La convergenza geopolitica e strategica tra Cina e Russia continua a prender quota e, passo dopo passo, ha raggiunto lo spazio. L’asse tra Mosca e Pechino non è ancora un’alleanza strutturata, ma la volontà degli Stati Uniti di proseguire la linea del doppio contenimento verso i principali rivali strategici sta contribuendo a plasmare una convergenza d’interessi che si riflette nello spazio extra-orbitale. La corsa allo spazio si fa sempre più muscolare e l’era della grande cooperazione internazionale per l’esplorazione, in cui la cosmesi degli obiettvi scientifici non era ancora stata coperta dalle divergenze nelle traiettorie geopolitiche delle potenze, pare giunta a una conclusione. La corsa allo spazio riflette ora le dinamiche politiche terrestri, e non ci sarebbe potuta essere alcuna alternativa a questo processo data l’importanza della partita per finalità economiche, militari, politiche.

L’impatto delle mosse Usa

L’accelerazione del programma Artemis per la corsa alla Luna, il coinvolgimento di Paesi alleati come l’Italia nelle dinamiche per il suo completamento e il deterioramento degli equilibri internazionali ha portato Russia e Cina a saldare programmi comuni per far fronte al protagonismo statunitense. Space News nelle scorse settimane riportava che proprio da comuni programmi sull’esplorazione lunare e dall’ambiziosa prospettiva di costruire un centro di ricerca congiunto per l’esplorazione del satellite della Terra sul suo polo meridionale poteva partire una nuova fase dell’alleanza spaziale russo-cinese. Una risposta corale ad Artemis che Sergey Krikalev, direttore esecutivo di Roscosmos per i progetti legati al volo umano, ha annunciato aver già avuto la base in un accordo politico bilaterale.

Nei mesi scorsi Dmitri Rogozin, capo dell’agenzia spaziale di Mosca, aveva avviato il decoupling con la cordata a guida statunitense annunciando lo scetticismo della Russia sul progetto Lunar Gateway, la stazione orbitante che Roscosmos prevedeva di costruire assieme alla Nasa, all’Esa e all’agenzia giapponese Jaxa a partire dal 2024. E in futuro a questo potrebbe seguire l’annunciata uscita della Russia dai programmi per la Stazione spaziale internazionale. Dopo oltre 20 anni di operazioni, missioni e spedizioni, la Iss potrebbe infatti a breve trovarsi sul punto di un cambio di rotta radicale dopo che gli Stati Uniti sono riusciti a riconquistare la possibilità di un accesso diretto allo spazio orbitale con i vettori privati di Space-Xriducendo la dipendenza dai lanciatori russi e dunque il peso di Mosca negli equilibri spaziali multilaterali.

Verso il bipolarismo spaziale

Dunque, con il terreno comune d’incontro della Stazione spaziale internazionale, ritenuta obsolescente sotto il punto di vista tecnologico e destinata al superamento, che non sarà più disponibile negli anni a venire e con l’avvio di cordate rivali che vedono gli Usa fare sponda con gli alleati tradizionali (Canada, Europa, Giappone) e Russia e Cina stringersi in un sodalizio sempre più forte lo spazio è destinato a esser dominato dalla competizione tra una forma asimmetrica di bipolarismo.

“Si sta prospettando”, ha scritto su Formiche l’analista geopolitico e ingegnere aerospaziale Marcello Spagnulo, “un nuovo quadro che costituirà l’essenza dell’esplorazione umana dello Spazio per i prossimi dieci/vent’anni e che sta assumendo esplicite forme di confronto tattico tra le tre superpotenze in cui la posta in gioco non è solo militare, ma anche economica”. A spronare questa evoluzione è stata la sfida lanciata dagli Stati Uniti negli anni dell’amministrazione Trump, con cui Joe Biden si pone in continuità: “il connubio produttivo tra Pentagono, Nasa e imprenditoria privata sta stravolgendo (sotto l’accattivante formula della “New Space Economy”) tutti i paradigmi sin qui costituiti”. La fine della fase di cooperazione e l’avvio di una strutturata rivalità a tutto campo è ritenuta estremamente probabile anche da Umberto Guidoni, astrofisico italiano che è stato il primo astronauta europeo a visitare la Stazione spaziale internazionale e secondo cui “ci troviamo in una nuova corsa allo spazio”.

A sessant’anni dal primo volo di Gagarin la Russia ha nella Cina, che a dicembre ha realizzato il suo primo grande primato spaziale riportando a terra assieme alla sonda Chang’e-5 campioni di suolo lunare, un partner fondamentale per controbilanciare la nuova fase inaugurata negli Usa. La cooperazione spaziale tra Mosca e Pechino è uno dei pochi campi del rapporto bilaterale in cui è la Russia ad avere le maggiori prospettive operative, ma anche per la Cina i dividendi tecnologici, militari e securitari della partnership con il gigante euroasiatico sono potenzialmente tali da giustificarne il consolidamento di fronte alla sfida lanciata da Washington. Nel mondo dell’instabilità permanente anche il fronte della competizione spaziale supera ogni retorica e ogni giustificazione scientifica o di prestigio: sono i rapporti di forza sulla Terra, in forma nuda e cruda, a riflettersi nello spazio eso-atmosferico. Nuova frontiera per la politica di potenza.

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