TikTok alla fine sarà a stelle e strisce nel capitale ma ancora un po’ cinese nella sostanza: l’accordo tra Washington e Pechino per il futuro del noto social network, di proprietà dell’azienda cinese ByteDance, e per conformare TikTok alla normativa statunitense e al superamento dei rischi legati a possibili minacce alla sicurezza nazionale paventati in America, mostra tanto il fatto che con la Repubblica Popolare ogni approccio non dialogante è destinato a rimanere lettera morta quanto, in prospettiva, l’esistenza di spazi di dialogo tra le due potenze divise dal Pacifico.
TikTok, una partnership con Oracle al centro
L’accordo quadro negoziato nei giorni scorsi a Madrid dalla delegazione Usa guidata dal segretario al Tesoro Scott Bessent e da quella della Cina coordinata dal vicepremier He Lifeng e dal viceministro del commercio Li Chenggang spiega molto bene la bipartizione. Come ha ricostruito il Wall Street Journal, il consorzio di imprese americane che prenderà possesso dell’80% delle quote avrà al centro Oracle, premiata negli ultimi giorni dai grandi accordi per sviluppare la potenza di calcolo e il cloud per l’intelligenza artificiale con OpenAI tanto da rendere il fondatore e Ceo Larry Ellison l’uomo più ricco del mondo.
I “capitani coraggiosi” di Trump su TikTok
L’azienda di Austin si salderà nel consorzio con due fondi d’investimento molto attivi nel campo tech: Silver Lake e il gruppo Andreessen Horowitz, guidato dal venture capitalist Marc Anderseen, sostenitore del presidente e stretto alleato di Elon Musk. Sono confermate le indiscrezioni che ad aprile ricordava il Financial Times sull’emersione di una cordata di “capitani coraggiosi” pronti ad affiancare le loro quote a quelle degli investitori esistenti. Il Ft aveva ricordato proprio i nomi dei tre attori oggi coinvolti e confermati dal Wsj.
Ne avevamo parlato ricordando come a Trump facesse comodo una serie di alleati di questo tipo più che un grande investitore unico come Jeff Bezos di Amazon per blindare la strategia di “capitalismo nazionalista” ingegnerizzata dalla Casa Bianca e dal Tesoro a stelle e strisce. Del resto, investitori capaci di strizzare un occhio alla Casa Bianca sono stati ritenuti fondamentali perché, al contempo, Trump avrebbe fatto una concessione chiara, consentendo a Pechino di mantenere voce in capitolo sull’algoritmo della nuova TikTok.
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“I funzionari statunitensi hanno insistito sul fatto che qualsiasi accordo dovrà garantire che l’algoritmo di raccomandazione di TikTok sia completamente separato da ByteDance , avvertendo che una cooperazione continua potrebbe consentire a Pechino di mantenere l’influenza sui contenuti visualizzati dagli americani”, spiega il Financial Times aggiungendo che “la nuova entità statunitense di TikTok utilizzerà almeno una parte dell’algoritmo cinese, ma lo addestrerà negli Stati Uniti sui dati degli utenti americani”.
Usa e Cina si parlano
Formalmente, TikTok userà una tecnologia cinese sotto licenza ma archivierà i dati su un server americano (da cui il potenziale ruolo di Oracle). Trump può ottenere, anche di fronte al suo elettorato più giovane, il risultato della continuità operativa del social e della sua pervasiva diffusione tra la popolazione americana. I colossi partner della Casa Bianca mettono le mani su un asset indubbiamente pregiato.
La Cina mostra che nessun diktat unilaterale può esser sufficiente a far tramontare i suoi attori tecnologici chiave, neanche negli Usa. Aver difeso il principio di fondo e aver spinto Washington a negoziare è un indubbio risultato, che conferma le mosse già segnate nel quadro della guerra dei dazi. La morale è chiara: quando vogliono, Cina e Usa possono riconoscere le rispettive sfere d’influenza. Parliamo di un principio chiaro e netto: ogni accordo implica riconoscimento dell’altro da sé. Anche di patti di schietto interesse è lastricata la strada verso la Nuova Yalta.
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