Gli Stati Uniti e l’Unione europea hanno chiuso le porte in faccia alle case automobilistiche cinesi, scatenando contro di loro tariffe e dazi doganali? Nessun problema. I grandi colossi del Dragone hanno pensato bene di rivedere le strategie diversificando i loro mercati. E di puntare, in maniera seria e ragionata, su Medio Oriente, Africa, America Latina e Sud-Est asiatico.
In attesa di capire quale sarà la decisione finale di Bruxelles, e sapere chi sarà il nuovo presidente degli Usa, i principali costruttori di EV made in China guardano insomma sempre di più al cosiddetto Sud del mondo, termine geografico utilizzato per contrapporre aree e Paesi in via di sviluppo all’Occidente, appannaggio di Unione europea e Stati Uniti. Sia chiaro: da Byd a Geely, nessuno intende abbandonare il blocco occidentale tout court. Semplicemente, in vista di possibili tempeste in arrivo, e considerando le complicanze del presente, i player del Dragone hanno pensato bene di accelerare le pratiche per evitare di ritrovarsi con le spalle al muro.
La nuova strategia dei produttori cinesi
Un esempio di quanto appena detto coincide con l’annuncio di Byd di voler costruire uno stabilimento da 1 miliardo di dollari in Turchia. In questo modo, il gruppo cinese potrebbe espandere le operazioni in Medio Oriente, crescere nel non indifferente mercato turco e rafforzare la sua presenza in Europa. Già, perché Ankara, pur non facendo parte dell’Ue, ha un accordo doganale con il blocco che avvantaggerebbe Byd, aiutandola a bypassare i dazi doganali.
Nel Sud-Est asiatico le aziende cinesi hanno piantato numerose bandierine. Sempre Byd, di recente ha aperto la sua prima fabbrica nella regione: in Thailandia, considerata la “Detroit dell’Asia” per la sua forza di lavoro qualificata nel settore dell’automotive. In tutta la regione, le vendite di EV (veicoli elettrici) sono più che raddoppiate nel primo trimestre del 2024 rispetto ad un anno fa. E le aziende cinesi intendono cavalcare la tendenza.
Neta Auto e Xpeng Motors stanno invece virando verso l’Africa. Neta ha aperto un flagship store in Kenya, mentre Xpeng ha annunciato di aver avviato le vendite di due modelli di veicoli elettrici in Egitto. Nel continente africano i marchi europei e giapponesi hanno una solida presenza ma offrono per lo più modelli a benzina. Il segmento elettrico è pressoché scoperto, e i colossi cinesi – che possono immettere sul mercato auto low cost – sono già in prima fila.
La rivoluzione green passa dal Sud del mondo
Da un lato, le aziende cinesi di veicoli elettrici stanno guidando la transizione green, almeno nei trasporti, nel Sud del mondo; dall’altro, la tendenza rispecchia una delle ambizioni globali di Pechino, che consiste non a caso nel rendere il mondo un posto più sostenibile.
La stragrande maggioranza delle vendite globali di EV è appannaggio dei Paesi ricchi, anche se i dati delle nazioni a medio reddito come il Brasile stanno iniziando a decollare. Si da il caso che le case automobilistiche cinesi abbiano investito molto in mercati del genere, dove le aziende statunitensi, europee e giapponesi dominano ma con i tradizionali modelli con motore a combustione interna.
A proposito di Brasile, qui le vendite di EV sono aumentate del 145% nei primi tre mesi del 2024 e Byd – ancora lei – rappresenta oltre il 40% delle auto vendute. Il secondo posto, il 15% del totale, è andato ad un altro marchio cinese: Great Wall Motors. Non è finita qui, perché a marzo, la Dolphin Mini di Byd è diventata il veicolo elettrico più venduto nel Paese.
Morale della favola: con l’introduzione di veicoli elettrici a prezzi accessibili, Byd & co. hanno creato un nuovo segmento nel mercato. Al momento, infatti, i marchi occidentali – che hanno scelto volontariamente di trascurare i mercati emergenti per dirottare i loro costosissimi EV sui richiamati Paesi ricchi, dove per altro la diffidenza nei confronti dell’elettrico è elevata – non hanno un prodotto che possa competere sul prezzo.
È dunque probabile che la Cina dominerà il mercato degli EV nei Paesi a medio reddito per molti anni a venire. Attenzione però, perché la perdita di enormi mercati emergenti di veicoli elettrici a favore della Cina non riguarda soltanto l’economia ma anche la politica. La strategia delle case cinesi nei mercati emergenti coincide con la spinta diplomatica da parte di Pechino volta a conquistare il cuore dei Paesi del Sud del mondo.