Chat Control, Durov a gamba tesa contro l’Unione Europea

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Pavel Durov boccia pesantemente il Chat Control dell’Unione Europea e accusa i Ventisette e la Commissione Ue di voler utilizzare un tema nobile, come la lotta agli abusi sui minori, per introdurre un meccanismo di sorveglianza di massa.

Il fondatore di Telegram, imprenditore russo con cittadinanza emiratina e di Saint Kitts and Nevis e oggi risiedente a Dubai, ha scritto sul suo profilo X che l’Unione Europea sfrutterebbe “le forti emozioni delle persone riguardo alla protezione dei minori per promuovere la sorveglianza di massa e la censura”. Per Durov è inoltre esecrabile il fatto che “le proposte di legge sulla sorveglianza hanno opportunamente esentato i funzionari dell’UE dal dover sottoporre i propri messaggi a scansione”.

Dopo che era tramontata la prima versione proposta dalla Danimarca, l’Ue sta lavorando a una nuova versione di Chat Control che dovrà essere portata in aula al Parlamento Europeo nelle prossime settimane. Il Consiglio Europeo, l’autorità suprema dell’Europa e che rappresenta la volontà degli Stati (detentori di ultima istanza della potestà legislativa) ha approvato una versione emendata rispetto alle prescrizioni iniziali che non fa più emergere il tema del controllo obbligatorio sulle chat per trovare materiali potenzialmente indiziabili di esporre contenuti legati ad abusi sui minori ma delega alle piattaforme titolari dei diritti sulle chat il controllo di ultima istanza.

Dovrebbe inoltre nascere una nuova agenzia, il Centro dell’UE sugli abusi sessuali sui minori, per vigilare su questo dossier. Nel quadro del confronto tra Consiglio e Parlamento, ora la palla passerà alla presidenza cipriota che subentrerà a gennaio a quella danese per capire in che misura il Chat Control sarà spinto. Per Durov si tratta di un attacco alla libertà d’espressione e il tema degli abusi può essere usato come leva per proporre censura e riduzione della libertà personale. Questa tematica è il grande rischio di una norma che minaccia di nascere senza essere al di sopra di ogni sospetto, e di delegare inoltre uno strumento di potenziale condizionamento della libertà personale dei cittadini europei alla “volontarietà” dei controlli dei colossi digitali statunitensi. Privando gli europei di un’ulteriore fetta di sovranità digitale.