi una questione prettamente sociale: quale sarà l’impatto di questi taxi del futuro sui taxi tradizionali?