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Se gli Stati Uniti non avessero messo dazi al 100% sulle importazioni di auto elettriche cinesi l’intera industria automobilistica statunitense avrebbe alzato bandiera bianca. Le tariffe, tuttavia, non sono e non saranno sufficienti, da sole, a fermare l’ascesa globale degli Ev Made in China. Anzi: soprattutto nei mercati di Paesi in via di sviluppo ed emergenti, i dazi potrebbero addirittura accelerare il loro successo. Basta dare un’occhiata ai listini dei prezzi. Nel primo semestre del 2023, per esempio, il prezzo medio di un’auto elettrica in Cina si aggirava intorno al corrispettivo di 34.000 dollari, mentre negli Stati Uniti sfondava il tetto dei 74.000 dollari: meno della metà.

Questa differenza di costo – al netto di dazi e spese logistiche – si presenta pressoché in tutti i mercati internazionali ed è il motivo principale che sta rendendo sempre più conveniente acquistare un Ev cinese rispetto ad uno occidentale.

Il prezzo fa la differenza

In Cina gli acquirenti di auto elettriche non hanno gli stessi problemi di prezzo che affliggono, invece, i loro omologhi statunitensi ed europei. Oltre la Muraglia, infatti, un modello base decente ha un costo di circa 10.000 dollari; uno lussuoso, magari con sette posti e poltrone reclinabili massaggianti, arriva ai 50.000 dollari.

Il punto è che tutti gli Ev in commercio all’ombra della Città Proibita sono dotati di avanzatissimi software di assistenza alla guida e altri comfort che i concorrenti occidentali non hanno, se non nelle versioni premium o avanzate. Tradotto: la Cina è riuscita a rivoluzionare il settore dell’automotive, a renderlo popolare, a democratizzarlo producendo auto elettriche eccellenti a costi irrisori. E costringendo anche i rivali a fare lo stesso, almeno sul mercato cinese.

Il Wall Street Journal ha fatto l’esempio della Toyota bZ3X. In Cina il nuovissimo Suv elettrico della giapponese Toyota, completo di tettuccio apribile e altri accessori, ha un costo di appena circa 15.000 dollari. Uno smacco per l’americano medio abituato ad acquistare Suv a benzina da 50.000 dollari come scelta standard per la famiglia.

La rivoluzione elettrica della Cina

Cosa è successo al mercato cinese delle auto? La maggior parte dei nuovi veicoli venduti in Cina è composta da modelli completamente elettrici o ibridi plug-in. Le case automobilistiche locali hanno quasi completamente smesso di introdurre nuovi modelli a benzina mentre negli Stati Uniti, al contrario, il motore a combustione interna tradizionale alimenta ancora circa otto nuovi veicoli su dieci.

L’unico marchio occidentale che ancora può competere con Byd e simili, in Cina, si chiama Tesla. La creatura di Elon Musk ha però un serio problema: la velocità di sviluppo. Tesla ha due modelli disponibili – Model 3 e Model Y – ma entrambi sono sul mercato da anni; Byd conta invece circa 25 modelli e continua ad introdurne di nuovi.

In un contesto del genere Toyota ha forse capito come fare a resistere: sfruttando la catena di approvvigionamento del Dragone e cooperando con partner cinesi. Il richiamato bZ3X è stato progettato in Cina dagli ingegneri dell’azienda che hanno collaborato con un partner locale in joint venture; il modello è prodotto a Guangzhou con batterie cinesi e software di assistenza alla guida di Momenta, leader cinese nel settore. Ecco perché il suo prezzo è basso (e invitante).

InsideOver sta seguendo da vicino l’ascesa delle auto elettriche cinesi e le grandi trasformazioni che stanno stravolgendo il settore globale dell’automotive. Per sostenere il nostro lavoro, abbonati!

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