Cina e Usa, la guerra fredda sull’IA tra sicurezza nazionale e spinte del mercato

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Tra Cina e Stati Uniti la battaglia per l’intelligenza artificiale si combatte non solo sul fronte della competizione tecnologico-industriale e geopolitica, dei vincoli reciprocamente imposti all’accesso a apparati e potenzialità operative di frontiera garantite dalle moderne tecnologie ma anche attraverso una complessa costellazione di processi, scelte commerciali condizionate dal dualismo geopolitico, pressioni bilaterali.

Le geografie della nuova guerra fredda tecnologica

Diverse geografie segnano i confini tra le due potenze divise dal Pacifico, in un contesto in cui i perimetri formali del mercato sono ormai sostanzialmente condizionati a ogni livello da quelli della sicurezza nazionale. Peraltro, anche anche all’interno di quest’ultima sfera più ipertrofica nel sistema delle due maggiori potenze del pianeta si stanno a loro volta consolidando demarcazioni crescenti tra le decisioni strategiche, politiche e legislative da un lato e gli “usi e consuetudini” emersi sulla base dell’azione di singoli apparati, dal valore formalmente non vincolante ma politicamente rilevante. Ogni decisione di mercato è anche una decisione che impatta la sicurezza nazionale, specie in un contesto di rivalità ove Washington e Pechino hanno compreso si giocherà una quota determinante della primazia economica e tecnologica del mondo di domani. E non può essere rubricata a scelta demandabile unicamente alla lex mercatoria. Alcuni esempi parlano chiaro.

Da Apple a OpenAI, tecnologia, IA e sicurezza

Apple, che ha dovuto alzare i listini dei suoi prodotti a causa dell’IA e dell’aumento dei prezzi per le memorie, ha fatto lobbying preventivo su Casa Bianca e Tesoro Usa per capire se i chip di un suo fornitore cinese, Cxmt, oggi esclusi da sanzioni e vincoli, saranno ancora acquistabili in futuro. E recente è la notizia che OpenAI e Google hanno venduto servizi basati sugli ecosistemi IA di ChatGpt e Gemini a dei colossi cinesi: Alibaba, Baidu e Tencent, secondo quanto riporta il Financial Times. Le operazioni sarebbero avvenute a Singapore.

Violazioni a norme o divieti? Nessuna. Però il dato è interessante perché Alibaba, Baidu, Cxmt e Tencent sono accomunate dall’essere tra le aziende che collaborano con le forze armate cinesi nell’elenco stilato da Pentagono e Congresso per segnalare quali gruppi contribuiscono all’ampliamento del complesso militare-industriale della Repubblica Popolare. Lista quantomeno artata se pensiamo che le forze armate di una nazione potente come la Cina inevitabilmente hanno rapporti di qualsiasi genere col sistema economico. Del resto, l’Iran ha fatto un ragionamento simile durante laTerza guerra del Golfo, prendendo deliberatamente di mira le strutture delle Big Tech nel Golfo, come i data center, perché ritenute funzionali a portare avanti le campagne militari americane facendo girare i dati sui loro server.

Il mondo nuovo

La presenza di queste quattro aziende nel famigerato elenco della Sezione 1260H del Pentagono che marchia le compagnie “dual use” cinesi pone indubbiamente un tema politico, così come lo fa sul fronte opposto l’entrata in gamba tesa di Tencent per bloccare la scalata di un colosso americano come Meta al gruppo Manus, operazione da 2 miliardi di dollari che avrebbe portato in dote alla madrina di Facebook la start-up dell’IA dal cuore cinese divenuta grande a Singapore. Tencent mira a diventare il maggior azionista di Manus dopo che Meta è stata bloccata nella Repubblica Popolare dalla possibilità di completare l’affare. In parallelo, Anthropic ha iniziato a scrutinare l’utilizzo da parte di soggetti cinesi di elementi del modello Code e a seguire Alibaba ha vietato ai dipendenti dal 10 luglio di usare l’IA del gruppo di Dario Amodei.

Il disaccoppiamento Usa-Cina è contrastato e anche nel mercato si susseguono le pulsioni interne a favore del “ponte” transpacifico e quelle che alimentano un clima di competizione. La geografia dell’IA non è però solo quella dei data center, degli accordi commerciali e dei confronti sulla rete e le infrastrutture: è anche una geografia politico-giuridico-commerciale in cui regole, poteri frenanti di fatto e ambizioni si mescolano mettendo il giogo della sicurezza nazionale su chi è impegnato nella corsa alla prosperità tecnologica e innovativa. Il mondo nuovo è già qui. Non resta che conviverci.


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