È a suo modo una sconfitta “storica” per un gigante della Silicon Valley. Un tribunale distrettuale federale della California venerdì scorso ha rigettato la richiesta di archiviazione presentata da Google (Alphabet, Inc:) nell’ambito della causa presentata da Rumble, piattaforma di video online canadese, concorrente di YouTube. Secondo la società con sede a Toronto, molto apprezzata dai repubblicani per la tutela del “free speech”, Google abuserebbe della sua posizione per imporre una “stretta” sul suo motore di ricerca e “azzoppare” così tutti i concorrenti di YouTube, indirizzando tutti gli utenti sulla sua piattaforma: una condotta illegale, secondo la società canadese, in violazione dello Sherman Antitrust Act del 1890. Google, dunque, violerebbe le normi sulla concorrenza degli Stati Uniti, come hanno più volte denunciato rappresentanti politici liberal e conservatori.

Sconfitta in tribunale per Google

Come nota il giornalista Glenn Greenwald, è raro che le cause antitrust contro i quattro giganti aziendali della Big Tech (Google, Facebook, Apple e Amazon) non vengano rigettate dai tribunale. La decisione del tribunale distrettuale della California ora consente a Rumble di ottenere da Google un’ampia gamma di informazioni pratiche del colosso, compresi i documenti interni su come Google “manipolerebbe” gli algoritmi a favore di YouTube. Secondo il giornalista Premio Pulitzer, le aziende Big Tech “hanno acquisito un dominio di mercato così estremo in così tante aree chiave di Internet che abusano di tale potere per prevenire la concorrenza e schiacciare qualsiasi concorrente che rappresenti una sfida. Che questi quattro giganti della Big Tech siano monopoli classici in violazione della legge antitrust – prosegue – è stata la conclusione del rapporto completo della commissione giudiziaria della Camera per il diritto antitrust, commerciale e amministrativo, una conclusione che ora ha ampio sostegno da membri di spicco bipartisan”. Lo specialista antitrust Matt Stoller, direttore della ricerca dell’American Economic Liberties Project, ha dichiarato in merito alla sentenza: “Superare la fase dell’archiviazione è abbastanza significativo e, a seconda di ciò che emergerà, Google potrebbe trovarsi in guai seri”.

Sul fronte politico, democratici e repubblicani alla Camera e al Senato intendono votare, prima delle elezioni midterm di novembre, l’American Innovation and Choice Act, che stabilirebbe nuove regole base per i giganti della Silicon Valley. Questo disegno di legge arriva l’indagine della Camera durata 16 mesi con testimonianze pubbliche degli amministratori delegati di Apple, Amazon, Google e Meta. L’indagine della giuria, che ha pubblicato il suo rapporto finale la scorsa settimana, ha rilevato che le quattro società utilizzano le loro piattaforme per dominare vaste aree di Internet, dai social network alle app mobile all’e-commerce, spesso a spese di rivali minori. La legge, riporta Bloomberg, si applica solo se un’azienda ha una certa dimensione o portata globale: una capitalizzazione di mercato di almeno 550 miliardi di dollari negli ultimi 12 mesi o almeno 1 miliardo di utenti globali. Questa seconda condizione è stata aggiunta per garantire che il disegno di legge si applichi alle società private che non devono divulgare le proprie informazioni finanziarie, come il proprietario di TikTok ByteDance. Include anche Meta e Tencent, le cui capitalizzazioni di mercato sono diminuite negli ultimi mesi.



Che cos’è Rumble, la piattaforma dei conservatori

Rumble è una piattaforma in grande crescita, ed è per questo che Google teme la sua ascesa. Secondo l’amministratore delegato Chris Pavlovski, un imprenditore tecnologico canadese che ha svolto un breve tirocinio presso Microsoft e ha fondato un sito web prima di lanciare Rumble nel 2013, la piattaforma video è passata da 1 milione di utenti attivi la scorsa estate ai circa 30 milioni attuali. E il suo traffico è esploso: secondo i dati condivisi con il Washington Post dalla società di analisi Similarweb, le visite negli Stati Uniti al sito sono aumentate da circa 200.000 nell’ultima settimana di luglio 2020 a quasi 19 milioni la scorsa settimana, con un aumento del 9.000%.

Gli utenti di Rumble includono politici, commentatori e celebrità di destra. Uno dei commentatori conservatori più popolari su Rumble è Dan Bongino, che conta oltre 2 milioni di abbonati sulla piattaforma, più del doppio di quello che ha il suo canale su YouTube. Anche l’ex presidente Donald Trump è approdato su Rumble nel 2021 e ora gode di oltre 1,38 milioni di seguaci. L’ex presidente e il suo team utilizzano la piattaforma per qualsiasi cosa, dallo streaming live delle sue manifestazioni, alla pubblicazione di annunci video. Oltre a Trump e Bongino anche Rand Paul, il governatore della Florida, Ron DeSantis, e altri repubblicani usano Rumble come piattaforma video preferita al posto di YouTube.